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Esperienza del vuoto

“impariamo ad amare ciò che non possiamo capire.”

(Albert Camus)

Educare significa ferirsi

ERALDO AFFINATI   (Insegnante – Scrittore)

– TESTIMONIANZA –

Educare

“Dietro ogni adolescente, dietro ogni ragazzo diffcile c’è sempre una bellezza, un tesoro, una motivazione che noi dobbiamo scoprire. Dobbiamo accendere un fuoco dentro questi studenti per farlo divampare. Però è un lavoro che richiede impegno, forza, consapevolezza anche degli ostacoli che si trovano, perché non tutte sono storie belle.

Ci sono anche fallimenti, ci sono amarezze, ci sono momenti di sconforto e l’insegnante deve sapere che educare significa ferirsi. Ferirsi perché quando insegni ti devi mettere in gioco. Non puoi essere solo il depositario di un regolamento da applicare.

Educare vuol dire condurre mano per la mano il ragazzo lungo un’esperienza conoscitiva. E’ un percorso a ostacoli, lui si può rifiutare, ti può anche combattere. E tu devi essere amico, nel momento in cui condividi i suoi entusiasmi e le sue malinconie, ma devi essere anche maestro, cioè portarlo a capire che la libertà, per ogni persona, non consiste nel superamento, ma nell’accettazione del limite.

I ragazzi e la scuola

I ragazzi di oggi sono cresciuti in un vuoto dialettico, per questo non hanno ancora preso coscienza della loro identità e spesso non hanno senso del limite. Il loro smarrimento denuncia una crisi antropologica. Questi ragazzi hanno avuto una deflagrazione del desiderio. Tutto è possibile, tutto è accessibile. L’informazione? Vai su google e trovi tutto. Ma poi chi ti mette in squadra questo mare magnum, chi ti ristabilisce le gerarchie di valori?

La scuola ha questa responsabilità. Dobbiamo far amare di nuovo ai nostri ragazzi il processo conoscitivo. La scuola deve recuperare quello che un tempo si chiamava lo spirito critico.

La responsabilità della parola

Quando chiesero ad Albert Camus nei “Discorsi in Svezia” perché scrivi? Lui rispose: “Io scrivo in nome di chi non può farlo”. Quando lessi questa frase a 17 anni capii che la letteratura deve essere questo, deve parlare a nome di chi non può farlo.

Scrittore e insegnante sono custodi della parola. La responsabilità della parola è fondamentale sia per chi scrive che per chi insegna. Quello che dici e che fai in aula può incidersi in maniera indelebile nella percezione dell’adolescente. Le parole sono importanti. Se tu non hai un sistema verbale, come fai ad esprimere un’emozione? Quell’emozione resta un grumo emotivo, non si traduce in niente, in nessuna forma espressiva. Insegnare le parole è importante per condurre alla maggior età i ragazzi che hai di fronte.

Il futuro

La scuola italiana corrisponde soltanto in minima parte alla sua immagine mediatica. Vedo professori che non si limitano a svolgere il mansionario.

Esistono ragazzi e ragazze che sono spugne, pronte ad assorbire l’acqua che tu riesci a versare. La nostra provincia è vitale. Le metropoli sono piene di giovani attivi.

Per questo non dobbiamo mai soccombere alla brutalità e alla volgarità del nostro tempo, ma provocare un contagio, dando luce a quest’Italia più bella e più vera. Un’Italia che spesso non compare, che non viene rappresentata in Tv. Ma che esiste.

Ed è questa l’Italia in cui credo. Se non avessi fiducia in quest’Italia non entrerei in classe ogni mattina.”

 

(Sintesi dell’incontro “Osare passi nuovi”)

(Giornalino Fraternità di Romena – n° 3 – 2014)

Pieve di Romena - Arezzo

 

MOSE’

“I santi si sono formati

col silenzio.

Grazie al silenzio

il potere di Dio

albergava in loro;

grazie al silenzio

essi hanno conosciuto

i misteri di Dio.”

