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E’ il bimbo di ieri

“Il vigliacco di oggi

è il bimbo che schernivamo ieri.

L’aguzzino di oggi

è il bimbo che sfruttavamo ieri.

L’impostore di oggi

è il bimbo che non credevamo ieri.

Il contestatore di oggi

è il bimbo che opprimevamo ieri.

L’innamorato di oggi

è il bimbo che carezzavamo ieri.

Il non complessato di oggi

è il bimbo che incoraggiavamo ieri.

Il giusto di oggi

è il bimbo che non calunniavamo ieri.

L’espansivo di oggi

è il bimbo che non trascuravamo ieri.

Il saggio di oggi

è il bimbo che ammaestravamo ieri.

L’indulgente di di oggi

è il bimbo che perdonavamo ieri.

L’uomo che respira amore e bellezza

è il bimbo che viveva nella gioia anche ieri.”

(Autore ignoto)

P.S.  – Su precisazione del figlio, l’autrice della Poesia è  Anita Popolo Lentini.

Quel cantiere…

….di energie e di speranze

di Pier Luigi Ricci

“Il pediatra e psicanalista inglese Winnicott diceva: “Il mondo andrà avanti finché ci sarà un adolescente a metterlo in crisi.” Mi è sempre piaciuta questa frase perché in un attimo infatti sposta l’accento da quello che noi possiamo dare e insegnare ai nostri giovani dietro l’idea che essi siano il nostro futuro, a tutto ciò che noi possiamo prendere da loro e costruire insieme a loro, in quanto essi rappresentano il nostro presente.

Ogni giovane infatti racchiude e rappresenta un universo in movimento, un bagaglio di risorse, un cantiere di energie e di speranze. E questo è vero anche quando ci provoca, anche quando non si riesce immediatamente a capire o a condividere ciò che pensa e ciò che fa.

Winnicott prosegue: “Dove c’è un ragazzo che lancia la sua sfida per crescere, là deve esserci un adulto pronto a raccoglierla. Non sarà sempre una cosa piacevole. Ma a livello profondo, nella fantasia inconscia, si tratta di una questione di vita o di morte per l’adolescente…e poi forse anche per quell’adulto.” Il mondo degli adulti muore fintanto che si rigira su se stesso. E fino a che continua a pensare di aver solo cose da insegnare ai ragazzi. Pensare che i giovani siano il nostro presente significa potersi mettere nella condizione di raccogliere quelle sfide e di percepirsi in cammino insieme a loro e in questo tragitto rivedere le nostre visioni, rinfrescare i nostri sogni, imparare i nostri significati.

Ma perché tutto ciò non sembri e non rimanga teoria vorrei sottolineare due cose. La prima è l’importanza della relazione.

 C’è relazione solo quando due soggetti, uno difronte all’altro si percepiscono alla pari, con uguale dignità. E quando si può riconoscere che l’altro di fronte rappresenta un’opportunità, un dono. Anche se ti mette in crisi. Anzi proprio perché ti mette in crisi. In quel momento entra in relazione solo chi pensa di sfruttare l’occasione e di prendere qualcosa di utile per sé e non chi pensa di essere lì unicamente per convincere e per controllare il conflitto.

Se in una relazione, forse per chiudere alla svelta la tensione, ti capita di usare troppo spesso il ruolo, hai perso, sei fuori dalla relazione. Il ruolo chiude il rapporto e va usato solo quando tensione e ansia hanno raggiunto livelli troppo alti. Credo che su questo punto ancora abbiamo tanto da camminare.

La seconda idea che vorrei proporre è quella della “scatola vuota”.

L’ho imparata da un ragazzo dal mio vecchio parroco che ogni tanto, facendo finta di non avere idee pronte e brillanti ci diceva: “Ragazzi queste mie stanze sono per voi, sono vostre. Io ci metto queste, un po’ di soldi se vi servono. E chiamatemi se avete bisogno….” Così, dopo i primi tentennamenti partimmo noi. “Sennò lui, si diceva, è uno che non fa niente.” E noi invece inventammo un sacco di cose. E siccome, erano nostre quelle idee, non si poteva neanche contrastarle.

