Mamma chioccia

La chioccia (Giovanni Cena)

“La chioccia empiea di gridi la radura,

ché aveva scorto la vivanda ghiotta,

e i pulcini correan, avidi, in frotta,

quand’ella vide in ciel la macchia scura.

Grifagno roteò su la pastura

il falco, e scese, l’ali chiuse, a rotta:

ella aspettò, stridendo, irta, la lotta,

sopra i pulcini muti di paura.

O ire generose! Ma ghermita

rapidamente dentro l’unghie ladre

ascende nel tranquillo azzurro e spare.

Guardano in alto le pupille ignare.

Ed io che vidi, ho l’anima smarrita,

e, ricordando, gemo: “Madre, Madre!”

TRACCE:

Video di YOU TUBE

Poesia tratta da LA PRORA – Antologia italiana (L. Bianchi – V.Mistruzzi) –

Romanza

Luca aveva 6 anni e mezzo.

Studiava chitarra.

Piccole veloci dita

suoni profondi

nostalgici segreti

del tempo di

Natale.

Il secondo vuoto Natale.

 

Suonava Luca

una dolce melodia.

Fragili dita

di piccolo cuore

per un sorriso,

una carezza

alla triste mamma.

 

 

Soave coro di cuori

per il Cielo.

Un  dolce Assolo.

Un bacio

alla zia fanciulla.

Dono caldo d’amore

per il gelo

sulle anime

che aspettavano Natale.

Nives

La poesia dell’ago

Da “Palestra dei piccoli scrittori – Poesia dell’ago”

In “La Domenica dei Fanciulli”

Torino, 3 aprile 1905, p.282

 

 

 

 

“Parlare dell’ago a certe signorine è come parlar loro della cosa più spregevole; esse che hanno in mente la poesia dei cieli azzurri, dei boschi neri, dei giardini dove gli uccelli gorgheggiano, del mare placido, delle barchette che si cullano in esso, mentre il bianco splendore della luna vi si riflette, esse non tovano la poesia in quell’arnese così comune, così minuto, destinato al lavoro; eppure la sua poesia ce l’ha anch’esso. Mi ricordo che da piccina mi piacevano tanto quei piccoli aghi lucenti; pure la mamma mi aveva proibito perfino di toccarli, giacché diceva che avrei potuto farmi del male; ma quale gioia fu per me quando ebbi la prima volta in mano un ago e un brandello di tela logora sul quale sbizzarrire quella mia gran voglia di lavorare, descrivendo col filo tanti geroglifici inqualificabili o attaccando bottoni in modo buffo, sì, ma così saldi che poi ci voleva tutta la pazienza della mamma per poterli staccare! Una volta l’ago mi lasciò il suo ricordo sul ditino: voleva esso avvertirmi che nella vita anche in ciò che ci dà o ci promette una gioia, vi è molto spesso nascosta la punta acuta e penetrante del dolore? Mi sembra ancora di vedere la mamma e il babbo che, spauriti dalle mie strida, avevano temuto mi fossi ferita gravemente: così talvolta quell’umile arnese mi ricorda la poesia degli anni innocenti e gai della mia fanciullezza trascorsi tra gli affetti della mia famiglia, o la poesia amara degli affetti perduti, che mi allietavano da bimba e che ora mi tornano al cuore con la tristezza del rimpianto.

Mi ricordo che la mamma, quando apriva il tavolino da lavoro, o mi mostrava la scattolina piena di aghi, mi diceva che con quelli aveva cucite e ricamate le mie camicine, accanto alla culla. Se quei piccoli aghi potessero parlare! Forse mi narrerebbero tutta la soave poesia dei pensieri della mamma ancor giovane, mi direbbero che mentre essi correvano veloci e lisci per la fine della tela e per le trine, la mia mamma li accompagnava nel loro lavorio con i sogni, con le speranze più dolci del mio avvenire e con le ansie del suo cuore amante quando le sembrava ch’io non stessi bene così come avrebbe voluto…Chi sa con quanta stanchezza, ma pure con quanta riconoscenza guarderanno il piccolo e tanto benefico strumento, il quale non potrà rispondere loro che con il suo modesto lucicchio!  Chi sa quali parole direbbe d’incoraggiamento, di conforto, se potesse parlare, e quanto magnificherebbe la nobiltà del  lavoro! Se noi lo lasciamo inoperoso l’ago arruginisce, e quindi facilmente si spezza; ed esso  allora ci insegna, con la triste poesia delle cose morte, che se noi per inerzia non facciamo lavorare il nostro spirito, esso non si mantiene sveglio e lucido, ma poco a poco intorpidisce e in lui vengono meno quelle sue nobili potenze che ci conducono al buono e al bello.”

