Posts Tagged ‘maschere’

O Febbraio piccino

“Se ridi, o febbraio piccino,

col sole sia pure di un dì,

è un riso che dura pochino,

pochino, pochino così.

Appena quel tanto che basta

a far cantare le gronde

dell’acqua mutevole e casta

che lascia la neve che fonde.

Ma basta quel primo turchino,

quel po’ d’intravista speranza,

a dare una nuova fragranza

al cuore e al destin.”

(RENZO PEZZANI)

“Nugoli, vento, neve, acqua, tempesta!….

E’ arrivato Febbraio, Febbraretto! – Ah, Febbraretto, corto e maledetto –

gli gridan tutti: – Vattene alla lesta! –

Corre via Febbraretto e sembra dire:

– Allegri, che l’inverno è per finire -.

E allegro, per il colle e per il piano,

ora pota le viti il buon villano,

mentre le vie, le piazze cittadine,

empie un gaio vociar di mascherine.”

(U.GHIRON)

potatura

 

L’uomo fragile

….l’uomo di vetro…

Vetro di Murano

(di Vittorino Andreoli)

“Ho scoperto che la fragilità non è un difetto perché si lega indissolubilmente alla condizione dell’uomo, ai suoi limiti, alle malattie che possono chiudere ogni prospettiva trasformando la velocità e il senso del tempo, alla morte che può giungere fra un attimo.

Questo è l’uomo, questo è l’uomo fragile, l’uomo di vetro, che ha anche dato il titolo a un mio libro del 2006. Come appunto ad un vetro di Murano che attraverso il soffio assume forme stupende e viene inciso di colori che profumano di arte, impossibili da ammirare se avesse uno spessore maggiore o una composizione differente.

Un oggetto che basta colpire lievemente in un punto di minor resistenza per vederlo frammentarsi irrimediabilmente. La fragilità è la situazione propria dell’uomo, che esprime costantemente il bisogno dell’altro, e rappresenta l’origine dei sentimenti, dei legami, dei rapporti attraverso cui ci si scambia sostegno e coraggio.

Insomma la mia fragilità aiuta quella dell’altro che mi appare invece come forza. In questa luce ho amato la fragilità e non ho sentito più il bisogno di nascondermi, di mettere la maschera. Mi sono voluto bene per quello che sono,con la voglia di mostrarmi in tutta la mia realtà.

Ho amato la fragilità e non il potere, che ha bisogno dell’altro solo per sottometterlo.”

Scultura in vetro di Murano

Scrutare l’ignoto

bocciolo di margherita

“Si ha come paura di mille cose, dei dolori, dei giudizi, del proprio cuore, del risveglio, della solitudine, del freddo, della pazzia, della morte…specie di questa, della morte. Ma tutto ciò è maschera e travestimento. In realtà c’è una cosa sola della quale si ha paura: del lasciarsi cadere, del passo incerto.

pratolina

Io sono un parto della natura lanciato verso l’ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, e il mio compito consiste unicamente nel lasciare che quel parto si evolva dal profondo, nel sentire dentro di me la sua volontà e nel farlo mio.

capolino di margherita

Chi una volta sola si è donato, chi una volta sola si è affidato alla sorte, questi è libero. Egli non obbedisce più alla legge terrena, è caduto nello spazio universale e partecipa alla ridda delle stelle.”

(Hermann Hesse)

prato di margherite

Carri Mascherati

FEBBRAIO 2015

“Nugoli, vento, neve, acqua, tempesta!…

E’ arrivato Febbraio, Febbraretto!

febbraio 2015

 –  Ah, Febbraretto, corto e maledetto –

gli gridan tutti: – Vattene alla lesta” – 

 Corre via Febbraretto e sembra dire:

mese di febbraio

–  Allegri, che l’inverno è per finire –

potatura

E allegro, per il colle e per il piano,

ora pota le viti il buon villano,

potatura viti

mentre le vie, le piazze cittadine,

empie un gaio vociar di mascherine.”

(U. GHIRON)

maschera

Carnevale dei Bambini

https://www.facebook.com/pages/Universo-FIABA/573426906039681?ref=stream

Un’allegra compagnia, composta dalla bisnonna, dalla nonna, due intrepidi nipotini…e ALICE

ALICE

domani si avventureranno…nel fantastico PAESE DELLE MERAVIGLIE!

Cercheremo MAMMA ALESSANDRA…

alice nel paese...

che in questo MONDO ci ha invitati!!!

PAESE DELLE MERAVIGLIE

Carlo Goldoni

Maschere

A Carlo Goldoni spetta il merito di aver portato la commedia italiana alla realtà della vita e di averle dato un contenuto umano. Le sue centocinquanta commedie, scritte in gran parte in dialetto veneziano, hanno come personaggi tipi studiati bonariamente dal vero, sotto le vesti delle celebri maschere del Teatro dell’Arte.

Inoltre, mentre in quel tempo le commedie venivano scritte in riassunto, lasciandone lo svolgimento all’abilità degli attori, egli ne fece la completa stesura.

La vita del Goldoni fu assai movimentata e difficile. Nato a Venezia il 26 febbraio 1707, sarebbe dovuto divenir medico, secondo il desiderio del padre, che poi l’avviò invece all’avvocatura. Ma il giovane Carlo, attratto fin da piccolo dal teatro, dopo essersi laureato alternò l’esercizio della professione con la stesura di commedie. Dopo alcuni tentativi poco felici, egli trovò il suo estro e iniziò la fortunata serie delle sue commedie, scrivendone persino sedici in meno di un anno e delle migliori, come la <Bottega del caffè> e il <Bugiardo>. Altre famose sono <Arlecchino servitore di due padroni>, <La locandiera>, <Sior Todaro Brontolon>, <Le baruffe chiozzotte>, <I quattro rusteghi>, ecc.

Amareggiato dagli invidiosi, lasciò Venezia, e, dopo aver peregrinato per mezza Italia seguendo le compagnie di comici, nel 1762 si recò a Parigi, dove scrisse in francese e fece rappresentare <Il ventaglio> e <Il burbero benefico>, fra le più famose. Ma anche a Parigi la sua vita non fu facile. La Rivoluzione lo privò della pensione regia di cui godeva, riducendolo in povertà, e quando la Convenzione Nazionale ne approvò la restituzione, era troppo tardi. Carlo Goldoni era morto il giorno prima (06-02-1793).

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