La regola della “scatola vuota” è bellissima. L’ho sempre usata, imparando a metter su quella faccia da tonto, che poi non è cosa così difficile e poi aspettando. E i miei centri hanno sempre funzionato. Poi col tempo si cresce e ho capito anche che non era tanto una cosa tecnica, ma che poteva diventare uno stile di rapporto e uno stile educativo. E dico spesso agli educatori, ai genitori e a me stesso che non si tratta di “fare i tonti”, ma di essere semplicemente se stessi. Tanto ci sono giornate che lo siamo. Ed invece di fingere è molto meglio dire: “non so…tu che ne pensi?”

La presenza dei nostri giovani con noi non ci chiede scaltrezza e bravura, ma di essere veri. E se accettiamo questa sfida, davvero potremmo crescere insieme.”

La bambina pugile

Cari amiche e amici… BENTROVATI!

Ritorno emozionata a “ci vuole un fiore” 

per presentarvi

una delicata raccolta di Poesie,

che ho avuto la fortuna di ascoltare in una limpida

mattina di luglio…aspettando l’alba.

aspettando l'alba

La bambina pugile

Presentazione del Libro della Maestra CHANDRA LIVIA CANDIANI

“Alle amiche e agli amici, al mio Maestro che ha 2557 anni, a chi amo, a chi mi ama, ai monaci della foresta, agli indifferenti e agli spaventati dell’amore e dell’amicizia, ai vivi, ai morti, ai mai nati, ai sopravvissuti, a tutti gli oggetti del lavoro umano, tavoli, sedie e letti, e pane e vino, e orti, e a tutti i cari, furiosi o delicati, animali, quelli che hanno vissuto con me e quelli appena intravisti, quelli che mi hanno azzannato e graffiato e quelli che mi hanno accarezzato e fatto “muso-muso”, quelli che ho mangiato, quelli che lavorano, agli alberi vecchi e giovani, solitari e socievoli, al fondo del mare, alle onde una ad una, ai granelli di sabbia, alle nuvole, alle montagne, ai sassi, alle conchiglie, ai fiumi, alla terra terra, ai temporali, alla grandine, alle pozzanghere, all’erba, al ghiaccio, ai tuoni, ai fiori, alle mani e a tutto il corpo, al vento, ai vulcani, ai laghi, alla nebbia, agli abbracci e alle parole, ai deserti, alle steppe, ai frutti e alle verdure, alle foreste, ai fulmini, a tutte le facce del sole, agli astri, al cielo che arriva fino a terra, alla pioggia, alla prediletta neve, alla luna di cui porto il nome, alla notte, alla luce, all’universo che non finisce, alla voce del silenzio, al senza nome, alla divina compagnia, grazie e grazie.”

“….l’universo non ha centro…

ma ali e braccia che si allargano,

nello spazio…

“di amicizia…e di parole”

tra me e te!”

Nives

 

I tre Regni della Natura

  regno vegetaleregno animale

regno minerale

“La maestra aveva spiegato alle sue scolarette quali sono i tre regni della natura, e cioè:

il regno animale, il regno vegetale e il regno minerale.

Quando le parve che tutte avessero ben compreso, tolse una rosa

dal portafiori che aveva sulla cattedra,

e la mostrò ad una bambina.

rosa rosa

Questa – chiese – a quale regno appartiene?

Al regno vegetale – rispose prontamente la bambina.

Bene! E questa? – Chiese ancora, mostrando la crocetta d’oro,

che aveva appesa al collo.

ciondolo

– Al regno minerale.

– Ed io, – chiese infine con un sorisetto – a quale regno appartengo?

La bambina arrossì e attese un poco prima di rispondere.