“Calling for Mommy”

“Mamma”, piange mia figlia quando è arrabbiata o dispiaciuta “mamma, mamma, mamma”. John Hart, blogger e scrittore gay di Toronto, proprio non riesce a capire perché sua figlia adottiva possa implorare l’aiuto della madre quando ha bisogno di “conforto e rassicurazione””. Hart, qualche giorno fa, ha affidato il suo sfogo alle pagine di uno dei più noti siti per genitori omosessuali maschi, dove spiega che la bambina sa benissimo che lui è il “daddy”, mentre il suo partner è il “papà”, e allora, si chiede “Da dove salta fuori la questione della mamma?”.

Nell’articolo dal titolo “Calling for Mommy”, il blogger riferisce che la bimba ha tre anni e ha vissuto con loro da quando aveva nove mesi e mezzo. “Immagino che non ricordi niente prima della padronanza del linguaggio, che la rende consapevole di quello che dice”.

Il papà omosessuale non riesce a darsi pace e ricorda così che anche lui da ragazzo ha potuto contare su una madre che ha incoraggiato i suoi interessi e ha provveduto a rassicurarlo quando ne aveva bisogno. “La cena può essere comprata” si legge nel pezzo, “ma queste qualità no”. Eppure, scrive convinto il blogger gay “conforto e rassicurazione non sono un monopolio delle madri, allora perché sembra chiamarne una?”

…Quello dei figli cresciuti all’interno delle coppie omosessuali è un fenomeno abbastanza recente, ma non mancano i primi studi che evidenziano tutta una serie di problematiche.

(Da “Deriva etica”; in “La Verità”, Milano,13 aprile 2017 p. 13)

 

LA MAMMA

UNA VOCE LEGGERA

(P.Bargellini)

“La mamma, stanca, dopo una giornata di lavoro, dormiva nella sua camera.

La finestra era aperta sulla strada, e dalla strada passavano veicoli di ogni specie.

Passavano motociclette scoppiettanti, ma la mamma non si svegliava.

Passavano automobili rombanti, ma la mamma non si svegliava.

Passavano autocarri rumorosissimi, ma la mamma non si svegliava.

Dalla casa vicina, usciva il rumore di una radio con l’altoparlante, ma la mamma non si svegliava.

Gl’inquilini di sopra avevano una festa in famiglia e il soffitto rintronava di tonfi,

ma la mamma non si svegliava.

Ad un tratto, in fondo al corridoio, si udì una voce leggerissima,

che diceva, come un sospiro:

– Mammina!

La donna si destò di colpo e corse al lettino del figlio, che l’aveva chiamata.”

GRAZIE MAMMA!

CIAO MAMMA, CIAO PAPA’, CIAO TUTTI

Brani del Libro di  “Willy Breinholst”

ECCOMI QUI’!

COME SONO BEATO!

“Come sto bene. Potrei vivere qui per sempre. Ho la mia propria circolazione del sangue, e tutto sommato mi sento al settimo cielo. Anche la mamma sta molto meglio. E’ molto calma, ora. E quando la mamma sta calma, anch’io sto calmo; e se mamma ed io stiamo calmi, anche papà sta calmo, e quando tutti e tre stiamo calmi, tutti stanno calmi.

Perciò, noi stiamo calmi. Che paradiso. Tutte le sere, quando la mamma va a letto, papà mi dà delle piccole pacche. Non direttamente. Batte piano sulla pancia della mamma, e mamma dice che è meraviglioso portare un piccolo essere vivente lì sotto il cuore, e papà dice che tutto questo è semplicemente fantastico. Poi le dice di star ben ferma senza parlare, e appoggia l’orecchio sul suo ventre per sentirmi…. Boh!” 

SONO SPAVENTATO

“Sono spaventato. Tutto era così calmo e piacevole, ecco che oggi è successo qualcosa che mi ha reso estremamente ansioso per il futuro. La mamma mi ha portato da una donna chiamata levatrice. State sicuri che mi ricorderò questo nome, e se mai dovesse ricomparire di nuovo farò in modo di non aver niente da spartire con lei. Le girerò la schiena se proverà a impicciarsi ancora una volta di me. Non so perché non mi piaccia, ma non mi piace, ecco tutto. Tremo ancora. Anche se non mi ha fatto niente di male. Ha preso un po’ di sangue alla mamma, poi mi ha ascoltato. Stavo quieto, quieto, osavo appena respirare. Ma quel mio stupido cuore batteva talmente forte che naturalmente lei l’ha sentito subito. Ha detto alla mamma che se avesse potuto sentirne due, di cuori che battevano, io sarei stato gemellare. Io? Gemellare? No, non mi piace proprio.”