(Dai Detti dei Padri del deserto)

roveto ardente

“Più di ogni altra cosa

ama il silenzio;

esso reca un frutto

che la lingua

è incapace di descrivere.”

( Isacco di Ninive)

roveto ardente 2

“La parola è del tempo

il silenzio è dell’eternità.”

(Thomas Carlyle)

roveto ardente 1

“Tra noi e l’inferno o il cielo

c’è di mezzo soltanto la vita,

che è la cosa più fragile del mondo.”

(Blaise Pascal)

Israels_Escape_from_Egypt-Small

Mazzolari,


destino di profeta

(Pagina a cura di GUIDO DOTTI – Comunità di Bose)

Mazzolari

(Seppe discernere i segni dei tempi ma fu voce incompresa)

Un volto: don Primo Mazzolari. “Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti.” Così ebbe a dire Paolo VI del parroco di Bozzolo, “tromba dello Spirito Santo nella Bassa mantovana”. Come profeta don Primo seppe discernere alla luce del Vangelo i “segni dei tempi” e le nuove sfide che la Chiesa doveva affrontare; come autentico profeta seppe obbedire all’autorità ecclesiastica che mise a lungo a tacere la sua voce, espressa nella predicazione e sulle pagine del periodico Adesso.

mazzolari soldato

“Dalla mia famiglia ho ricevuto un nome povero e onorato – scrisse al cardinal Montini di Milano, quando si delineava una nuova sanzione nei suoi confronti – e dalla mia vocazione un impegno continuato di fedeltà; e l’uno e l’altro dono non voglio che siano sottoposti a continue insinuazioni. Sono già stato troppo umiliato….e se merito il castigo mi venga dato con rispetto dell’uomo e con franca dichiarazione”.

primo mazzolari

Rispetto dell’uomo, di ogni uomo, e franchezza nel parlare: sono proprio questi i grandi segni che don Primo Mazzolari ha lasciato alla Chiesa che ha tanto amato.

un uomo libero

Sguardo sul mondo

“LETTERA A UN FIGLIO”

Se  puoi vedere distrutto il lavoro di tutta la tua vita – e senza dire una parola, ricominciare; – se puoi perdere in un colpo solo i guadagni di cento partite, – senza un gesto e senza un sospiro di rammarico; – se puoi essere un amante perfetto, senza che l’amore ti renda pazzo; – se puoi essere forte, senza cessare di essere tenero; – e, sentendoti odiato, non odiare, – pure lottando e difendendoti.

Se tu sai meditare, osservare, conoscere, – senza essere uno scettico e un demolitore; – sognare, senza che il sogno diventi il tuo padrone; – pensare, senza essere soltanto un pensatore; – se puoi essere duro, senza sentire collera. Se puoi essere sempre coraggioso e mai imprudente; – se tu sai essere buono e saggio, – senza diventare né moralista né pedante.

Se puoi incontrare il Trionfo e la Disfatta, – ricevere i due mentitori con fronte uguale; – se puoi conservare il tuo coraggio e il tuo sangue freddo, – quando tutti lo perdono. Allora i Re, gli Dei, la Fortuna e la Vittoria – saranno per sempre tuoi sommessi schiavi; – e, ciò che vale meglio dei Re e della Gloria, – Tu sarai un uomo.” (Rudyard Kipling)

