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Castelli in aria

“Guardate come il vento, con le sue carezze ora lievi ora affannose, consola la prigionia degli alberi, come dolcemente muove foglie e fiori e rami per far dimenticare la perpetua schiavitù che lega il tronco al suolo con le funi forti delle radici. L’aria crea nelle piante l’illusione di moto e della negata libertà.

 

 

 

 

 

 

 

L’aria non è così fievole, cedevole, sfuggevole come i semplici credono. Sopra il solido terreno dell’aria noi tutti fabbrichiamo le più ospitali abitazioni del mondo, le più umane e sovrane architetture. Sono i “castelli in aria” unica proprietà inalienabile e inalterabile dei poveri. I “castelli in aria” son fatti della stessa preziosa materia dei sogni, dunque eterni e, talvolta, divini. Non sarebbero più saldi se fossero fondati sulla roccia.

 

Le nuvole si smagliano, i cumuli si sfaldano, i cirri son mangiati dal sole ma i nostri castelli s’innalzano assai più su, nella purezza libera dell’aria superiore, con torri che toccano le stelle, con porte che si spalancano sull’infinito.”

 

 

(Da”La Badia”, a cura di Nicola Lisi, Pietro Parigi, Giorgio La Pira. Ed. Fiorentina, Firenze, 1992, p. 176)

Un’altra prospettiva

Dire: “Preferirei di no!” esce dallo stato di

sottomissione e passività…per ritrovare

una propria voce di silenzio sottile, e tuttavia

incrollabile.

Il “Preferirei di no!” segna il passaggio dalla

condizione di mansueto e docile, a quella di mite.

E’ il passaggio da una postura statica a una mobile,

un cambio drastico nel modo di guardare sé e

il mondo. Un’ulteriore scoperta dell’arte della

prospettiva.

Il mite diniego ha l’impeto non solo umile, nonpiù

solo mansueto: ha l’impeto che spezza l’ordine

delle cose, che accelera il movimento, anche se

di primo acchito il balzo verso la nuova postura

si presenta come arresto completo delle attività.

Ci sono soste e silenzi che sono una corsa.

E’ sempre

dal loro contrario che capiamo il significato

delle cose e dei moti dell’animo.

(Barbara Spinelli)

essenzialità

Il Vento

soffio di vento

condor

 

vele al vento

acquilone nel vento

“Il vento è movimento

azione, impeto, è quel che ti cava fuori dalla creta,

dalla carne, dal sangue,

vento 3

nei quali è la nostra origine.”

(Barbara Spinelli)

vento

Il Fiore del Sole

girasole

“La chiamano il fiore del sole questa pianta erbacea annuale che può raggiungere i tre metri di altezza.

semi di girasole

E a un sole raggiante somiglia davvero la sua regale infiorescenza che può arrivare a quaranta centimetri di diametro.

semi di girasole

l'oro dei girasoli

I grossi capolini sono formati al centro da fiori bruni e lungo la circonferenza da fiori giallo vivo, dotati di linguetta. Prima della sbocciatura o al suo inizio, i capolini tendono a seguire l’apparente corso del sole, movimento che scompare subito dopo, quasi completamente.

fiore del sole

Originario dell’America Centrale, fu introdotto in Europa (Spagna) alla fine del XV secolo come pianta ornamentale. I semi, che in realtà sono veri e propri frutti sono la parte più utilizzata della pianta.

girasole

Simili ai semi di zucca, contengono dal 35 al 55 per cento di olio, dal 23 al 31 per cento di protidi e fino al 20 per cento di glucidi. Abbrustoliti, possono essere adoperati come il caffè; tostati, come surrogato della cioccolata.

semi di girasole

L’olio giallo, insipido e inodore, che si ricava dalla loro spremitura, ha il potere di favorire la diminuzione del tasso di colesterolo e, se di buona provenienza, è uno dei migliori grassi alimentari.

(Erboristeria dell’Abbazia di Praglia)

campo di girasoli 1

“COR HABEO”

cuore amore

“La cartolina trova spazio nell’unica fessura di quel vagone piombato.

Lo percorre all’inverso volando, quasi per salutarlo, poi scivola verso terra finché trova l’appoggio di un prato.

Qualche giorno dopo un contadino la intercetta per caso nella scia di una falce. La spedisce così al mittente, pensando che l’abbia perduta. Ma Etty Hillesum non potrà rileggerla. Morirà ad Auschwitz pochi giorni dopo aver affidato al vento quel suo ultimo pensiero: “Abbiamo lasciato il campo cantando”. 

Vorrei seguire con voi la scia di questa cartolina per provare a dire qualcosa sul coraggio.

Mi aiuta una riflessione di Giovanni VannucciIn un suo incontro il monaco di Stinche utilizza le leggi della fisica per spiegarci come si muove la vita.

sasso cuore

Prendete una pietra, ci dice, e poi lasciatela. Cade a terra, naturalmente, per effetto della legge di gravità.

Araucaria_Excelsa_Seeds

Guardate invece una pianta. Ha un peso simile a quello di un solido, ma un movimento contrario: non scende giù, ma sale, indirizzando verso l’alto i rami e le foglie: è la vita che ha dentro che fa la differenza. Ciò che è inanimato si muove verso il basso, ciò che è vivo segue direzioni diverse: “la vita – ci dice Vannucci – consiste in una prodigiosa violazione di tutte le leggi del mondo fisico”.

attraverso il cuore

Nella nostra realtà quotidiana la forza di gravità è rappresentata da mille motivi che ciascuno di noi ha per scivolare giù: pesantezza, limiti, paure, destini avversi. Un pool di forze che, con concentrazioni diverse, ci invitano a mollare, a lasciarci cadere. Questa corrente dal pollice verso, specie quando le cose non vanno, ci sembra la più naturale, inevitabile come una legge della fisica.

cuoricino

Eppure,  se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo che non è tutto così scontato, anzi notiamo spesso che proprio dove il peso delle situazioni negative cresce, sale anche la spinta ad opporvisi, che dove sembra inevitabile la disperazione, trova spazi imprevisti la speranza.

