Posts Tagged ‘ITALIA’

MATTARELLA Presidente!

Caro Presidente MATTARELLA,

disse un giorno GANDHI:

– diventiamo ciò che ammiriamo –

Di tutto cuore Le Auguro semplicemente

– la bellezza e il valore della nostra COSTITUZIONE 

Gandhi

Auguri al nuovo Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella

Sergio Mattarella

Caro Presidente, Le auguro dal profondo del cuore, di essere… ERETICO!

“Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.

Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso

è colui che più della verità

ama la ricerca della verità.

E allora io Le auguro di cuore questo coraggio dell’eresia.

Le auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole,

l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi.

Le auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità,

della responsabilità e dell’impegno.

Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.

Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.

Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano,

chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.

Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze,

chi non si rassegna alle ingiustizie.

Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.

Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.

Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.

eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.”

(da    “Vi auguro di essere eretici”    di Luigi Ciotti)

Tricolore

Ancora AUGURI caro PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA!

Presidente della Repubblica?

LUIGI CIOTTI

 

“A partire dal momento in cui ci immergiamo nella dimensione della passione,

possiamo spostare le montagne.

E qualcosa dentro di noi lo sa.”

(Chistiane Singer)

Quirinale_Roma

P.S.  – Lo so di essere egoista e crudele nel desiderare DON LUIGI CIOTTI  al Quirinale! Lo so che dentro quel Palazzo soffocherebbeLo so che pochi lo eleggerebbero ma….oggi, secondo me, c’è povertà e miseria anche al COLLE! …E Don CIOTTI, se non sbaglio, è la Persona che più assomiglia a PAPA FRANCESCO!

Francesco e Ciotti

 P.P.S. – Però… voglio così bene a DON LUIGI CIOTTI, che preferisco rimanga là, dov’è amato e più felice! Là, tra i Suoi…dove la Sua passione e i Suoi Sogni brillano, sono condivisi e…diventano Realtà per il Futuro!

Riparte il Futuro 

A proposito dei Lager…

…nella  S T O R I A  D’ E U R O P A!

lager in Europa

– MILITARI ITALIANI NEI LAGER –

1943 – 1945

(SEICENTOMILA NO…a Mussolini e Hitler)

abbigliamento IMI

Dopo l’oblio, è stato riconosciuto a mio papà:

Anno 1964 – Accolta e Archiviata 

La domanda di Indennizzo a favore degli ex Internati Militari in Germania (obbligati ai lavori forzati).

                       Anno 1966 – n° 2 CROCI AL MERITO DI GUERRA

Meritodiguerra

Anno 1984 – DIPLOMA DI ONORE AL COMBATTENTE PER LA LIBERTA’ 1943 – 1945 

(firmato dal Presidente della Repubblica SANDRO PERTINI)

diploma di onore Sandro Pertini

Edoardo Pittalis, nel suo Libro: “IL SANGUE DI TUTTI” scrive:

Tre erano le scelte:

 – imboscarsi

– restare con Mussolini

– scegliere la Resistenza

onestà 1

Piccole mani

Chiesa di Torcegno-Tn

L’episodio è ancora vivo dopo tanti anni. Ha superato la guerra. Il paese dove è avvenuto è stato letteralmente distrutto e i suoi poveri abitanti sono andati profughi per la Penisola. Non erano rimasti in piedi che la chiesa ferita e il campanile  a custodir, malinconico e muto, la sua vecchia malata.

Prima guerra mondiale

Eppure, rifatto il paese, tornati quelli che potevan tornare, il ricordo si ricompose e brillò semplice e grande. Rientrò nelle case risorte, l’appresero i fanciulli che allora erano bimbi, gli uomini che erano alla guerra. Battezzò la rinascita del piccolo paese, confortò l’asprezza della ricostruzione, benedisse i nuovi vivi. Divenne l’aureola della seconda vita, il dono che Dio aveva aggiunto a quello della pace e della redenzione. Quell’episodio ha poi occupato le cronache perché il protagonista di esso, fatto uomo, è tornato al paese a sciogliervi un voto.

Torcegno-Valsugana

Siamo a Torcegno, piccolo villaggio sopra Borgo Valsugana, nel Novembre del 1915. Serrato fra due linee nemiche, soggetto al fuoco delle opposte artiglierie dei  forti austriaci e italiani, praticamente isolato da tutto il resto del mondo, soldati in terre lontane tutti i suoi uomini, come e dove soleva mandarli l’Austria, razziato il suo bestiame, requisito tutto il requisibile, sospeso ogni pagamento di salari, di pensioni, di sussidi militari, incendiate le cascine, vuote le botteghe di viveri e medicinali, Torcegno può dire di aver vissuto il martirio più angosciato e più ignorato. Mai agonia di villaggio fu più angosciosa e crudele. L’Austria, dopo aver portato via tutto ciò che poteva servirle, abbandonava i vecchi, le donne e i bambini alla loro sorte.

