Magiche notti d’estate

Ho cercato tanto nel web.

Ma video, suoni, immagini, parole

non rispondono alle emozioni

vissute nelle magiche notti d’estate

dei miei 11 anni….

mentre,

immersa nel silenzio parlante,

ascoltavo la voce del creato.

Il video esprime l’incanto

degli occhi….

ma i “zirli dei grilli”

godono del silenzio dell’uomo,

e del silenzio

del respiro del mare.

Soltanto la Poesia di Vincenzo Gerace

esprime la dolce immensità

conservata nell’anima.

(Nives)

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SIMBOLO

“O piccolo grillo che zirli

fra l’erbe dell’umile prato,

di te vagante si piace

tacendo all’intorno il creato:

si tacciono i venti, si tace

fra i lidi l’immenso oceano,

e t’odon le stelle brillando

dall’alto con tremito arcano;

che cosa la notte sarebbe

privata de’ flauti leggeri

che suoni tu si volentieri

perduto nell’ombra del prato?”

(Vincenzo Gerace)

TRACCE:

Poesia tratta dall’Antologia Italiana LA PRORA (L. Bianchi – V. Mistruzzi ) Nicola Zanichelli Editore – Bologna 1961

Video tratto da You Tube

AUGURI DI SERENA ESTATE 2020!

Festa della Repubblica Italiana

 

Campagna ridente

 

Il grano è quasi dorato. Le rane nei fossi gracchiano innamorate. Le tortore sui fili della luce tubano e si rincorrono. Le fontane scrosciano allegre nei giardini delle case di Preganziol. Le fronde del Gelso arrivano fino a terra e dondolano per me. L’erba brilla del suo verde…ed io, oggi 2 GIUGNO 2020, FESTA DELLA REPUBBLICA, penso al mio PAPA’ che, assieme ad altri 600000 Soldati Italiani, si è lasciato trasportare prigioniero nei Lager nazisti, in nome della LIBERTA’, della GIUSTIZIA, della DEMOCRAZIA…per TUTTI noi, uomini e donne del Futuro!

LIBERA, GIOIOSA, GRATA E FIERA…

AUGURO…

 

BUONA FESTA AGLI ITALIANI!

Festa della Repubblica - Storia, Cerimonia e Regali per Celebrarla

Il Filugello

La falena della seta (il baco da seta) | Briciolanellatte Weblog

 

PIETRO BARGELLINI

“Alla frontiera cinese, il fraticello fu frugato.

  • Avete oro? – gli chiesero le guardie.
  • No.
  • Avete argento?
  • No.
  • Avete seta?

Il fraticello rimase un istante perplesso. Non voleva dire il falso. Ma rispose poi francamente:

  • No.

Non volevano che gli altri popoli della terra conoscessero il segreto di quel preziosissimo filo, col quale fabbricavano un bellissimo tessuto, lucido e morbido.

  • Passate pure – gli dissero allora le guardie.

Il frate raccolse il suo bastone di bambù e passò la frontiera.

TRAMA E ORDITO - il blog della moda: SETA

Cammina, cammina, sempre appoggiandosi alla sua canna, giunse finalmente al suo paese.

  • Ho portato un tesoro!
  • Dov’è?

Credevano fosse oro, argento, pietre preziose. Il pellegrino sorrise.

Gli abitanti del paese lo guardarono increduli. Era povero, non aveva bagagli, e pensarono che durante il lungo viaggio avesse smarrito la ragione.

Il frate allora mostrò il suo bastone.

  • E’ qui dentro.

Gli altri risero di lui. Ma il frate ruppe la canna di bambù e mostrò alcuni semini scuri.

Il baco da seta | Redazione Web – Anno Scolastico 2011-2012

  • Ecco il tesoro – disse.

Tutti credettero che si volesse burlare di loro. Gli voltarono le spalle e lo lasciarono solo.

Allora il frate mise i semini al caldo. Dopo pochi giorni dai semini, che erano uova, uscirono alcuni bachini neri. Il frate li pose con grande cura sopra una foglia tenera di gelso. I bacolini cominciarono a mangiare e ridussero la foglia alle sole nervature.

In poco tempo i bacolini ingrossarono e diventarono chiari, lucidi e mollicci.

Durmìi de la quarta", un prezioso ricordo di famiglia

  • Venite a vedere il grande tesoro – diceva la gente. – Quattro o cinque bachi che fanno ribrezzo!

Il frate sorrideva:

  • Aspettate – diceva, – aspettate e vedrete.

