Chimera

triplice creatura degli inferi

(Sorella di Cerbero, le sue tre teste di leone, capra e serpente rievocano la ripartizione dell’anno secondo gli antichi calendari.)

Testo di FRANCO CARDINI

(V-IV secolo a.C.) Museo archeologico di Firenze
Capolavoro in bronzo della scultura etrusca

“Nelle lingue moderne la parola chimera è ordinariamente usata come simbolo di sogno e illusione.

Bisogna tener presente che la parola monstrum non ha originariamente il significato allusivo ad animale o creatura mitica di aspetto terrificante, quanto piuttosto quello di qualcosa che, per le sue straordinarie caratteristiche, è degno appunto di essere “mostrato”, cioè indicato a dito e fatto oggetto di meditazione. Il monstrum è quindi, per definizione dei saggi greci e latini le cui conoscenza sono state ereditate dai padri della Chiesa, anzitutto un insegnamento: Dio crea i mostri per invitarci a riflettere su qualcosa. Il mostro è pertanto l’essere simbolico per eccelenza. Di dolce e di leggiadro la chimera aveva ben poco. Poteva essere esteticamente, a modo suo, persino bella: e la statuetta etrusca detta “Chimera d’Arezzo” ci presenta in effetti un complesso di grande bellezza artistica. Ma l’oggetto in sé lascia interdetti. Si tratta di un leone dalla coda che termina in un serpente e dal dorso del quale emerge una testa di capra. Secondo la mitologia greca, Chimera era figlia di due mostri sotterranei, Tifone ed Echidna; ed era sorella di Cerbero, il famoso cane dalle triplice testa guardiano degli inferi.

cerberoI genitori di Chimera sono due mostri sotterranei che si raffigurano ordinariamente in forme in qualche modo collegabili al serpente. La figura mitica sotterranea e il simbolo del serpente richiamano entrambi alle forze oscure delle viscere della terra. D’altra parte, Chimera richiama nella sua forma tre animali: il numero tre ritorna anche nella figura di suo fratello Cerbero, raffigurato sotto forma canina ma provvisto di tre teste.Gli studiosi di mitologia sono abbastanza d’accordo sul fatto che il numero tre chiama in causa al tempo stesso le forze infere e l’originaria ripartizione in tre parti dell’anno. In effetti, gli antichi calendari mediterranei presentavano un anno distinto in nove-dieci mesi e, ripartito in tre stagioni: nel simbolo della Chimera la testa di leone rappresentava quindi la forza vitale della primavera, la capra le caratteristiche connesse con la terra inaridita dell’estate e del primissimo autunno e il serpente, animale d’acqua, l’umido e buio inverno.

stagioni

Sempre secondo la leggenda, la Chimera fu uccisa dall’eroe Bellerofonte, il quale cavalcava il cavallo alato Pegaso, a sua volta nato dalle acque sotterranee, ma le ali del quale sono un preciso riferimento al cielo e alle forze astrali.

bellerefonteSiamo quindi, con il mito di Bellerofonte e della Chimera, nell’ambito dello scontro tra le potenze del cielo, dell’aria e della luce,

tornado

e quelle delle acque sotterranee e della terra da cui scaturiscono terremoti

eplosione di un vulcano

e nella quale vivono le forze demoniache connesse con il mistero della morte ma anche con quello della rinascita delle forze vegetali che tornano a vita nuova in primavera dopo il lungo letargo invernale.

stagioni dell'anno

Abbiamo quindi, in uno stesso simbolo, il convergere della tematica connessa con la lotta eterna tra potenze positive e negative dell’universo

bellerefonte

e di quella legata invece all’avvicendarsi delle stagioni. Nell’antichità la Chimera era considerata come l’incarnazione dei pericoli che assediano l’uomo per terra e per mare: forse per questo era l’animale protettore della città di Corinto, che per la sua posizione su una sottile lingua di terra si sentiva continuamente minacciata da maremoti e terremoti.

Il Medioevo cristiano, che non ebbe mai particolare dimestichezza con questo mostro simbolico, lo collega tuttavia con decisione alle forze demoniache: in questo senso vanno interpretate le abbastanza rare raffigurazioni di chimere tre troviamo sopratutto nella scultura romanica.”

(ordinario di storia medioevale Università di Firenze)

La purezza dell’unicorno

di Franco Cardini

Unicorno o Liocorno

“Questo fiabesco simbolo di potenza e di gentilezza, il più bello e il più puro tra i segni araldico-mitologici, ha una preistoria complessa. Il Talmud lo presenta come un animale colossale, dai tratti che rinviano alle immagini draghesco-equine della cultura babilonese, e dice che scampò al diluvio solo perchè legato all’esterno della barca. Nella cultura persiana antica è il Bundahish, un onagro alto come una montagna, a tre zampe, sei occhi e nove bocche, dal terribile grido, e il suo corno può purificare qualunque cosa.

simbolo di potenza e gentilezza

Nella cultura grecal’immagine dell’unicorno fu introdotta dal viaggiatore Ctesia, tra il V e IV secolo a.C. Una tradizione razionalizzante, accolta nel Duecento anche da Marco Polo, vuole che il favoloso animale, sia, semplicemente, un rinoceronte. Ma quelli conosciuti come “corni d’unicorno”, nei nostri musei, sono piuttosto denti di narvalo. In effetti, il formidabile ed elegantissimo dente sinistro del cetaceo Monodon monoceros, spiraliforme, può raggiungere fino a due metri e mezzo di lunghezza. Nel Medioevo fu molto ricercato: se ne fecero lance da parata per i tornei e i potenti lo utilizzarono per purificare cibi e bevande, convinti che il suo contatto eliminasse qualunque veleno.

potenza e purezza

L’associazione della potenza con la purezza fu probabilmente all’origine delle leggende riportate nei bestiari medievali: l’unicorno è un grande animale candido dal corpo di cerco o di cavallo (testa e criniera sono comunque equini), che al centro della fronte reca un lungo corno eburneo spiraliforme. Delicato, ma ferocissimo, può essere ammansito e catturato solo da una vergine. Difficile non riconoscervi la metafora di un’unione sessuale misticamente sublimata.

Nel Medioevo l’unicorno divenne il simbolo dell’indomita castità e fu associato alla Madonna. Sono noti gli arazzi medievali della Chasse à la Licorne conservati nel Cloister Museum di New York, che hanno un trasparente valore cristologico (il casto unicorno incatenato a un melograno è simbolo del Cristo crocifisso), e quelli della Damà la Licorne del Musée de Cluny di Parigi, enigmatica allegoria della cattura dell’unicorno attraverso l’allettamento dei cinque sensi, forse raffinata e ardita raffigurazione della seduzione. Nell’araldica regale britannica l’unicorno rappresenta la Scozia.

simbolo della castità

Molto prossimo all’unicorno è, nella zoologia fantastica e nellemblematica cinese, il ky-lin, associato alla dea Kuan-yin e simbolo della castità che peraltro è augurio di numerosa discendenza. L’unicorno, la fenice, il dragone e la tartaruga sono i quattro “animali benefici” della tradizione cinese, collegati all’impero. L’unicorno vive mille anni e appare sulla terra tutte le volte che nasce un imperatore.