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Gli Italiani non erano ancora arrivati a Torcegno. Il 9 novembre l’Austria internava anche il parroco, don Vito Casani  sospetto di italianità. Rimaneva don Guido Fanzelli,  cappellano, ma le notizie che arrivavano delle pattuglie di gendarmeria dicevano che presto sarebbe stato arrestato anche lui. Un mattino infatti, il 13 novembre, vengono a prenderlo, e se lo portano via. Il paese resta senza cura d’anime. Due giorni prima l’arresto, don Fanzelli, che presentiva la propria sorte, pensò chi avrebbe potuto somministrare l’Eucaristia ai devoti che, massime in quei giorni, vi s’accostavano quotidianamente, unico conforto ai loro strazi, senza contare i malati e i feriti che ogni giorno aumentavano.

V’era fra i bimbi di Torcegno  un frugolino di sette anni, vivace, ma non birichino, intelligente, ma semplice, buono, che frequentava con particolare compiacenza le funzioni religiose. Don Fanzelli lo prese e gli disse:

-Se qualcuno dovesse chiedere la Comunione, tu aprirai con queste chiavi il Tabernacolo e somministrerai la Sacra Particola, dicendo queste parole. Le tue mani sono pure, sono le uniche degne di toccare il Signore.- E gli consegnò una breve preghiera trascritta. Il fanciullo si chiamava Almiro Faccenda, ed era figlio di due umili boscaioli. Il padre era soldato in Germania. La madre,una sorellina e un fratello più grande di lui, soffrivano a casa.  Almiro accettò senza tremare il gran compito. Non ne fu scosso.

L’indomani le cose precipitarono: avanzavano gli italiani, avanzavano gli Austriaci. Il povero paese era sotto fuoco.  Il Pasubio, la Panarotta, erano due vulcani. Vi fu chi pensò alla occupazione ormai imminente. Con la fantasia accesa dal terrore qualcuno andò oltre: pensò alla chiesa profanata, alla piccola e quieta casa del Signore invasa da soldati che avrebbero devastato l’altare, disperse le Sacre Ostie.

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La popolazione supersiste si riunì in chiesa di notte e domandò la Comunione generale. All’alba il piccolo Almiro, vestendo un bianco camice, aprì il Tabernacolo e comunicò tutti, mentre intorno e sopra la casa di Dio piombava l’ira degli uomini. La funzione durò poco meno di un’ora. Verso il mezzogiorno gli Italiani occupavano il paese per avviare – prima cura – donne e bambini verso l’interno. Partivano tutti, anche il bimbo dalle mani pure, le quali, fuor di ogni liturgia, avevano toccato il Signore. Si racconta che,subito dopo la funzione, Almiro non sapesse dove tenere la sua piccola mano ruvida e scura e chiedesse alla maestra:

– Che ne farò adesso di questa mano? –

– Fa che essa non faccia mai male a nessuno – disse ella. E gliela baciò. (G. CENZATO)

Salvare l’Italia

….Signor Presidente!

abbiamo fame…non paura!

….Signor Presidente!

abbiamo coraggio e anche….fantasia!

Signor Presidente!

Gli Italiani…vogliono salvare l’Italia…

Ma l’ITALIA bella, l’ITALIA vera… 

Come dobbiamo dirglielo???

VOLO SULL’ITALIA

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ISOLA DEI GABBIANI – SARDEGNA

Un ragazzo sogna di compiere un volo meraviglioso, in diverse tappe, in varie parti del mondo, seduto su un aquilone trainato da un germano. Adesso i due amici, il ragazzo e il germano, lasciata l’incantevole Sardegna, stanno sorvolando la Sicilia verso la penisola italiana.

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VULCANO ETNA

“La partenza avvenne al primo sole.

– Verso Ponente, ora – gridò Avioletto. – Presto. il volo procedeva veloce. – Dove siamo? – – Aspetta…vedi quell’alto monte coperto di neve? Ha un filo di fumo sulla cima…Ma sì è l’ETNA; siamo in SICILIA , Paperetto mio, la più grande isola italiana. Dopo un voletto intorno all’Etna, i due ardimentosi puntarono verso il Nord.

Stretto di Messina

STRETTO DI MESSINA

– Stiamo sorvolando lo STRETTO DI MESSINA. Guarda una traghetto; trasporta un treno tutto intero. – E dove andiamo? – In CALABRIA. Quanti monti boscosi, e che vista magnifica! Di qua il MAR IONIO, di la il MAR TIRRENO. Com’è bella l’ITALIA!

Calabria

CALABRIA

Calabria

CALABRIA

 Continuiamo sempre diritto? – Ecco: tu segui il crinale dell’APPENNINO. 

Lucania selvaggia

LUCANIA selvaggia

Vedi, la LUCANIA selvaggia è qui sotto;

più a Est, oltre il GOLFO DI TARANTO, 

si profila verde la piana di PUGLIA, in riva all’ADRIATICO. 