I bachi crescevano sempre di più. Quando furono grossi come un fuscellino, smisero di mangiare e si misero a dormire.

  • Sono morti – disse la gente.

Invece, dopo poco tempo, ripresero a mangiare. Quando furono grossi come un dito indice s’addormentarono nuovamente.

Intanto il fraticello aveva cercato un rametto di scopa secca; vi fece salire i suoi bachi e disse ai suoi increduli paesani:

  • Ripassate fra qualche giorno e vedrete!

Invertebrati: Bombice del gelso - Sapere.it

Dalla bocca dei bachi usciva un filo d’oro, che le bestiole appiccicavano nei diversi punti della scopa. Poi cominciarono a girarsi su loro stessi tessendo un finissimo bozzolo dentro il quale restarono prigionieri.

Quando la gente chiese di vedere il prodigio, il fraticello mostrò il rametto di scopa dal quale pendevano tanti bozzoli d’oro.

S’alzò un grido di meraviglia!

  • Sono frutti d’oro?
  • No – rispose il frate, – sono semplicemente bozzoli di seta.

Così anche gli Europei allevarono il filugello e produssero come i Cinesi i preziosi tessuti lucidi e resistenti.”

(Da “Bellariva” – Vallecchi, Firenze) – (Letture per le Scuole Elementari – Classe 3° – Anno 1963)

il Filugello (@ilFilugello) | Twitter

 

Calla

 

Zantedeschia Aethiopica)

LA CRESCITA

Introdotta in Europa nel 1731, la calla è una pianta acquatica delle araliacee, originaria delle paludi tropicali africane. Ne esistono otto varietà, tutte bellissime, ma la più famosa e diffusa è la Zantedeschia Aethiopica, caratterizzata dall’alto stelo rigido e carnoso, al cui vertice si apre il fiore a calice, di un virginale bianco opaco, avvolto intorno a un lungo spatice giallo vivo.

Tra tutti gli stati africani, infatti, l’Etiopia occupa un posto particolare perché sembra che proprio questo paese sia stato la culla dell’uomo: qui, per la prima volta nella storia del nostro pianeta, un essere vivente si è eretto sulle zampe posteriori e ha puntato lo sguardo al cielo. Non sorprende quindi che da lì provenga questo fiore singolare, che rappresenta, visivamente e simbolicamente, l’unione dello Yin e dello Yang, del maschile e del femminile, del cielo e della terra.

Da qui l’uso tradizionale di questo fiore nei matrimoni, in cui si realizza appunto l’unione dei due sessi, ma anche nei funerali, per la promessa di rinascita implicita in questa unione. Nel sistema floriterapeutico californiano la calla individua la capacitàvdi esprimere con chiarezza la propria identità sessuale, la prima differenziazione che s’incontra nel percorso evolutivo individuale.

E’ dunque un fiore “di crescita”: a livello psicologico è legato alla fase primaria dello sviluppo dell’identità; a livello fisico identifica la differenziazione tra i sessi che avviene nel periodo embrionario; a livello spirituale rappresenta l’unione tra anima e animus che conferisce la saggezza illuminata.

LA DONNA CALLA

Identificarsi nella Calla rivela la nostalgia per il periodo fusionale della vita, precedente all’inizio del percorso di individualizzazione, in quel beato stato di “costante e infinito amplesso amoroso” in cui si basta a se stessi perché non c’è null’altro da desiderare. Da qui deriva anche una sorta di “aristocratica” incontentabilità e il rifiuto dei rapporti con l’altro sesso, contro cui vengono erette solide difese, muri che non permettono a nulla di raggiungerti. Ma la scelta della Calla segnala anche il bisogno di andare oltre, di superare questa fase, affrontando le paure che possono bloccare nel percorso verso l’individuazione.

IL PROFUMO ALLEATO

Alla turgida Calla si addice il frizzante aroma di limone, pianta di una straordinaria fecondità che gli permette di fruttificare in abbondanza senza mai esaurirsi.

Il suo effetto astringente contrasta la tendenza alla dilatazione e alla ritenzione idrica; riequilibra il metabolismo; elimina le tossine; depura il fegato e il sangue. La sua qualità solare aumenta il tono dei tessuti e la forza vitale. Ogni mattina massaggia tre gocce, diluite in un cucchiaio d’olio di mandorle, sul plesso solare per stimolare l’organismo a “darsi una mossa”.

