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Ecco il nemico!

“Una vita sconosciuta si mostrava improvvisamente ai nostri occhi. Quelle trincee, che pure noi avevamo attaccato tante volte inutilmente, così viva ne era stata la resistenza, avevano poi finito con l’apparirci inanimate, come lugubri, inabitate da viventi, rifugio di fantasmi misteriosi e terribili. Ora si mostravano a noi nella loro vera vita. Il nemico, il nemico, gli austriaci, gli austriaci!

…Ecco il nemico ed ecco gli austriaci. Uomini e soldati come noi, fatti come noi, in uniforme come noi, che ora si muovevano, parlavano e prendevano il caffè proprio come stanno facendo dietro di noi, in quell’ora stessa, i nostri stessi compagni. Strana cosa. Un’idea simile non mi era mai venuta in mente. Ora prendevano il caffè. Curioso! E perchè non avrebbero dovuto prendere il caffè? Perchè mai mi appariva straordinario che prendessero il caffè’ e verso le 10 e le 11, avrebbero anche consumato il rancio, esattamente come noi.

Forse che il nemico può vivere senza mangiare? Certamente no. E allora, quale ragione del mio stupore? Ci erano tanto vicini e noi li potevamo contare, uno per uno. Nella trincea, tra due traversoni, v’era un piccolo spazio tondo, dove qualcuno, di tanto in tanto, si fermava. Si capiva che parlavano, ma la voce non arrivava fino a noi. Quello spazio doveva trovarsi di fronte a un ricovero più grande degli altri, perchè v’era attorno maggior movimento. Il movimento cessò all’arrivo di un ufficiale.

Dal modo con cui era vestito, si capiva che era un ufficiale. Aveva scarpe e gambali di cuoio giallo e l’uniforme appariva nuovissima. Probabilmente era un ufficiale arrivato in quei giorni, forse appena uscito dalla scuola militare. Era giovanissimo e il biondo dei capelli lo faceva apparire ancora più giovane. Sembrava non avesse neppure 18 anni.

Al suo arrivo i soldati si scartarono e, nello spazio tondo, non rimase che lui. La distribuzione del caffè doveva ricominciare in quel momento. Io non vedevo che l’ufficiale. Io facevo la guerra fin dall’inizio. Far la guerra, per anni, significa acquistare abitudini e mentalità di guerra. Questa caccia grossa fra uomini non era molto dissimile dall’altra caccia grossa. Non vedevo uomini, vedevo solo il nemico.

Dopo tante attese, tante pattuglie, tanto sonno perduto, egli passava al varco. La caccia era ben riscita. macchinalmente, senza un pensiero, senza una volontà precisa, ma così, solo per istinto, afferai il fucile del caporale…L’ufficiale austriaco accese una sigaretta. Quella sigaretta creò un rapporto improvviso tra lui e me.

Appena ne vidi il fumo anch’io sentii il bisogno di fumare. Questo mio desiderio mi fece pensare che anch’io avevo delle sigarette. Fu un attimo. Il mio atto del puntare, che era automatico, divenne ragionato. Dovetti pensare che puntavo, e che puntavo contro qualcuno. L’indice che toccava il grilletto allentò la pressione. Pensavo, ero obbligato a pensare…avrei potuto sparare mille colpi a quella distanza senza sbagliarne uno. Bastava che premessi il grilletto: egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza che la vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo! Un uomo! Ne distinguevo gli occhi e i tratti del viso. La luce dell’alba si faceva più chiara ed il sole si annunciava dietro la cima dei monti. Tirare così, a pochi passi, su un uomo…come un cinghiale!

Cominciai a pensare che forse non avrei tirato. Pensavo che condurre all’assalto cento uomini o mille contro altri cento o mille è una cosa. Prendere un uomo staccarlo dal resto degli uomini e poi dire: “Ecco, sta fermo, io ti sparo, io ti uccido” è un’altra cosa. E’ assolutamente un’altra cosa.