ABBASSATE IL VOLUME DELLA RADIO!

“La mamma non ha molti riguardi, e il mio appartamento non è così ben isolato come credevo. Sono diventato molto sensibile ai rumori esterni, se una porta sbatte sussulto, e mi sveglio quando accendono la radio, o quando un cane abbaia. Ma la grande paura è quando la mamma, nel cuore della notte, si alza e comincia a sparare! Lo fa quasi ogni notte, e papà dice che è una pessima abitudine: le è venuta una gran voglia di mangiare una roba che si chiama pop-corn, e alle due si alza e versa una cucchiaiata di granoturco in una padella e si fa il pop-corn, perché dice che non potrebbe dormire senza pop-corn. Quando il mais esplode nella padella fa bang.bang.bang! e io mi sveglio di soprassalto. Ci vogliono dei nervi solidi, a far questa vita!”

SO PIANGERE CON VERE LACRIME

“Ecco, siamo di nuovo nei guai! La mamma piange, è depressa e fuor di sé. Papà cerca di consolarla dicendole che non deve dar retta a quelle favole da vecchie comari. Tutto è cominciato quando la mamma invitò alcune signore a prendere il tè. Parlarono quasi soltanto di me; e una delle signore disse che conosceva una signora che conosceva una signora che aveva avuto la pre-eclampsia. La mamma chiese che cos’era, e la signora disse che era la tossicosi gravidica. Allora un’altra signora disse che aveva un’amica che aveva una sorella che aveva preso la rosolia durante la gravidanza; dopo di questo ci fu un lungo silenzio nella stanza, finché un’altra signora disse che conosceva una signora che aveva sentito di una signora il cui bambino era nato col forcipe. Allora la mamma cominciò a piangere; e non ha ancora smesso.  Quando la mamma piange, ho voglia di piangere anch’io. Smettila, mamma, per favore! Anche papà dice che devi smetterla!

SIAMO PREOCCUPATI PER IL PAPA’!

“Papà è preoccupato del fatto che io e la mamma potremmo non arrivare in tempo alla maternità. La levatrice ha detto che è una faccenda di intuito: non appena i dolori compariranno a intervalli regolari di 5-10 minuti, sarà bene muoversi. La mamma ha detto e ripetuto che non manca molto, ormai; e papà è in uno stato da far pena. Mamma dice che dovrebbe stare calmo, e che lui è l’unica persona di sua conoscenza capace di fumare due sigarette contemporaneamente, mentre la terza si consuma sul portacenere. “Hai un bel dire, ” ribatte lui  “non sei mica tu che diventi padre per la prima volta.”

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CIAO MAMMA, CIAO PAPA’, CIAO TUTTI

P.S = Auguri a tutti i Bambini che cercano inutilmente, per tutta la vita, di ricongiungersi al cuore e alle emozioni della loro mamma e del loro papà! (Nives)

Mamme, papà, figli, nonni…

famiglia

“Consentitemi una digressione: ben strano è l’essere umano, il quale è pronto a scendere in piazza, se sull’etichetta del proprio cereale da colazione c’è scritto Ogm (organismo geneticamente modificato), evidentemente perché con questa manipolazione si è contravvenuto alla naturalità con cui cresce il frumento o la quinoa (pianta erbacea, n.d.r.).

Naturalità che non ha inventato l’uomo, che riceviamo miracolosamente ogni volta che mettiamo un seme nella terra e che se ci ricordiamo di innaffiarlo, la primavera successiva si trasformerà in spiga. Ecco, l’essere umano è disposto a morire purché la spiga di frumento che darà da mangiare ai propri figli, sia solo naturale, incontaminata, e assolutamente non modificata.

…Che lodevole fermezza, che principi, che appassionata difesa di madre natura! Strano che poi per lo stesso essere umano, quando si tratta di famiglia, l’identico concetto di natura e naturalità diventi ingombrante e obsoleto; anzi, su questo argomento l’essere umano di questi tempi sta dando il meglio in termini di fantasia e immaginazione: modificazione del gene e dell’embrione.

Utilizzo, temporaneo, di seme o di ovulo di persone sconosciute per poter fecondare l’ovulo di famiglia fallato o per poter sostituire il seme, sempre di famiglia, inadempiente; affitto, temporaneo, di uteri per poter far lievitare un bel bambino (si può scegliere, non lo sapevate?) che poi verrà accolto da due papà o da due mamme, non è escluso che in un futuro le mamme possano essere anche tre: una mette l’ovulo, la seconda ci mette l’utero e la terza lo fa crescere, di solito la nonna o la tata.” (Giacomo Poretti – da “Mamme, papà, figli, nonni: viva la famiglia non Ogm”)