CONSIGLIO PRATICO

Per chi si avvolge nel virginale candore della Calla è indicato un nobile e bellissimo sport: il tiro con l’arco. L’esercizio dell’arco stimola l’energia yang, affina le capacità di valutazione, rafforza la personalità e la sicurezza, scarica l’aggressività trattenuta, migliora il tono dell’umore. Praticarlo non è difficile, anche se non è molto noto. E’ sufficiente uno spazio all’aria aperta e un minimo di attezzatura, facilmente reperibile.

CONSIGLI ERBORISTICI

La Quercia marina (fucus vesiculosus) è il rimedio erboristico d’elezione per chi soffre di metabolismo lento. Da usare per brevi periodi e solo se si è certi di non avere problemi tiroidei.

IL TUO FIORE DI BACH

Alla donna Calla sono indicati Star of Betlehem, Water Violet e Walnut, con l’aggiunta del californiano Calla Lily.

TRACCE:

Il brano è tratto di RIZA SCIENZE n.221 di Ottobre 2006

Le Foto Ricordo personali, (che mi hanno colmata di gioiosa meraviglia), sono state scattate in una mattina primaverile del 2018, mentre passeggiavo lungo le Vie rurali del mio paese trevigiano.

 

 

Cercare con il cuore

GIOVANNI PASCOLI

“Vivi tu, vivi, o santa

natura? Vivi e il dissueto orecchio

della materna voce il suono accoglie?

Già di candide ninfe i rivi albergo,

placido albergo e specchio

furo i liquidi fonti.”

SAINT-EXUPERY

“Coltivano cinquemila rose in un unico, modesto giardino, e non trovano ciò che cercano.

E pensare che quel che cercano lo possono trovare in un’unica rosa.

Ma gli occhi sono ciechi, con il cuore bisogna cercare”.

 

Il profumo dei fiori

“Il dolore col suo piccone mina il cuore, ma è un artista sapiente. Approfondisce i canali per i quali possa entrare la felicità e scava nuovi loculi per nascondervi la gioia, dopo che egli se ne è andato.” (Leonardo da Vinci).

“Tremo di piacere quando penso che proprio il giorno della mia scarcerazione l’acacia e il lillà saranno fioriti nei giardini, e vedrò il vento agitare in cangiante bellezza l’ondeggiante oro dell’una e elevare la pallida porpora dei pennacchi dell’altro, così che tutta l’aria intorno sarà impregnata per me dei profumi d’Arabia.

Linneo cadde in ginocchio e pianse di gioia quando vide la prima volta la grande brughiera di qualche altipiano inglese tingersi di giallo per i fulvi fiori aromatici della comune ginestra; e io so che per me, per cui i fiori son parte della passione, lacrime sono in attesa tra i fiori di qualche rosa.

…Provo un singolare desiderio per le cose grandi, semplici e primordiali, come il mare, che per me è una madre, al pari della Terra.

Mi pare che noi tutti guardiamo troppo la natura e viviamo troppo poco con essa. Vedo una gran salute nell’atteggiamento dei Greci. Essi non ciarlavano mai di tramonti né discutevano se le ombre sull’erba fossero effettivamente viola. Ma intesero che il mare era per chi nuota e la sabbia per i piedi di chi corre. Amavano gli alberi per l’ombre che spandevano e la foresta per il suo silenzio meridiano.

…La realtà d’una cosa dipende dal modo in cui la si guarda. “Là dove gli altri, dice Blake, “vedono solo l’alba sorgere sulla collina, io vedo i figli di Dio che gridano gioia”. (Oscar Wilde)

TRACCE:

Foto scelte dalla Galleria Personale

Brani scelti principalmente da “IL SEME” di Giovanni Pastorino

Risveglio

“C’è tanto cinguettar d’uccelli

stamattina, tutt’attorno.

E, mentre il giorno s’apre a fatica

un varco tra le nubi,

quasi par che l’incanto

della verde campagna,

sceso dalla montagna,

sia straripato giù per la città.

Dagli alberi dei parchi,

dai lecci dei viali,

dai filari di bossi e biancospini,

uno squittir di cicaleggi, si leva,

un tramestìo di piccoli piedini,

un sommesso gridìo: quasi

un allegro cianciare di comari.

A frotte,

su le piazze e le ville,

s’inseguon le rondini,

fin sopra le terrazze delle case,

e i vicoli piccini.

Rasentan le grondaie,

i tetti ed i camini.

Scendono, salgono, planano,

discendono: si posano sui nidi

e poi ripartono.

e l’aria è tutta un fremito di stridi.

Ruderi, antri semibui,

macerie e muri in pericolo,

e qua e là qualche capanno

coperto di latta e di stracci.