Le pareva poco riguardoso dire che la sua maestra apparteneva al regno animale.

Alla fine, con una vocetta che appena si udiva, disse:

– Al regno della bontà.

la bontà

La maestra rimase commossa da quella risposta ed accarezzò il capo della bambina.

– Ti ringrazio del complimento: – disse – ma anch’io appartengo al regno animale.

Quanto al regno della bontà, ci sto volentieri, ma ti voglio accanto a me.

E con te voglio tutte le tue compagne.”

(A. DE RITIS)

alunne con la maestra

L’Anno Nuovo

Notte di San Silvestro

Appena fu sera, e in città si accesero i primi lumi, la mamma disse a Felicino: – Va a letto, figliuolo. A mezzanotte mamma ti sveglierà. Starai a tavola con noi. Verranno i nonni, verranno gli zii. A mezzanotte in punto s’incontreranno il vecchio e il bambino, e si diranno addio.

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Il vecchio è l’anno che se ne va, carico di tristezza e acciacchi; il bambino è l’anno che sorge, tutto sorrisi e speranze. Noi saluteremo il bimbo con battimani ed evviva, perché ci porti il bene, perché ci faccia contenti…Su, su, piccolino, va a letto…

anno nuovo

– No, mamma, io aspetterò.

– Aspetterai fino a mezzanotte?

– Fino a mezzanotte, sì. Vedrai che non mi addormenterò.

anno nuovo

Ma alle venti il sonno lo prese di colpo, e la mamma dovette metterlo a letto, sotto le coperte, perché non avesse freddo.

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Più tardi cominciarono a giungere i  parenti: i nonni, gli zii, due vecchie cugine della mamma, un amico del babbo, un amico povero che non aveva famiglia e soleva andare in quella casa due o tre volte l’anno a solennizzarvi le feste.

festa in famiglia

Tutti domandarono, appena entrati:

– E Felicino?

– Felicino è a letto – rispondeva la mamma. – Si è addormentato all’improvviso, mentre giocava. Ma a mezzanotte lo sveglieremo.

festa

Poi si parlava d’altro. E allora chi disse che per le strade c’era una gran animazione; chi assicurò che dai pasticceri non si trovava più una pasta a pagarla a peso d’oro; chi si augurò che l’anno nuovo portasse lavoro e consolazione, dopo tante angustie e sofferenze.

bambini-cantano-buon-anno

In breve, la stanza ove tutti erano riuniti si riscaldò, si animò, diventò scintillante di luce, scoppiettante di brio, festosa.

auguri di tanta speranza

Il padre e la madre di Felicino si dettero a preparare la tavola per la cena. Ecco tutta distesa una bella tovaglia candida, i tovaglioli piegati in quattro, i tondini coi bicchieri trasparenti. Poi collocarono davanti al nonno, perché a tempo opportuno la tagliasse e dividesse, una grande cassata color pisello, con tanti frutti canditi al centro e un ricamo di listarelle di cedro e confettini torno torno.

buon anno 4

– E  le bottiglie? – domandò il nonno. – Pronte, pronte…E ne portarono due, quattro, sei, sulla tavola apparecchiata. Erano delle bottiglie nere, col collo dorato, col sughero coperto da un cappuccio rosso.

Che ora è? – domandò la nonna con impazienza. – Mezzanotte meno un quarto…- No, meno dodici…

orologio di capodanno

– O perché non svegliare Felicino? – Vuoi sapere la verità mamma? E’ meglio che dorma – disse la padrona di casa, come presa da una improvvisa determinazione. – Così non piglierà freddo e non mangerà dolci. I dolci sono un veleno, per quel bambino. La nonna non pronunziò parola, ma si vedeva dal viso che la decisione della figlia l’aveva un po’contrariata.

buon anno

Giù nella strada, intanto, c’era movimento. Un vocìo , un parlottìo, un chiamarsi, un rispondere. Si aprivano le porte, le finestre, i balconi.

