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Un’umile meraviglia

Il maestro Vannucci spiega:

“Siamo stati seminati nella vita e ognuno di noi ha ricevuto un seme particolare che non è sostituibile da nessun altro: se noi tradiamo la nostra singolarità introduciamo nell’universo una disarmonia. Non dobbiamo imporre la nostra singolarità agli altri, ma essa deve muoversi armoniosamente con le altre singolarità. L’accettare le proprie vibrazioni, la propria intelligenza, le proprie capacità creative, è un atto di profonda umiltà, perché così diventiamo fecondi.
C’è una parte della nostra vita cristiana che consiste nel piangere i propri difetti, i propri peccati, nel battersi il petto: Signore, non son degno; Signore, non sono niente. Ma è possibile? Dio ci ha creati per la gioia e per la vita, non per piangere! Hai peccato? Va bene, il peccato è la rivelazione di quello che tu sei. Vai avanti! Cristo ti dice: «Io ho preso su di me il tuo peccato». Cristo ci vuole generosi, ci vuole coraggiosi. Il fermarsi a piangere continuamente sui nostri difetti non è sano. Noi dobbiamo ritrovare la gioia e lo slancio di vivere, la fiducia nella vita. La vita è dura, ma è forte, è solare! Non introduciamo mai delle cose che ci possano portare a un appassimento di vita, anche nella nostra chiesa.
L’umiltà è accettare la vita con gioia, con entusiasmo, desiderosi di dare la vita a tutto quello che abbiamo ricevuto e che deve maturare sul nostro terreno che, essendo “umile”, è fertile, e quanto più è umile tanto più è fertile.”
E allora lasciamoci irrigare dalla pioggia che scende dal cielo e facciamo della nostra vita un’umile meraviglia!

Incontro fecondo

COMUNICAZIONE E MISERICORDIA

ABIGAIL E DAVIDE

“Nell’Antico Testamento il termine misericordia si riferisce a Dio, che ama con sentimenti viscerali materni (rahamim) per cui si commuove, si adira verso il male e rimane fedele (hesed) a prezzo della vita, correggendo se necessario. Il profeta Isaia scrive: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi (amore tenero) per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (fedele)  (Is. 49,13-15).

Dio si presenta a Mosè con queste parole: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso (rahum) e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia (hesed) e di fedeltà” (Es 34,6). La misericordia è la stessa identità di Dio, che si manifesta misericordioso con tutto il suo essere e tutto il suo cuore, sempre e non solo a slanci di misericordia. Il popolo che lo sperimenta misericordioso, nella preghiera gli dice: “Ma tu Signore, Dio di pietà, compassionevole, lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele, volgiti a me abbi misericordia…” (Salmo 86, 15-16).

Il comportamento misericordioso di Dio esprime la sua santità, che comunica al popolo perché possa vivere relazioni interpersonali improntate alla fraternità solidale. “Siate santi perché io il Signore vostro Dio sono santo” è la suprema legge del credente. (Lv 19,18).

Il tema “Comunicazione e misericordia, un incontro fecondo”, scelto dal Papa per la 50° giornata mondiale delle comunicazioni sociali, rimanda alle radici della comunicazione umana in quanto relazione interpersonale costruttiva e non solo capacità tecnica a prescindere dal coinvolgimento personale. Tra varie testimonianze bibliche, merita attenzione Abigail, donna “assennata e di bell’aspetto (1Sam 25,3), sposata a Nabal, che incontra Davide, quando questi errante nel deserto, sta per rivendicare i suoi diritti con violenza brutale. Ella con le parole e i gesti che sgorgano dal suo cuore e toccano quello di Davide fa superare l’ostilità e il desiderio di vendetta favorendo serenità e pace.

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L’episodio è narrato in 1Sam 25 ed è, paradossalmente, inserito tra i capitoli 24 e 26 dove Davide, invece, usa misericordia a Saul, che cercava di ucciderlo. Davide, affamato, viene a sapere che Nabal, ricco allevatore, sta tosando il gregge (cfr 1Sam 25, 2-3). Il nome Nabal – dirà Abigail – significa stolto e stoltezza è in lui (cfr v 25). Altri riferimenti biblici ricordano che nabal, cioè, stolta, è la persona che crede che Dio non esiste (Sal 14,1); è stolta, pure, la persona che parla male di Dio e rifiuta il pane all’affamato (cfr Is 32, 5-6).

Davide avanza richieste di cibo, convinto di meritarle per aver protetto i pastori di Nabal quando essi erano nel deserto. Nabal si rifiuta di sfamare Davide e i suoi compagni e, anzi, paragona Davide a uno schiavo che fugge dal padrone: “Chi è Davide e chi è il figlio di Iesse? Oggi sono troppi i servi che vanno via dai loro padroni. Devo prendere il pane, l’acqua la carne che ho preparato per i tosatori e darli a gente che non so da dove venga?” (vv 10b-11).

L’offesa  è gravissima: tutti conoscevano Davide che aveva ucciso Golia e le donne ne avevano celebrato l’impresa! La reazione di Davide è violenta e dietro il giovane e disarmato pastorello, che con la sua musica aveva calmato l’animo di Saul, c’è un uomo scaltro che semina terrore.

“Allora Davide disse ai suoi uomini: – Cingete tutti la spada! -. Tutti cinsero la spada e Davide cinse la sua e partirono dietro a Davide circa quattrocento uomini. Duecento rimasero a guardia dei bagagli” (v13)…Davide andava dicendo: “Dunque ho custodito invano tutto ciò che appartiene a costui nel deserto; niente fu sottratto di ciò che gli appartiene ed egli mi rende male per bene. Tanto faccia Dio a Davide e ancora peggio, se di tutti i suoi lascerò sopravvivere fino al mattino un solo maschio!” (vv13.21-22). Ecco la gravità del peccato di Nabal, secondo Davide: “mi rende male per bene!”. La situazione è senza via d’uscita perché la vendetta che Davide perpetra non ha misura.

