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Goccia d’acqua (metafora)

Goccia d’acqua…o…l’acqua della goccia?

(Raimon Panikkar)

Fedro

poeta romano

“- Accomoda bene le pieghe del mio peplo! – disse Giulia allo schiavo che doveva condurla lungo il Tevere. E lo schiavo si chinò a disporre la veste della nipotina dell’imperatore Augusto; ma la sua mano, fine come quella di un signore, aveva tremito.

– Tu sei lento! – gridò la piccina. – Tu non fai nulla bene!

 

 

     moda_etrusca

 

Lo schiavo sollevò gli occhi in faccia alla fanciulla.

– Non fissarmi così, Fedro. 

Poi si accorse che uno dei suoi calzari era slacciato, e disse:

– Chiama un’ancella: tu sei maldestro.

Pochi istanti dopo una schiava si chinava a mettere in ordine i piedini della principessa.

– Tu sei abile! – sussurrò Giulia. – Ma Fedro è davvero uno schiavo incapace: dirò a mio nonno di confinarlo in campagna, dove i sorveglianti danno poco cibo e molte frustate.

L’ancella, sempre in ginocchio, davanti alla fanciulla, sollevò i grandi occhi:

– Mia piccola principessa, mi permetti di rivelarti una cosa?

– Dimmi.

– Fedro è il migliore di tutti noi; ha letto molto, ha una profonda cultura, e a tarda sera, quando noi schiavi ci riuniamo per la cena, egli ci legge i suoi versi.

favola di Fedro       favola di Fedro

 

..

 

favola di Fedro

Giulia batté le ciglia:

– Non è possibile!

– Eppure, la sua è una poesia che narra tante piccole favole, e ogni favola ha il suo insegnamento.

In quel momento un’ombra che si era appostata dietro gli alberi, ascoltando, si avanzò, sino al fianco di Giulia: la schiava vide per  prima, e si chinò sino al suolo, salutando il suo imperatore.

– Chi è lo schiavo che scrive versi?

– Fedro.

– Ebbene, venga subito nelle mie stanze.

Poco dopo il giovane poeta sgranava  i grandi occhi pensosi in volto al sire, che gli chiedeva di leggere le favole in poesia.

Fedro lesse con voce tremula, e poi colorita. Quando tacque, l’imperatore ordinò:

– Avvicinati; da questo momento non sei più schiavo, ma mio liberto: la tua poesia ti rende degno di sedere alla mia mensa.

Quando Giulia vide Fedro in famigliarità con il nonno, e onorato al pari di altri poeti che frequentavano la reggia, sgranò gli occhi, poi curvò il capo pensosa:

Poeta romano

– Lo pregherò di leggermi le sue favole: spero che mi vorrà perdonare.

E Fedro fu lieto di perdonare.”

(Olga Visentini)

La tempesta

Si dice che il Ponte raffigurato su quest’Opera del GIORGIONE,

sia del Fiume Sile, che attraversa il cuore della Città di Treviso.

Conosco quel Ponte, conosco quel colore verde… dell’acqua e del cielo d’estate carico di mistero!

Il cielo è caldo e spaventoso quando da Ovest, dal Lago di Garda, arriva il terribile temporale

gonfio di tuoni, di vento, di saette infuriate che squarciano tutto!

Conosco l’acqua gelida sulla pelle sudata…

Conosco la furia di quei chicchi di ghiaccio grossi come noci, e a volte come pesche..!

Uomini, donne, bimbi, papere, foglie, alberi…grano, uva, barche, case, rocche…

tremano d’inquietudine e di paura…perché sembra non esistere riparo!

(Nessuno dovrebbe trovarsi nudo e affamato

sotto un cielo verde…carico di tempesta!)