All’inizio fu la Bellezza

testo di Pierangelo Sequeri

“Il Dio della Genesi non allestisce quì una semplice appendice del suo impero di creature celesti, non subisce un collasso esplosivo di energie incontrollabili, non emana turbolenze periferiche di un’essenza che degrada, per poi ricomporsi senza lasciare traccia, né valore aggiunto. Dio affresca il nulla con le linee maestre di un’invenzione durevole, appassionata e affettuosa, che viene consegnata alle creature-figlio perchè mettano liberamente in scena le loro avventure di vita. E’ un dono a rischio, ma non un gesto a perdere. Stella per  stella, pianticella per pianticella, sorriso per sorriso, saranno minuziosamente guariti dalle loro ferite, fino all’ultimo. L’avventura umana di Dio rimarrà un tema di discussione con l’uomo e con la donna. E’ il suo bello, fin dall’inizio: e lungo l’intera storia, fino alla venuta del Figlio stesso, nel mondo e nella carne. Perchè l’antica Parola, “a immagine e somiglianza”, questo significa: l’abissale dignità, accordata all’umano, che gli consente di “fronteggiare” Dio stesso. Di questa facoltà, sin dall’inizio, il racconto svela il fondamento e il destino. che meraviglia la storia biblica del rivelarsi di Dio, intessuta ininterrottamente di quegli appassionati confronti che fanno l’inedita sostanza di una fede che è sempre adorazione e fronteggiamento insieme. Perchè così volle Dio, dall’inizio, e da sempre, desideroso di essere creduto e amato; e sempre offeso e deluso di essere subìto e sopportato. Donare agli uomini lo spirito della vita, nel proprium di una terra e di una carne irrevocabilmente loro, non fu capriccio a termine. Il fraintendimento del dono porta con sé una lunga storia di dolorose contraddizioni. Le affettuose complicità fra i viventi, create per sfidare la morte, si trasformano in passioni distruttive dei mortali, che avviliscono la vita. Quando però non siano abitate invano, la terra e la carne dell’uomo fanno fiorire bellezze da far invidia agli angeli.” (testo tratto da LUOGHI DELL’INFINITO)

Carlo Maria Martini

Dicono che l’ ultimo Suo Anelito di Speranza, sia stato rivolto alla Chiesa. …Alla “Sua” Chiesa che…sembra avere paura!

Non è un paradosso? Che proprio la Chiesa abbia paura, dal momento che lo stesso Giovanni Paolo II, gridava a tutti….”Non abbiate paura!”???

Forse Carlo Maria Martini, nella fragilità estrema dell’ultima ora, sentiva tutta la fragilità della Chiesa che si allontana dal “Fuoco dello Spirito”…rimanendo così in balìa, dell’ Umana paura che ha perso la dimensione dello Stupore.

Nel Libro “Il fuoco di Elia Profeta”, DAVID MARIA TUROLDO, al capitolo – nostalgia dell’umano, bisogno di umanità – parlando degli uomini semplici scrive:

“E difatti: avevano lo stupore e il timore. Ma il timore non è la paura! Non è tanto paura quanto il senso dell’ignoto, la volontà di conoscere. Difatti il timore è inizio della sapienza. E anche questa è una qualità che ci manca. Sono generazioni senza timore, non hanno timore, questo è!…………Ho paura che le nostre generazioni sono senza gioia………E’ la gioia che vi augurerei. Portate a casa la gioia. So che potrebbe esser stato molto pesante…ed è per questo che siamo quì a pregare.”

Cari amici e Amiche, non sembra strano pure a Voi, che pure David Maria Turoldo, parli di paura per le nuove generazioni….invitando allo stesso tempo, i semplici alla gioia?

E’ con stupore che, in questo giorno di Natale in Cielo, di CARLO MARIA MARTINI, ho scelto questa Poesia di David Maria Turoldo, per augurare alla Chiesa e alle Nuove Generazioni, la Gioia del Vero NATALE del cuore, e augurare a LUI, la Gioia della Sua NASCITA in Cielo!

“Mentre il silenzio fasciava la terra

e la notte era metà del suo corso, tu sei disceso, o Verbo di Dio,

in solitudine e più alto silenzio.

Fin dal principio, da sempre tu sei,

Verbo che crea e contiene ogni cosa,

Verbo, sostanza di tutto il creato,

Verbo, segreto di ogni parola.

La creazione ti grida in silenzio,

ma la profezia da sempre ti annuncia;

ma il mistero ha ora una voce,

al tuo vagito il silenzio è più fondo.

e pure noi facciamo silenzio,

più che parole il silenzio lo canti,

il cuore ascolti quest’unico Verbo,

che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù, meraviglia del mondo,

Dio che vivi nel cuore dell’uomo,

Dio nascosto in carne mortale,

a te l’amore che canta in silenzio.

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