Sculture della Val Gardena

 

In un’importante estate di molti anni fa, ho avuto l’ occasione di visitare le nostre splendide DOLOMITI (Patrimonio dell’umanità).

Ero una turista speciale in Viaggio di Nozze…che soggiornava per qualche giorno nella magia di Valli incantate.

La ridente e bellissima Val Gardena – Alta Badia, è adagiata ai piedi dei Gruppi del Sella col suo Piz Boè; del Puez-Odle col Sassongher; del Sassolungo col Sassopiatto, e del Massiccio dello Sciliar  col Spitze Santener che affettivamente veglia sulla sua fiabesca Alpe di Siusi.

Pascoli alpini

Con occhi e cuore colmi di amore, pace e gioia mi sono lasciata rapire dal fascino delle cose, delle persone, della storia, delle tradizioni e delle leggende.

Ameni pascoli e parchi naturali dall’aria fresca e purissima m’inebriavano di profumi d’erbe e fiori appena falciati, ma anche di pane fresco e dolci, e resine e legni…

Pascoli alpini

Ricordo mandrie di cavalli selvaggi al galoppo, pacifiche mucche che si beavano al sole…carretti colmi di fieno, gente serena, sorridente, schietta. Visibilmente stanca ma fiera del grembiule blu che indossava.

 

Ogni luogo, cosa, persona, lasciava trasparire il cuore…e al cuore arrivava…

Anche le curatissime cittadine di Ortisei, Castelrotto, Selva, Corvara…ecc…pur essendo cittadine essenzialmente turistiche, mi avevano colmata di stupore per l’ordine e l’arte, l’anima e il decoro.

Anche oggi, come allora i negozi espongono prevalentemente sculture in legno, in cere, in metallo…e tessuti e manufatti pregiati.

Vere e preziose Opere d’arte, amorevolmente create con paziente lavoro, durante le fredde giornate invernali dai lunghissimi silenzi.

Ogni Opera esprime l’essenziale del sè e si dona con poesia e amore.

Nives

P.S – Le foto sono personali

Il bosco dei Dogi

 

“A (piedi nudi)…calpesto il sacro

morbido tappeto umido del sottobosco,

e m’inoltro intimorita cercando sprazzi di cielo.

Ilari minuscole foglie

come pioggia dorata

vengono… baciando il viso.

Fruscia il vento

e gli alberi del Cansiglio

danzano.

L’emozione va

a Venezia.

Fa battere forte il cuore

l’immagine dei rugosi antenati

danzanti sott’acqua.

Forti, indistruttibili, umili e leggiadri sempre.

Fiere solide Fondamenta.

Invisibile, quasi incomprensibile

magia della mitica mia Città!

 

Un nido caduto dai rami,

ha punto il piede nudo.

Un sacro nido bagnato,

vuoto.

Ingegnosa opera

nella Conca

che si prepara all’estremo termico.

Più 30° e meno 30° C.

nella Foresta Demaniale Inalienabile!

Felci, anemoni dei boschi, elleboro verde,

acetosella.

Splendidi colori di faggeti

ricordano l’intenso profumo

primaverile del fior di stecco

dai vivaci colori.

E le genziane e i crochi

e il geranio argenteo.

Pian del Cansiglio Catino prealpino.

Foresta spesso nebbiosa

dai fusti collonari.

Rifugio di cervi e caprioli

di linci, orsi bruni, scoiattoli,

sparvieri, aquile reali….e uomini.

………….

O Cimbri boscaioli

cultori del legno

maestranze abili d’antichi mestieri.

Voi Minoranza etnica

della Regione Veneta.

O Voi solerti custodi della vita forestale.

Almeno Voi ricordate quei milioni di faggi, querce, abeti.

Ascoltate quel grido

che dal fango della Laguna

geme snervato.

Non più canto

di perenni Fondamenta

ma fievole voce,

“bandiera bianca sul ponte”

che sventola il coraggio

…………

mentre cigola alle onde

il Mose arrugginito,

il Leone di San Marco risvegliato.

………..

O sì Popolo Cimbro, alzate la voce

all’illustre “Serenissima”

inconscia del Bosco sommerso.

Ruggisce il Robot che

onora le grandi navi,

Che come una Sfinge sfida

la forza del mare.

E Venezia

fragile come una foglia,

evanescente come un sogno

poggia preziosa sulla Foresta.

………

O Popolo Cimbro dite al mondo

le sue Fondamenta!

Dite l’umile forza innamorata

che Venezia salverà!”