Puglia

PUGLIA

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GARGANO

– Ecco là un altro Etna! – esclama Paperverde! – Ma che dici! Quello è il VESUVIO. Un altro vulcano, vuoi dire, ma più piccolo. E di fronte riposa NAPOLI, la bella città della CAMPANIA.

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NAPOLI

– Quante montagne, ora, qui sotto! – Avvicinati al TIRRENO. Oh! – Che c’è? – Ma quella è ROMA! E tacque commosso.

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ROMA

In breve furono sopra la CITTA’ ETERNA.

 

 

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ROMA E IL TEVERE

CUPOLA DI SAN PIETRO

CUPOLA DI SAN PIETRO

– Vedi SAN PIETRO: la cupola, la Basilica, la Piazza. Ecco la CITTA’ DEL VATICANO, dove abita il Papa.

Basilica San Pietro

PIAZZA SAN PIETRO

Roma dall'alto italiano

ROMA E IL TEVERE

– E quel fiume? – chiese Paperverde, sempre interessato ai corsi d’acqua!

E’ il TEVERE perbacco. Che meravigliosa città! Ecco qui il GIANICOLO verde, il COLOSSEO, e il bianco ALTARE DELLA PATRIA, i palazzia e le chiese, le piazze e le rovine. Salutiamola, Paperverde, è la CAPITALE D’ITALIA. 

Roma

Il volo continuò verso il Nord sopra innumerevoli monti e vallate. Quanti filari di cipressi e quante vigne!

Toscana

TOSCANA

Toscana

– Dovremo essere in TOSCANA. Sì, sì!

FIRENZE

FIRENZE

Vedi FIRENZE sulle rive dell’ARNO? Quel palazzone merlato è Palazzo Vecchio. 

Animo, Paperverde: scavalchiamo gli APPENNINI e saremo nella PIANURA PADANA.

Vedi quei due ruscelletti? Sono il Tevere e l’Arno, che nascono su quei monti e poi si ingrosseranno, via via che si avvicinano al mare.

Dopo aver attraversato il PO, solenne nel suo maestoso cammino,

fiume Po

FIUME PO

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FIUME PO

videro all’orizzonte, in riva la mare, VENEZIA, la fiabesca città che sorge dall’acqua con i suoi cento palazzi e i suoi canali tortuosi, nei quali si specchiano le cupole delle chiese e le cuspidi dei campanili.

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VENEZIA

Venezia

VENEZIA

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MAGIA A VENEZIA

Silenziose gondole nere se ne andavano lente di casa in casa.

Su, in alto in alto, che voglio salutare TRIESTE, che riposa là in fondo, oltre l’ADRIATICO.

Passarono sulla PIAZZA SAN MARCO, salutati da vicino da uno stormo di piccioni color piombo, che ritornarono però presto sulla piazza a cercarvi il becchime.

LA SERENISSIMA

LA SERENISSIMA

– Verso Occidente, Paperverde. Ormai siamo vicino a casa. Belle Pianure verdi, solcate da fiumi e da canali, si perdevano all’orizzonte, in due ampie cortine di monti. – Vedi le famose città della Pianura Padana? PADOVA E VICENZA ormai le abbiamo sorpassate: ecco VERONA sull’ADIGE:

balcone di Giulietta

balcone di Giulietta

 

questo fiume ci porta il saluto di TRENTO, ch’esso ha visitato prima di giungere qua. Ecco davanti a noi il

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 LAGO DI GARDA

Passarono sulla forte BRESCIA, dominata dal CASTELLO turrito.

– Ora siamo in LOMBADIA, la più ricca Regione d’Italia; ben presto saremo a…

MILANO

MILANO

Dopo qualche tempo infatti Paperverde disse: – E’ quella Milano? – Proprio. Si vede il DUOMO, con le sue cento guglie e la Madonnina dorata.

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LA MADONNINA

 

la Madonnina a Milano

DUOMO DI MILANO

 

Vedi più in là, nel verde, il Castello Sforzesco, con le sue torri e le sue mura merlate. Ora pieghiamo un po’ verso Sud. Vorrei vedere il MAR LIGURE, prima di arrivare a casa. Paperverde deviò e dopo un po’ stava sorvolando l’APPENNINO LIGURE.

 

 

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GENOVA

-Ecco GENOVA con i suoi palazzi arrampicati sul monte e il suo Porto popolato di navi.

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CINQUE TERRE

Torniamo. Rivalicarono gli Appennini e furono di nuovo sulla Pianura Padana. – TORINO!

TORINO

TORINO

– Guarda la Mole Antonelliana e il PO, e i castelli e i giardini e le officine.

Ma ormai si fa sera. Ancora un’ultimo sforzo e siamo finalmente a casa.

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ITALIA

(EUGENIO ZANI)

– dal Libro di Lettura di Terza Elementare dell’anno scolastico 1964-1965 –

 

 

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