Posts Tagged ‘radici’

Io sono libero

 

“Quando l’abitudine

ci fa perdere la libertà,

lasciamo che le nostre unghie

graffino le pareti di cemento

in cui ci siamo rinchiusi

per trovare il cielo

e aprirci ad un libero sguardo.

Chi ha salde radici

non soffre la gravità,

non si vergogna

di andare con il vento,

riesce a cantare nella notte.

In quei momenti

è come se una scintilla divina

tagliasse le vene della libertà

e tutto si riempisse di luce.”

(Luigi Verdi)

La Ninfea

Sull’onda della leggenda

“All’epoca in cui comincia questa storia la ninfea era solo una pianta acquatica dalle grandi foglie a forma di piatto. Il suo fusto, come adesso, era immerso nell’acqua, e le radici pescavano nel fondo fangoso dello stagno. Ma quella pianta non aveva fiori, e nessuno si fermava a guardarla ammirato come accade spesso ora.

Un giorno, però,  avvenne qualcosa di nuovo. Dal folto delle canne sbucò sulle rive dello stagno un povero uccellino stanco, che non aveva più la forza di volare. E dietro a lui, subito dopo, comparve un grosso gatto dai lunghi baffi e dalla coda ritta:un grosso gatto prepotente. Il gatto inseguiva l’uccellino. I gatti, in fondo, sono delle brave bestie anche loro, ma qualche volta si comportano molto male. E scommetto che non sanno di comportarsi molto male.

Quel gatto prepotente, dunque, inseguiva l’uccellino. Il poveretto, sforzando le alucce stanche, saltava da un ramo all’altro,da un sasso all’altro, ma presto non avrebbe più avuto la forza di a scappare. E il gatto si leccava i baffi con aria malandrina.

Tutti gli abitanti dello stagno guardavano inorriditi la scena. Anche la pianta acquatica, la grande ninfea dalle foglie piatte, guardava dal centro dello stagno, e avrebbe fatto qualunque cosa, pur di salvare l’uccellino.

La povera pianta raccolse tutte le sue forze e cominciò pian piano a spostare una delle foglie verso la riva. Si tese, si snodò, si allungò finché il suo gambo sottile glielo permise, ma non riuscì a spostarsi che di pochi centimetri.

L’uccellino, intanto, stava per cadere fra le grinfie del gatto.

Con un ultimo sforzo, però, si levò improvvisamente in un breve volo, cercando una via di scampo. E andò per sua fortuna a posarsi su una foglia della grande ninfea al centro dello stagno.

Il gatto ci rimane male. Poteva inseguire l’uccellino fra i giunchi e fra le canne, sui sassi e perfino sugli alberi, ma non poteva raggiungerlo dove era ora, al centro dello stagno.

Perché devi sapere che i gatti hanno una tremenda paura dell’acqua.

Decise di aspettare e si acciambellò sulla sponda. Ma l’uccellino spaurito non si muoveva dalla foglia di ninfea, che gli si era accartocciata intorno, come un nido comodo e sicuro.

Scese la notte, l’uccellino si addormentò; si addormentò il gatto sulla sponda. Ma la pianta vegliava, trepida e commossa, sul suo ospite gentile.

All’alba il gatto era stanco di dormire, ma anche di aspettare. Sbadigliò, si stirò, poi, cercando di tenere un contegno indifferente, se ne tornò a casa sua.

L’uccellino, riposato e felice, si levò a volo con un trillo.

Ma tornò subito dopo verso la grande ninfea, per cinguettare il suo saluto: – Arrivederci, grazie! E che il Signore ti benedica! –

Allora avvenne il prodigio. La benedizione del Signore scese dal cielo sull’umile pianta acquatica, e la pianta d’improvviso si adornò di un fiore meraviglioso, candido e grande come la sua bontà.”

(VITTORIA RUOCCO – Da “Un mondo in uno stagno”)

Nymphaea alba 1 .jpg

(Immagine tratta dal web)

 

Il Dono

“Solo la luce che ininterrottamente

discende dal cielo fornisce ad un albero

l’energia che fa penetrare a fondo

nel terreno le possenti radici.

In verità l’albero è radicato nel cielo.

Solo ciò che proviene dal cielo

è in grado di imprimere realmente

un marchio sulla terra.”

(Simone Weil)

Pioggia nel pineto

Quanto desidero una pioggia scrosciante!!!

Ma…

L’atmosfera è calda, pesante, nebbiosa, attonita…quasi incredula!

E’ Primavera o Autunno?

Annaffio o no il giardino?

Forse pioverà forte e tutto l’aroma delle erbe si espanderà…

Le radici attendono, immerse nella terra pesante e ammuffita…

sono vive e forti…e vibrano assetate chiamando Primavera!

Ma Primavera è qui o no?

L’anima dubbiosa…attende, attende…

Vieni pioggia scrosciante!

Rianima la Vita!

Paese

“Che cosa è dunque il proprio paese? E’ la terra della terra, in un punto determinato. E’ i fiumi in essa, i laghi, il cielo. E’ il modo speciale in cui la luna sorge tra le sue montagne. E’ il modo in cui sorge il sole. E’ questo il proprio paese? Gli alberi, le vigne, l’erba, gli uccelli, i sassi, le colline e le montagne e le valli. E’ il clima di quel luogo determinato in primavera, e in estate e in inverno. E’ il ritmo animale della vita in esso. Le capanne e le case, le strade della città, le tavole e le seggiole, e il mangiare e il parlare. E’ il maturare speciale delle pesche sul ramo, al colmo dell’estate. Ed è la terra coi suoi morti, in quel luogo determinato. E’ l’amore in quel luogo. E’ il suono del linguaggio parlato in tutti i posti di quel mondo, sotto quel cielo. E’ la parola scritta di quel linguaggio. E’ questo. E’ quel linguaggio. E’ il canto di quella gola e quel cuore. E’ quella danza. E’ questo il proprio paese. La nostra preghiera di grazie per l’aria e per l’acqua e la terra e il fuoco e la vita. Gli occhi di quelli di laggiù. Le labbra loro che sorridono. Il dolore. Bene, io non di sicuro, ma so che è tutte queste cose come ricordo nel sangue. E’ questo, tutte queste cose in noi stessi, perchè io sono stato là, e ho visto coi miei occhi e so.”  (William Saroyan)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: