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Era ieri

 

 ENZO BIAGI – “Era ieri” – “

“Abbiamo combattuto contro il nazismo e il fascismo, molti hanno dato la vita per la libertà, mai avrei pensato che un giorno nel nostro Paese si tornasse a parlare di epurazione, censura, regime, secessione e si mettesse in discussione la Carta dei Padri della Patria.

 

 

 

 

 

 

L’uomo fragile

….l’uomo di vetro…

Vetro di Murano

(di Vittorino Andreoli)

“Ho scoperto che la fragilità non è un difetto perché si lega indissolubilmente alla condizione dell’uomo, ai suoi limiti, alle malattie che possono chiudere ogni prospettiva trasformando la velocità e il senso del tempo, alla morte che può giungere fra un attimo.

Questo è l’uomo, questo è l’uomo fragile, l’uomo di vetro, che ha anche dato il titolo a un mio libro del 2006. Come appunto ad un vetro di Murano che attraverso il soffio assume forme stupende e viene inciso di colori che profumano di arte, impossibili da ammirare se avesse uno spessore maggiore o una composizione differente.

Un oggetto che basta colpire lievemente in un punto di minor resistenza per vederlo frammentarsi irrimediabilmente. La fragilità è la situazione propria dell’uomo, che esprime costantemente il bisogno dell’altro, e rappresenta l’origine dei sentimenti, dei legami, dei rapporti attraverso cui ci si scambia sostegno e coraggio.

Insomma la mia fragilità aiuta quella dell’altro che mi appare invece come forza. In questa luce ho amato la fragilità e non ho sentito più il bisogno di nascondermi, di mettere la maschera. Mi sono voluto bene per quello che sono,con la voglia di mostrarmi in tutta la mia realtà.

Ho amato la fragilità e non il potere, che ha bisogno dell’altro solo per sottometterlo.”

Scultura in vetro di Murano

La Nostra Storia

“….la Nostra Generazione Determinerà il Futuro di Questo Pianeta….”

-Riusciremo ad esserne consapevoli…in tempo?-

Nives

Zaino

escursioni

come viaggio

(dal Calendario 2016 di Frate Indovino)

“Si parte e per lasciare libere le mani mettiamo tutto ciò che ci servirà nello zaino e lo issiamo in spalla. Zaino deriva dal tedesco arcaico zain, cesta di vimini. Uno zaino non può essere enorme, deve obbligatoriamente essere adatto alle nostre spalle, alla nostra forza e resistenza. Se è troppo pesante, impedisce il cammino e ci blocca nell’emergenza.

essenziale

Preparare lo zaino significa scegliere cosa lasciare, cosa portare. Capire cosa ci serve davvero, cosa no. Per noi, reduci da un’esplosione di benessere e consumismo, preparare lo zaino per un lungo trekking è un buon esercizio, per mirare all’essenzialità e capire di cosa non possiamo – vogliamo – fare a meno, pur non essendo un genere di prima necessità. Dover lasciare a casa un sacco di cose avvicina all’essenza del vivere, spesso annebbiata dall’eccesso di superfluo. Molti oggetti hanno un significato più simbolico che pratico: lasciarli a casa obbliga ad interiorizzare le cose che davvero contano, archiviandole saldamente nella memoria e fidandoci di questa custodia inaccessibile dall’esterno. Lo zaino può anche assurgere a simbolo di maturità: vetta che raggiungiamo con lo stretto necessario. Lungo l’erto calle della vita ci siamo liberati degli eccessi, delle illusioni, del superfluo. Si diventa adulti con la ricchezza dell’esperienza e con l’attenzione, la vicinanza e l’aiuto a chi ci cammina a fianco.

essenziale

In senso figurato, potremmo immaginare uno zaino per i sentimenti, i ricordi, le idee, i progetti da portare via; preparandolo, comprenderemmo che cosa della nostra vita è così importante per noi da essere conservato, cosa è un’inutile zavorra.  Comprenderemmo anche che cosa non possediamo, ma è di assoluta necessità per il cammino e la salita della vita. E, benché per noi irrealizzabile, ha un certo fascino l’affermazione “dovremmo possedere ciò che possiamo trasportare in uno zaino a passo di corsa”!

l'essenziale è invisibile

Fedro

poeta romano

“- Accomoda bene le pieghe del mio peplo! – disse Giulia allo schiavo che doveva condurla lungo il Tevere. E lo schiavo si chinò a disporre la veste della nipotina dell’imperatore Augusto; ma la sua mano, fine come quella di un signore, aveva tremito.