Nives

Carri Mascherati

FEBBRAIO 2015

“Nugoli, vento, neve, acqua, tempesta!…

E’ arrivato Febbraio, Febbraretto!

febbraio 2015

 –  Ah, Febbraretto, corto e maledetto –

gli gridan tutti: – Vattene alla lesta” – 

 Corre via Febbraretto e sembra dire:

mese di febbraio

–  Allegri, che l’inverno è per finire –

potatura

E allegro, per il colle e per il piano,

ora pota le viti il buon villano,

potatura viti

mentre le vie, le piazze cittadine,

empie un gaio vociar di mascherine.”

(U. GHIRON)

maschera

Seducente mela,

INGANNO E POTERE

mela(di Franco Cardini)

“La maga bellissima assume le sembianze di un’innoqua vecchietta e porge all’ingenua Biancaneve (pura come la neve, appunto) un goloso frutto da mordere. mela 1

Quella vecchia incarna la natura femminile stravolta dal peccato. E’ l’Eterno Femminino orribile in quanto traduzione estetica del Male assoluto. E’ la peccatrice incanutita nel vizio e sterile, che odia la verginità purissima e pronta a divenire maternità. E’ l’orrida seduttrice, la Lilith archetipo della strega. seduzione 3

La fiaba Biancaneve dei fratelli Grimm sfrutta appieno un’immagine archetipa di seduzione che rinvia al racconto della Bibbia (Genesi 1, 16-17; 3, 1-7). Nel testo biblico non si parla di una mela, bensì genericamente del fructus de ligno scientiae boni et mali. D’altronde, il nome latino corrente per il frutto del melo era non pomum (che indica un frutto in senso generico) bensì malum (che si usava consumare alla fine dei pasti). La semiomofonia tra la parola malus (che indica l’albero delle mele) e i termini mel (“il miele”) e malum (“il male”) costituiva già nell’antichità motivo di giochi di parole e di doppi sensi, rafforzati dalla vicinanza fonetica con i termini greci melas (indicante il color nero ma anche il mistero, il segreto, l’oscurità spirituale), mèlitos (“il miele”) e melos (“il canto”). adamo ed eva

Dal groviglio lessicale greco-latino emerse, in area cristiana, un’immagine destinata a durare: il frutto dell’albero della scienza del bene e del male come immagine di seduzione anche sessuale. Dalla volgarizzazione del racconto biblico sono nate immagini tenaci: come quella che spiega il peccato originale come un peccato carnale, o quella che vede nel verme un simbolo che rinvia al serpente. The_Garden_of_the_Hesperides

La mitologia greca andò a dare man forte: creazione di Dioniso in onore di Afrodite, la mela era presso gli elleni un simbolo erotico e un augurio di fertilità; la dea della discordia aveva lanciato una mela aurea in mezzo alle dee riunite, e dal giudizio affidato a Paride su chi fosse la più bella era nata la guerra di Troia. Ancora alberi di mele si trovano nel ciclo ellenico che allude al viaggio verso Occidente come itinerario verso un Altro Mondo: Eracle lo intraprende per saccheggiare il giardino delle Esperidi, e in effetti presso i celti la mela era il simbolo della conoscenza dei segreti divini.

giardino delle Esperidi

Altro significato della mela è il potere sul mondo, raffigurato come una sfera: il globo regale è appunto in tedesco Reich-sapfel, (“mela dell’Impero”). Nella tradizione turcomongola, la mela è simbolo di potere universale: Alma Ata (“Padre Mela”) è l’ex capitale del Kazakistan,Alma Ata

mentre nei miti turchi ricorre l’immagine della “mela rossa” (o d’oro) come metafora della ricca città da conquistare: Costantinopoli, Vienna o addirittura Roma.” mela d'oro

Riflessione personale:

FRANCO CARDINI ha spiegato magistralmete il SIMBOLO che, la mela, ha assunto nel tempo.  Forse  “INGANNO E POTERE”…SEDUZIONE,  ancor oggi, si nasconde in succulente ed invitanti MELE??? IMU

tentazione 3potere

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