auguri

O per questo insolito rumore, o perché il sonno era già svanito, Felicino si svegliò. Vide attraverso i vetri, dal letto, i primi fuochi di gioia; una luce vivida, abbagliante: gialla, verde, rossa.

luci di capodanno

Allora comprese, saltò giù dal letto, si avvolse ben bene nella sua copertina, i piedini nudi, i capelli arruffati, e irruppe nella stanza da pranzo.

inverno

Lo accolsero i primi scoppi dello spumante, secchi come colpi di fucile. – Felicino! Felicino!  gridarono tutti, a quell’apparizione. – Non sono Felicino. Sono l’anno nuovo, io! – Evviva l’anno nuovo! Evviva!

auguri

E accorsero tutti incontro al bambino, lo circondarono, lo sollevarono da terra, lo avvolsero meglio nella copertina, se lo passarono di braccia in braccia, baciandolo e solleticandolo.

auguri di buon anno

Più felice fu la nonna, che lo ebbe in ultimo, e se lo tenne in grembo bene accoccolato, mentre tutti brindavano coi bicchieri in alto, e dalla strada venivano gli scoppi e i riverberi dei fuochi d’artificio, il chiasso della gente in allegria…”

(Michele Mastropaolo)

cartolina buon anno francese 010

AUGURI DI BUON ANNO 2015!

Ninna nanna africana

(In lingua DIDA della Costa d’Avorio)

ninna nanna africana

“IN KA BEKLAMO YI SISSO MA NAYU TUO

mamma africana

IN KA NABUDU DACO MU YI SISSO MA NAYU TUO

bimbo africano

INYO NA NA KELE KUPA HO YI SISSO MA NAYU TUO

bimbo africano 1

INYO NA NA DELI ZOA HO YI SISSO MA NAYU TUO

MAMMA AFRICANA

DIDA WELI MONTUBAMO AHE”

neonato africano

NINNA NANNA

(traduzione dalla lingua DIDA)

“Se vai al campo torna presto perché il tuo bimbo piange

Se vai a lavarti torna presto perché il tuo bimbo piange

Lo metto sul dorso ma non smette,

torna presto perché il tuo bimbo piange.

Lo metto sul mio cuore, torna presto perché il tuo bimbo piange…

gli parlo ma non capisce…”

Corno d'Africa

ALBARO DE NADAL

pino per l'albero di Natale

El 

gera lù

el me sogno

de Nadal: un pin.

Non importa se picinin

o grando.

La mama lo meteva

Su un canton de la cusina

el più distante che se podeva dal fogher,

par farlo durar de più.

El spandeva un odor tanto dolse de bosco,

ed faseva s-giosar qualche lagrema de resina biancaissa

che me faseva credar che el fusse drio patir e piansar

par aver lassà la so foresta.

Alora caressavo la so scorsa ruspia, le so ramette,

E no ghe badavo se me sponciavo le manine co i so aghi.

Che emossion, che trepidassion

co picavo balete de vero, lustrini, candelete rosse e de oro

che dormiva par tuto l’ano incartae dentro ‘na scatola de carton,

dove le sognava de essar tirae fora e de poder slussegar.

Su la sima inpiravo un angeo co la stela cometa in testa,

E metevo qua e là fiocheti de candido bombaso, par far la neve.

Albaro de Nadal,

contame anca sto ano

‘na storia

de speransa

distante nel tenpo,

e fame trovar soto le to rame

un sogno che me dura un ano intero.

abete

(Poesia di Annalisa Pasqualetto)

pino nel bosco

….”Questa sera!” esclamarono tutti “questa sera deve splendere!” ‘Fosse già sera’ pensò l’albero ‘se almeno le 

candele fossero accese presto! Che cosa accadrà? Chissà se verranno gli alberi del bosco a vedermi? E chissà se i

passerotti voleranno fino la finestra?

(Hans Christian Andersen)

albero di Natale

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