Uccidere un uomo così è assassinare un uomo. Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico. Certo è che avevo abbassato il fucile e non sparavo. In me s’erano formate due coscienze, due individualità, una ostile all’altra. Dicevo a me stesso: “Eh! Non sarai tu che ucciderai un uomo così!”

Io stesso che ho vissuto quegli istanti non sarei ora in grado di rifare l’esame di quel processo psicologico. V’è un salto che io, oggi non vedo più chiaramente. E mi chiedo ancora come, arrivato a quella conclusione, io pensai di fare eseguire a un altro quello che io stesso non mi sentivo di compiere. Avevo il fucile poggiato per terra infilato nel cespuglio.

Il caporale si stringeva al mio fianco. Gli porsi il calcio del fucile e gli dissi, a fior di labbra: “Sai…così…un uomo solo…io non sparo. Tu vuoi?”. Il caporale prese il calcio del fucile e mi rispose: “Neppure io “.

Rietrammo carponi in trincea, il caffè era già distribuito e lo prendemmo anche noi. La sera, dopo l’imbrunire, il battaglione di rincalzo ci dette il cambio.”

Emilio Lussu (Da “Un anno sull’altopiano” ed. Einaudi, Milano, 1966, pp. 350-351)

Un’umile meraviglia

Il maestro Vannucci spiega:

“Siamo stati seminati nella vita e ognuno di noi ha ricevuto un seme particolare che non è sostituibile da nessun altro: se noi tradiamo la nostra singolarità introduciamo nell’universo una disarmonia. Non dobbiamo imporre la nostra singolarità agli altri, ma essa deve muoversi armoniosamente con le altre singolarità. L’accettare le proprie vibrazioni, la propria intelligenza, le proprie capacità creative, è un atto di profonda umiltà, perché così diventiamo fecondi.
C’è una parte della nostra vita cristiana che consiste nel piangere i propri difetti, i propri peccati, nel battersi il petto: Signore, non son degno; Signore, non sono niente. Ma è possibile? Dio ci ha creati per la gioia e per la vita, non per piangere! Hai peccato? Va bene, il peccato è la rivelazione di quello che tu sei. Vai avanti! Cristo ti dice: «Io ho preso su di me il tuo peccato». Cristo ci vuole generosi, ci vuole coraggiosi. Il fermarsi a piangere continuamente sui nostri difetti non è sano. Noi dobbiamo ritrovare la gioia e lo slancio di vivere, la fiducia nella vita. La vita è dura, ma è forte, è solare! Non introduciamo mai delle cose che ci possano portare a un appassimento di vita, anche nella nostra chiesa.
L’umiltà è accettare la vita con gioia, con entusiasmo, desiderosi di dare la vita a tutto quello che abbiamo ricevuto e che deve maturare sul nostro terreno che, essendo “umile”, è fertile, e quanto più è umile tanto più è fertile.”
E allora lasciamoci irrigare dalla pioggia che scende dal cielo e facciamo della nostra vita un’umile meraviglia!

Una nazione

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AUGURI AMERICA!

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“Una nazione non è grande perché è forte;

una nazione non è grande perché è ricca;

una nazione non è grande che quando è capace di molto amore.”

  • – Raul Follereau –

(Conferenza tenuta nel grande Anfiteatro della Sorbona – 15.10.1967)

La Nostra Storia

“….la Nostra Generazione Determinerà il Futuro di Questo Pianeta….”

-Riusciremo ad esserne consapevoli…in tempo?-

Nives

Fedro

poeta romano

“- Accomoda bene le pieghe del mio peplo! – disse Giulia allo schiavo che doveva condurla lungo il Tevere. E lo schiavo si chinò a disporre la veste della nipotina dell’imperatore Augusto; ma la sua mano, fine come quella di un signore, aveva tremito.