– Tu sei lento! – gridò la piccina. – Tu non fai nulla bene!

 

 

     moda_etrusca

 

Lo schiavo sollevò gli occhi in faccia alla fanciulla.

– Non fissarmi così, Fedro. 

Poi si accorse che uno dei suoi calzari era slacciato, e disse:

– Chiama un’ancella: tu sei maldestro.

Pochi istanti dopo una schiava si chinava a mettere in ordine i piedini della principessa.

– Tu sei abile! – sussurrò Giulia. – Ma Fedro è davvero uno schiavo incapace: dirò a mio nonno di confinarlo in campagna, dove i sorveglianti danno poco cibo e molte frustate.

L’ancella, sempre in ginocchio, davanti alla fanciulla, sollevò i grandi occhi:

– Mia piccola principessa, mi permetti di rivelarti una cosa?

– Dimmi.

– Fedro è il migliore di tutti noi; ha letto molto, ha una profonda cultura, e a tarda sera, quando noi schiavi ci riuniamo per la cena, egli ci legge i suoi versi.

favola di Fedro       favola di Fedro

 

..

 

favola di Fedro

Giulia batté le ciglia:

– Non è possibile!

– Eppure, la sua è una poesia che narra tante piccole favole, e ogni favola ha il suo insegnamento.

In quel momento un’ombra che si era appostata dietro gli alberi, ascoltando, si avanzò, sino al fianco di Giulia: la schiava vide per  prima, e si chinò sino al suolo, salutando il suo imperatore.

– Chi è lo schiavo che scrive versi?

– Fedro.

– Ebbene, venga subito nelle mie stanze.

Poco dopo il giovane poeta sgranava  i grandi occhi pensosi in volto al sire, che gli chiedeva di leggere le favole in poesia.

Fedro lesse con voce tremula, e poi colorita. Quando tacque, l’imperatore ordinò:

– Avvicinati; da questo momento non sei più schiavo, ma mio liberto: la tua poesia ti rende degno di sedere alla mia mensa.

Quando Giulia vide Fedro in famigliarità con il nonno, e onorato al pari di altri poeti che frequentavano la reggia, sgranò gli occhi, poi curvò il capo pensosa:

Poeta romano

– Lo pregherò di leggermi le sue favole: spero che mi vorrà perdonare.

E Fedro fu lieto di perdonare.”

(Olga Visentini)

Cappuccetto Rosso…

E LE GENTILEZZE DEL LUPO.

E sì…è proprio bravo il Lupo!..Avrebbe sicuramente colto lui, i fiori per la nonna!

E avrebbe giocato, cantato… premiato Cappuccetto Rosso!

Persino Mamma e il Cacciatore, non avrebbero avuto paura dei… Premi!

Ninna nanna africana

(In lingua DIDA della Costa d’Avorio)

ninna nanna africana

“IN KA BEKLAMO YI SISSO MA NAYU TUO

mamma africana

IN KA NABUDU DACO MU YI SISSO MA NAYU TUO

bimbo africano

INYO NA NA KELE KUPA HO YI SISSO MA NAYU TUO

bimbo africano 1

INYO NA NA DELI ZOA HO YI SISSO MA NAYU TUO

MAMMA AFRICANA

DIDA WELI MONTUBAMO AHE”

neonato africano

NINNA NANNA

(traduzione dalla lingua DIDA)

“Se vai al campo torna presto perché il tuo bimbo piange

Se vai a lavarti torna presto perché il tuo bimbo piange

Lo metto sul dorso ma non smette,

torna presto perché il tuo bimbo piange.

Lo metto sul mio cuore, torna presto perché il tuo bimbo piange…

gli parlo ma non capisce…”

Corno d'Africa

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