Tra il violento Davide e lo stolto Nabal vi è Abigail, donna che ama la vita e la pace, capace di farsi carico del male degli altri e di sanarlo in modo da bloccarne le conseguenze; brava nel pronunciare parole comunicatrici di vita, decisa nel chiedere pietà e misericordia. Ella va incontro a Davide, facendosi precedere da numerosi doni, che riparano il rifiuto di Nabal e mostrano apprezzamento (vv 18.19). S’inchina fino a terra e chiede di poter pagare lei stessa la colpa del marito: “Su di me soltanto ricada la colpa! Lascia che la tua serva ti parli…Perdona la colpa della tua schiava” (vv 24-28). Le parole di Abigail pervase di umiltà, responsabilità solidale, compassione, e pronunciate con coraggio profetico, toccano il cuore di Davide e ne spengono l’ira. Esse sono come la sua arpa quando placava l’ira omicida di Saul.

Abigail gli fa capire quanto sia assurdo porsi allo stesso livello del marito, che è stolto, e dal quale si dissocia, e gli spiega, con dolcezza, che la rinuncia a farsi giustizia con le proprie mani andrà a gloria della sua stessa persona. Quando sarà re, secondo il desiderio di Dio, sarà libero da ogni rimorso. Farsi giustizia da solo significa scavalcare Dio, mettersi al suo posto. L’arma che assicura la vittoria è la misericordia che rinuncia alla vendetta.

Abigail ha toccato le corde del cuore di Davide e questi ormai, libero dall’odio esalta la pace, pronuncia parole di riconoscenza, formulate in una triplice benedizione: “Benedetto il Signore, Dio d’Israele, che ti ha mandato oggi incontro a me. Benedetto il tuo senno e benedetta tu che sei riuscita ad impedirmi oggi di giungere al sangue e di farmi giustizia da me. Viva sempre il Signore, Dio d’Israele, che mi ha impedito di farti del male; perché, se non fossi venuta in fretta incontro a me, non sarebbe rimasto a Nabal allo spuntar del giorno un solo maschio”. Davide prese poi dalle mani di lei quanto gli aveva portato e disse: “Torna a casa in pace. Vedi: ho ascoltato la tua voce e ho rasserenato il tuo volto” (vv 32-35).

L’incontro di Davide con Abigail – secondo l’etimologia del suo nome, Dio è la mia gioia o gioia del Padre- produce la gioia che proviene da Dio e genera pace. Le parole di Abigail restituiscono a Davide la rettitudine del cuore. “Torna a casa in pace” le dice, soddisfatto di averle rasserenato il volto. Il nome Abigail in ebraico può significare anche porta. Per Davide, Abigail diviene la porta attraverso la quale egli, futuro re d’Israele, lascia le sue pretese di giustizia e impara che la vera bellezza e saggezza sono specchio della misericordia. Abigail mostra che i conflitti e le ingiustizie si risolvono senza violenza; indica chela vera regalità agisce con misericordia. Trasmette che il male si vince con il bene. Quando Davide diventerà re e dovrà scegliere, come scontare il proprio peccato, sceglierà di “cadere” nelle mani di Dio: “Davide rispose a Gad: “Sono in grande angoscia! Ebbene cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!” (cfr 2Sam 24,14).

(Brano tratto da “La misericordia nella Bibbia” di Filippa Castronovo)

Q Mani di Dio e Adamo, particolare da La Creazione di Adamo, dal soffitto della Cappella Sistina 37975

Festa dei macigni rotolati

 PASQUA

sepolcro vuoto

“Vorrei che potessimo liberarci

Dai macigni che ci opprimono, ogni giorno:

Pasqua è la festa dei macigni rotolati.

E’ la festa del terremoto.

La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto,

videro il macigno rimosso dal sepolcro.

Una pietra enorme messa all’imboccatura

dell’anima

che non lascia filtrare l’ossigeno,

che opprime in una morsa di gelo;

che blocca ogni lama di luce,

che impedisce la comunicazione con l’altro.

Gesù e Maria di Magdala

E’ il macigno della solitudine,

della miseria, della malattia, dell’odio,

della disperazione del peccato.

Siamo tombe alienate:

Ognuno con il suo sigillo di morte.

sepolcro vuoto

Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno,

la fine degli incubi, l’inizio della luce,

la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi,

uscito dal suo sepolcro, si adopererà

per rimuovere il macigno del sepolcro accanto,

si ripeterà finalmente il miracolo

che contrassegnò la resurrezione di Cristo.”

(Don Tonino Bello)

Gesù Risorto

AUGURI DI BUONA PASQUA!

“Nessuno tocchi Caino”

Caino e Abele

“Dio dice: “Nessuno tocchi Caino“.

dolore di Caino

Almeno i papaveri si aprirebbero a compassione

se incontrassero nei campi

Caino e la sua ombra.

54 Monet - campo di papaveri presso Giverny

Ascolterebbero

il suo muto inno di perdono,

morderebbero la sua amara radice

e ne avrebbero cura.”

(Luigi Verdi)

Gesù crocifisso

“Nessuno tocchi Giuda Iscariota”

…i papaveri si son mossi a compassione vedendo la sua ombra…

ma non hanno udito nessun muto inno di perdono…

perdono

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