Volti macilenti di vecchi,

volti tesi di adulti,

volti diafani di bimbi;

e sopra, dardeggiante,

lo stesso sole

che illumina le case dei ricchi.

Un sordo rancore

matura adagio tra le macerie.

I nervi paiono rompersi

per la tensione e l’impotenza.

I colpi di tosse degli innocenti

sono sommersi

dal rombo delle macchine

che sfrecciano,

al di là dello steccato.

Gli anni passano:

lenti ma passano.

Resta, della guerra,

questa nostra vergogna:

di non trovare l’amore che occorre

per sanare le ferite dell’odio.”  (Giovanni Pastorino)

TRACCE:

Poesia tratta dalla pag. 10 del Libro “Il Seme è per sempre”

1957 – Il Seme compie sessant’anni – 2017

Video tratti da YOUTUBE

VOLO SULL’ITALIA

 

“Un ragazzo sogna di compiere un volo meraviglioso, in diverse tappe, in varie parti del mondo, seduto su un aquilone trainato da un germano. Adesso i due amici, il ragazzo e il germano, lasciata l’incantevole Sardegna, stanno sorvolando la Sicilia verso la penisola italiana.

La partenza avvenne al primo sole. – Verso Ponente, ora – gridò Avioletto. – Presto. Il volo procedeva veloce. – Dove siamo? – Aspetta…vedi quell’alto monte coperto di neve? Ha un filo di fumo sulla cima…Ma sì, è il vulcano Etna; siamo in Sicilia, Paperetto mio, la più grande isola italiana.

Risultato immagini per etna vulcano

Dopo un voletto intorno all’Etna, i due ardimentosi puntarono verso il Nord. – Stiamo sorvolando lo Stretto di Messina. Guarda una nave traghetto; trasporta un treno tutto intero. – E dove andiamo? In Calabria. Quanti monti boscosi, e che vista magnifica! Di qua il Mar Ionio, di là il Mar Tirreno. Com’è bella l’ITALIA! – Continuiamo sempre diritto? – Ecco: tu segui il crinale dell‘Appennino. Vedi, la Lucania selvaggia è qui sotto; più a Est, oltre il Golfo di Taranto, si profila la verde piana di Puglia, in riva all’Adriatico. – Ecco là un altro Etna! – esclama Paperverde. – Ma che dici! Quello è il Vesuvio. Un altro vulcano, vuoi dire, ma più piccolo.

Risultato immagini per napoli

 E di fronte riposa Napoli, la bella città della Campania. – quante montagne, ora, qui sotto! – Avvicinati al Tirreno. Oh! – Che c’è? – Ma quella è Roma! E tacque commosso. In breve furono sopra la Città Eterna. – Vedi San Pietro: la cupola, la basilica, la piazza. Ecco la Città del Vaticano, dove abita il Papa. – E quel fiume? – chiese Paperverde, sempre interessato ai corsi d’acqua. – E’ il Tevere perbacco. Che meravigliosa città! Ecco qui il Gianicolo verde, il Colosseo e il bianco Altare della Patria, i palazzi e le chiese, le piazze e le rovine. Salutiamola, Paperverde, è la capitale d’ITALIA.

Risultato immagini per roma

Il volo continuò verso il Nord sopra innumerevoli monti e vallate. – Quanti filari di cipressi e quante vigne! – Dovremmo essere in Toscana.

Risultato immagini per firenze

Sì sì. Vedi Firenze Vecchio.  Animo, Paperverde: scavalchiamo gli Appennini e saremo nella Pianura Padana. Vedi quei due ruscelletti? Sono il Tevere e l’Arno, che nascono su questi monti e poi si ingrosseranno, via via che si avvicinano al mare. Dopo aver attraversato il Po, solenne nel suo maestoso cammino, videro all’orizzonte, in riva al mare, Venezia,

Risultato immagini per venezia

la fiabesca città che sorge dall’acqua coi suoi cento palazzi e i suoi canali tortuosi, nei quali si specchiano le cupole delle chiese e le cupidi dei campanili. Silenziose gondole nere se ne andavano lente di casa in casa. – Su, in alto in alto, Paperverde, che voglio salutare e mandare un bacio a Trieste, che riposa là in fondo, oltre l’Adriatico. Passarono sulla Piazza San Marco, salutati da vicino da uno stormo di piccioni color piombo, che ritornarono però ben presto sulla piazza a cercarvi il becchime.

