L’inverno torna

“Guarda, passan le gru, l’inverno torna.

Non fa più allegri i campi l’aratore,

la rossa vite pende disadorna

e s’ode solo il flauto del pastore.

Nere e veloci migran, con le nubi

livide sotto questo cielo sordo,

mentre lungo le siepi, tra i carrubi

spaurita vaga la voce del tordo.

 

Il giorno cala. Un altr’anno è passato

su questa terra ferrigna e rugosa;

dove fresca un mattin s’aprì la rosa

un nudo rovo rossigno è restato.

Muto, le mani in ozio, dalla soglia

il nonno guarda la campagna spoglia.”

(G. TITTA ROSA)

Aratro

nebbia autunnale

“O contadino, l’uva bianca e scura

non ride più sui tralci. Aggioga i bovi.

Occorre che il tuo vomere rinnovi

le dure zolle. E’ tempo di aratura.

buoi

L’autunno è dolce; il suo languore sfibra

e versa un molle oblìo nel nostro cuore.

Ma già ti chiama all’opera, o aratore,

l’alba che sorge tra la nebbia pigra.

mattino autunnale

Ti chiamano mugghiando dalla stalla

i vasti bovi candidi e severi.

Parti fischiando. Sui tuoi ricci neri

si posa lieve qualche foglia gialla.

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La terra dorme stanca e intorbidita,

sotto il mantello delle foglie spente,

ma la riscuote il vomere tagliente

con la durezza della sua ferita.”

(P. RUOCCO)

terra arata