Ecco il coraggio : il coraggio consiste nell’ostinata scelta della direzione contraria a quella che ci viene impacchettata dalla sorte, nell’opposizione coriacea alla forza di gravità dell’appiattimento, del realismo cupo, dell’apatia.

sguardo sul mondo

il coraggio segue la vita sempre, anche quando farlo sembra inutile. A chi scrive quel biglietto Etty, durante il trasferimento dal campo di Westerbork al lager polacco? Lo scrive a chiunque possa raccoglierlo, lo scrive per piantarlo nella vita di chi resterà. “Abbiamo lasciato il campo cantando”  non sono le parole di un addio, è la frase di chi vuol far presente che non si può arrestare mai il movimento di ascensione dell’uomo.

sassi cuore

Non è una questione di eroismo. Al contrario: se notiamo poco coraggio intorno a noi è perché il coraggio è così sparso nel nostro vivere quotidiano, che spesso non lo riconosciamo.

Il coraggio è quello di chi affronta a viso aperto una malattia sua o di un famigliare, di chi ha perso tutto ma ricomincia, di chi, se vede un’ingiustizia, la denuncia.

E’ un coraggio che opera forse di più in dimensioni intime che pubbliche, ma che c’è, esiste, tutti ne possiamo disporre.

cuore d'acqua

La radice etimologica della parola coraggio è “COR HABEO” – “ho cuore” . Se ci pensate è proprio il cuore l’organo che, primo, marca la differenza tra ciò che è inanimato e ciò che è vivo.

Davanti alle analisi più cupe del nostro presente e delle sue crisi, ricordiamoci che abbiamo a disposizione una risorsa fatta di cuore, per questo capace da sola di ribaltare tutto. persino la forza di gravità.”  (Massimo Orlandi)

cuore di cielo

Dedicata al Pianeta Terra

“Apri la porta – fai inondar d’azzurro cielo liberamente – la stanza mia ed entrare dei fiori il profumo. – Lascia i primi raggi del sole – Bagnare tutto l’essere mio – e irrorarne il vigore. – “Sono vivo” – questo messaggio di saluto – fruscia tra le foglie della foresta – Lasciamelo udire – Che il mattino m’avvolga nel suo velo, – com’esso avvolge la verde terra di molle erba adorna. – L’amore che ricevetti nella vita – la sua muta voce io odo nel cielo, – nel vento. – Nelle sue pure acque mi bagno – e vedo la Verità della vita scintillante come gemma – nel cuore dell’azzurro.” (TAGORE)

“Nel giardino del condominio dove abito ormai da venti anni, c’è un abete argentato alto oltre 20 metri. Lo piantammo al nostro insediamento a futura memoria, testimone del tempo e della storia. Per averlo dovetti raccomandarmi ad un caro amico vivaista. Ora è maestoso, meravigiosamente perfetto, con i suoi rami a raggiera geometrici e protesi all’esterno verso la luce. a primavera i virgulti dei nuovi aghi, più verdi del resto, orlano tutto l’albero come ghirlande festose per la promessa di vita rinnovata. Due anni fa accadde che l’inverno a causa di una nevicata abbondante, la punta dell’albero si ruppe. Ogni volta che mi affacciavo al b alcone lo vedevo diverso, mozzo, non più orgoglioso della propria vitalità e questo per me era motivo di tristezza, perchè volevo e voglio bene a quell’albero. Ma a distanza di qualche tempo ho assistito ad un miracolo della natura che sa vincere anche le battaglie più cruente: uno dei cinque ultimi rami si è piano piano “drizzato” assumendo il ruolo di punta. E lo stupore aumentava di giorno in giorno fino a constatare che l’abete ha riconquistato la sua fisionomia originaria: chi ha stabilito che quel ramo dovesse comportarsi in quel modo, quale intelligenza, quale legge. E perchè proprio quello e non uno degli altri quattro. Ora mi sembra più bello, più vero, più vivo.”  (PAOLO GIORGI)

“La prosodia delle stelle può essere spiegata con diagrammi nelle aule scolastiche, ma la poesia delle stelle si trova nella silenziosa riunione delle anime, alla confluenza della luce e del buio, dove l’infinito imprime un bacio sulla fronte del finito, dove possiamo udire la musica del grande organo della creazione attraverso le sue innumerevoli canne, in un’armonia senza fine. E’ perfettamente evidente che il mondo è movimento. (In sanscrito il mondo è definito “Ciò che si muove”)  (TAGORE)

“…..io per me reputo la Terra nobilissima – ed ammirabile per le tante e sì diverse alterazioni, – mutazioni, generazioni, etc., – che in lei incessantemente si fanno; – e quando, senza esser suggetta ad alcuna mutazione, ella fusse tutta una vasta solitudine d’arena o una massa di diaspro, o che il tempo del diluvio diacciandosi l’acque che la coprivano – fusse restata un globo immenso di cristallo, – dove mai non nascesse né si alterasse o si mutasse cosa veruna, – io la stimerei un corpaccio inutile al mondo, – pieno di ozio e, per dirla in breve, – superfluo e come se non fusse in natura.” (GALILEO GALILEI)

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