(Nives)

I Video sono tratti da YOTUBE

Le emozioni condivise sono di Rita (Nives)

 

 

 

Pino Pedano

NEL LEGNO LA SCOPERTA DELLA VITA

(pagina di GIOVANNI GAZZANEO)

foto di Pino Pedano

Ti guarda Pino Pedano quasi volesse penetrare l’anima tua, come sa fare con i legni che dall’età di 7 anni ha imparato a plasmare nella bottega di compare Adamo, padrino di cresima e mastro falegname a Pittineo, in Sicilia. A lui il bambino fu affidato per imparare il mestiere e guadagnarsi il pane: era il 1951 e Pedano non ha mai dimenticato o nascosto le umili origine contadine e la fatica delle conquiste. La sua opera di artista è iniziata nel 1976 con una personale alla Galleria del Naviglio a Milano, dove è emigrato diciassettenne e dove vive con moglie e tre figli. Pedano è scultore, ha esposto in famose gallerie di Parigi, New York, Zurigo e in musei importanti come il Victoria e Albert Museum di Londra. Ma ha continuato a coltivare la sua vocazione originaria di falegname, iscritta già nel nome: Giuseppe. Per vivere produce e commercia mobili, brevetta un sistema di assemblaggio dei laminati battezzato “millefogli” e introduce in Italia la filosofia del “dormire naturale”.

pedano

“L’aspetto più affascinante è questo – osserva il critico Luigi Carluccio -: il suo lavoro, muovendo dal piano umile della bottega del falegname, arriva a interessare galleristi e storici d’arte. Li interessa perchè lui rappresenta l’anello mancante; l’anello che si è smarrito tra il mestiere e l’arte, tra la fatica del creare e l’opera artistica. E’ questo il suo fascino.”

la porta

In Pedano le capacità dell’artigiano sono la base per la creatività dell’artista grazie all’uso sapiente delle macchine: non c’è progetto né disegno nelle opere che realizza. La sua è una visione puramente mentale. Impiega palissandro, mogano, betulla, ciliegio, ebano, bois de rose, sequoia, limone, acero, pioppo….legni pregiati e legni poveri, del Sud e del Nord, dell’Est e dell’Ovest. Una scultura cosmopolita che si abbraccia nei morsetti, nelle colle e nel tornio in una geografia di essenze e colori senza confini.

opera di pino pedano

Una scultura “ecologica”: per le sue opere non è mai stato abbattuto un albero, usa materiale di recupero. Una scultura interiore: vuol portare alla superficie l’anima del legno, la sua vita che non muore nonostante tagli, manipolazioni, trattamenti industriali. I legni di Pedano, scrive lo storico dell’arte Carlo Bertelli, contengono “il senso del gioco che si collega a Collodi, la visione del legno – come materiale per costruire – propria dell’architetto Filarete, il sentimento di rispetto per questo materiale vivo, pezzo di natura che continua a collegarsi al suo ciclo vitale.”

Opera di Pino Pedano

 La natura di Pedano non ha nulla di selvalggio, è ritorno all’Eden attraverso un sapiente intreccio di geometrie. E la svrapposizione di fogli multistrato riscatta il legno dalla bidimensionalità a cui il processo industriale l’ha costretto e gli ridona volume. Sono tre le forme originarie in cui si articola il sogno di Pedano, la sua utopia che vuol proporre archetipi senza tempo in un mondo sempre più disordinato e in preda al caos: la sfera, icona della perfezione; la piramide, proiezione verso l’alto; l’ovale, segno della nascita.

arte di Pino Pedano

Pedano scultore del legno interiore. Tratta la materia scoprendone la grazia e l’eleganza, ricerca i paesaggi dell’anima. La vita nuova è legata alle sue “Maternità”, dove i legni rappresentano insieme gravidanza ed elevazione. La donna che aspetta un bimbo diviene l’icona di un’umanità che si riconosce nuovamente creatura. Dalle prime forme giocose della sfera e della piramide nella loro geometria perfetta di linee , colori e luci, utopica ed irrealizzabile, si passa alla speranza: questa sì autentica, delle “Maternità”, della fiducia nella novità che ogni figlio porta nella storia. Una delle sculture è dedicata a Gianna Beretta Molla, medico e mamma che per far nascere la quarta figlia scelse di non curare il tumore che le cresceva dentro. Pedano rappresenta il male con una frattura del legno che si apre verso l’alto, quasi a carpire il cielo. ” Santa Gianna mi ha fatto rinascere come artista e ha ispirato questo ciclo di opere.”

scultura di pino pedano

Una scultura in mostra è dedicata a Benedetto XVI, anche lui indicato come porta della vita. “Il Papa” è umile e semplice vista di fronte, ma di lato porta con sé i buchi neri della storia, che, senza negarli, vuole superare nel nome della fede e della pace. Quei buchi sono anche aperture di luce, squarci di infinito. I colori dell’opera sono quelli vaticani: giallo del cipresso, bianco dell’acero e del pioppo. “La mia arte – dice Pedano – è tutta rivolta al recupero delle nostre radici. La libertà è riconoscere quel che noi siamo, non quello che ci dicono di essere e avere. La grazia è la coscienza di essere voluti e amati in ogni momento: questo il senso del nostro cammino.”

Pedano_01