– Tu sei lento! – gridò la piccina. – Tu non fai nulla bene!

 

 

     moda_etrusca

 

Lo schiavo sollevò gli occhi in faccia alla fanciulla.

– Non fissarmi così, Fedro. 

Poi si accorse che uno dei suoi calzari era slacciato, e disse:

– Chiama un’ancella: tu sei maldestro.

Pochi istanti dopo una schiava si chinava a mettere in ordine i piedini della principessa.

– Tu sei abile! – sussurrò Giulia. – Ma Fedro è davvero uno schiavo incapace: dirò a mio nonno di confinarlo in campagna, dove i sorveglianti danno poco cibo e molte frustate.

L’ancella, sempre in ginocchio, davanti alla fanciulla, sollevò i grandi occhi:

– Mia piccola principessa, mi permetti di rivelarti una cosa?

– Dimmi.

– Fedro è il migliore di tutti noi; ha letto molto, ha una profonda cultura, e a tarda sera, quando noi schiavi ci riuniamo per la cena, egli ci legge i suoi versi.

favola di Fedro       favola di Fedro

 

..

 

favola di Fedro

Giulia batté le ciglia:

– Non è possibile!

– Eppure, la sua è una poesia che narra tante piccole favole, e ogni favola ha il suo insegnamento.

In quel momento un’ombra che si era appostata dietro gli alberi, ascoltando, si avanzò, sino al fianco di Giulia: la schiava vide per  prima, e si chinò sino al suolo, salutando il suo imperatore.

– Chi è lo schiavo che scrive versi?

– Fedro.

– Ebbene, venga subito nelle mie stanze.

Poco dopo il giovane poeta sgranava  i grandi occhi pensosi in volto al sire, che gli chiedeva di leggere le favole in poesia.

Fedro lesse con voce tremula, e poi colorita. Quando tacque, l’imperatore ordinò:

– Avvicinati; da questo momento non sei più schiavo, ma mio liberto: la tua poesia ti rende degno di sedere alla mia mensa.

Quando Giulia vide Fedro in famigliarità con il nonno, e onorato al pari di altri poeti che frequentavano la reggia, sgranò gli occhi, poi curvò il capo pensosa:

Poeta romano

– Lo pregherò di leggermi le sue favole: spero che mi vorrà perdonare.

E Fedro fu lieto di perdonare.”

(Olga Visentini)

Noi crediamo

 

gentilezza

“Noi crediamo che in un mondo che tende alla disumanizzazione, abbiamo più che mai

bisogno di gentilezza. Verso noi stessi, gli altri, il pianeta.

ricerca della gentilezza

Noi crediamo che essere gentili voglia dire essere rispettosi nei confronti

di tutto quello che ci circonda: persone, animali, ambiente.

rispetto per l'ambiente

Noi siamo convinti che l’era dell’aggressività e del

“ciascuno per sé” sia tramontata.

Gentilezza

Noi crediamo che sia arrivato il momento di affrontare la vita con più dolcezza,

più comprensione, più attenzione.

cura e attenzione

Noi crediamo che essere gentili significhi essere parte attiva di un processo

di miglioramento dell’esistenza di tutti.

la-ricerca-della-gentilezza

Noi crediamo che la gentilezza sia una forza interiore e una forma alta d’intelligenza.

GENTILEZZA-RID-420x250

Noi crediamo che la gentilezza sia una capacità che si possa apprendere.

gentilezza

Noi crediamo che la gentilezza sia contagiosa e, di conseguenza, trasmissibile.

gentilezza

Noi siamo convinti che la gentilezza debba concretizzarsi in piccole azioni.

gentilezza

Noi crediamo che tanti piccoli atti di gentilezza cambieranno il mondo.”

(Anonimo)

fratellanza

Mussorgky (Baba yaga)

 

 

Ogni emozione del cuore…vibra al ritmo di un’orchestra

(Grande MUSSORGKY!)

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