-Verso Occidente, Paperverde. Ormai siamo vicini a casa. Belle pianure verdi, solcate da fiumi e da canali, si perdevano all’orizzonte, in due ampie cortine di monti. – Vedi le famose città della Pianura Padana? Padova e Vicenza ormai le abbiamo sorpassate: ecco Verona sull’Adige; questo fiume ci porta il saluto di Trento, ch’esso ha visitato prima di giungere qua. Ecco davanti a noi il Lago di Garda.

Risultato immagini per lago di garda

Passarono sulla forte Brescia, dominata dal Castello turrito. – Ora siamo in Lombardia, la più ricca regione d’Italia; ben presto saremo a Milano. Dopo qualche tempo infatti Paperverde disse: – E’ quella Milano? – Proprio.

Risultato immagini per milano

Si vede il Duomo, con le sue cento guglie e la Madonnina dorata. Vedi più in là, nel verde, il Castello Sforzesco, con le sue torri e le sue mura merlate. Ora pieghiamo verso Sud. Vorrei vedere il Mar Ligure, prima di arrivare a casa.

Paperverde deviò e dopo un po’ stava sorvolando l’Appennino Ligure.

Risultato immagini per genova

– Ecco Genova con i suoi palazzi arrampicati sul monte e il suo porto popolato di navi. Torniamo.

Rivalicarono gli Appennini e furono di nuovo sulla Pianura Padana. – Torino!

Guarda la Mole Antonelliana e il Po, e i castelli e i giardini e le officine. Ma ormai si fa sera. Ancora un ultimo sforzo e siamo finalmente a casa.”

Risultato immagini per torino

TRACCE:

Brano tratto da: Letture per le Scuole Elementari – Franco Reiteri Editore – Classe 3° – Anno Scolastico 1964- 1965)

(Si dichiara che cinque esemplari del presente libro sono stati depositati presso il Ministero della P.I. e presso l’Assessorato P.I. della Regione Siciliana secondo le norme vigenti.)

PROMESSA firmata (Evelina anni 8)

“Terrò con cura questo libro che lo Stato mi ha donato e che l’Insegnante ha scelto per me.”

 

 

BUON COMPLEANNO ITALIA!

 

 

 

Il bosco dei Dogi

 

“A (piedi nudi)…calpesto il sacro

morbido tappeto umido del sottobosco,

e m’inoltro intimorita cercando sprazzi di cielo.

Ilari minuscole foglie

come pioggia dorata

vengono… baciando il viso.

Fruscia il vento

e gli alberi del Cansiglio

danzano.

L’emozione va

a Venezia.

Fa battere forte il cuore

l’immagine dei rugosi antenati

danzanti sott’acqua.

Forti, indistruttibili, umili e leggiadri sempre.

Fiere solide Fondamenta.

Invisibile, quasi incomprensibile

magia della mitica mia Città!

 

Un nido caduto dai rami,

ha punto il piede nudo.

Un sacro nido bagnato,

vuoto.

Ingegnosa opera

nella Conca

che si prepara all’estremo termico.

Più 30° e meno 30° C.

nella Foresta Demaniale Inalienabile!

Felci, anemoni dei boschi, elleboro verde,

acetosella.

Splendidi colori di faggeti

ricordano l’intenso profumo

primaverile del fior di stecco

dai vivaci colori.

E le genziane e i crochi

e il geranio argenteo.

Pian del Cansiglio Catino prealpino.

Foresta spesso nebbiosa

dai fusti collonari.

Rifugio di cervi e caprioli

di linci, orsi bruni, scoiattoli,

sparvieri, aquile reali….e uomini.

………….

O Cimbri boscaioli

cultori del legno

maestranze abili d’antichi mestieri.

Voi Minoranza etnica

della Regione Veneta.

O Voi solerti custodi della vita forestale.

Almeno Voi ricordate quei milioni di faggi, querce, abeti.

Ascoltate quel grido

che dal fango della Laguna

geme snervato.

Non più canto

di perenni Fondamenta

ma fievole voce,

“bandiera bianca sul ponte”

che sventola il coraggio

…………

mentre cigola alle onde

il Mose arrugginito,

il Leone di San Marco risvegliato.

………..

O sì Popolo Cimbro, alzate la voce

all’illustre “Serenissima”

inconscia del Bosco sommerso.

Ruggisce il Robot che

onora le grandi navi,

Che come una Sfinge sfida

la forza del mare.

E Venezia

fragile come una foglia,

evanescente come un sogno

poggia preziosa sulla Foresta.

………

O Popolo Cimbro dite al mondo

le sue Fondamenta!

Dite l’umile forza innamorata

che Venezia salverà!”

(Nives)

I Video sono tratti da YOTUBE

Le emozioni condivise sono di Rita (Nives)