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Il metallo originario

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“Più vivo e più mi persuado che la distinzione fra gli uomini non ha per base né la patria, né la razza, né la politica, né la religione. Si può essere fratelli essendo socialisti, anarchici, cattolici, e magari moderati. E si può essere di due razze, anzi di due umanità distinte, appartenendo allo stesso partito e professando la stessa fede. C’è dentro di noi un metallo originario: quando è compatto e di nobile tempra dà in tutti uno stesso suono al quale dobbiamo conoscerci. Il resto, è un accidente, un caso.” (Virgilio Brocchi)

 

Benevolenza mutua

“L’amicizia non è una virtù. E’ un effetto della virtù. Giunge per incoronare chi ha sostenuto una dura battaglia per un nobile ideale. San Tommaso la definisce: “Una benevolenza mutua non latente”. E’ una benevolenza: in quanto suppone un bene nei due amici. Alla base dell’amicizia sta l’amore amichevole. Mutua: scambievole.

L’amicizia impegna gli amici in reciprocità di amore. Non latente: non vive sotto il moggio. Vuole splendere all’aria libera e infinita, alla luce incandescente del sole. Amicizia nel suo significato più alto e proprio non è da confondersi con l’affabilità, che della prima non ha che la sembianza nelle parole e nei fatti.

Il volto autentico dell’amicizia non è neppure quello dell’amicizia utile e dilettevole, la quale porta all’amore di concupiscenza. E’ pura, semplice, candida, sincera, disinteressata, regale.”

(p. Felice Rossetti)

Miti

da “Testi Sepolcrali”

“Ti riferisco le quattro buone azioni che fece per me il mio cuore, per mettere a tacere il male. Realizzai quattro buone azioni sotto la porta dell’orizzonte.

  • Creai i quattro venti affinché ogni uomo potesse respirarli come il suo fratello. Questa è la prima buona azione.
  • Creai le acque delle piene affinché il povero potesse goderne come il potente. Questa è la seconda buona azione.
  • Creai ogni uomo simile al suo fratello. Non fui io a comandareche facessero il male, furono i loro cuori a non rispettare ciò che avevo detto. Questa è la terza delle mie buone azioni.
  • Feci in modo che i loro cuori non scordassero l’Occidente, affinché le offerte sacre potessero essere presentate alle divinità delle province. Questa è la quarta delle mie buone azioni.”

(da “Miti dell’Antico Egitto” a cura di Antonella Grignola; ed. Demetra, Bussolengo VR, 1996, p. 19)

 

 

 

Edera e scorza d’albero

“Ne l’animo infantile il grido del pezzente

entrò lama sottile:

si volse e umanamente dal labbro puerile

ei sorrise al dolente.

Non mai bocca d’infante sorrise con più amore;

e, tutto disiante:

“madre”, implorò (dal cuore una fiamma al sembiante

salia ch’era dolore)

“madre, dammi il denaro pel vecchio poveretto,

madre, dammi il denaro!”

E serenò l’aspetto, e gli occhi sfavillarono

quando nel pugno stretto

ebbe l’obolo: corse qual chi ad amar è presto,

e al vegliardo soccorse;

poi, con rapido gesto, le pargolette attorse

braccia al collo del mesto:

così, edera a scorza d’albero secolare

con amorosa forza

s’avvince; così appare, quando il vespro s’ammorza,

stella il cielo a schiarare.

“Nel suo pieno rigoglio, amerà la sua gente,

o madre, il tuo germoglio”,

disse il vecchio veggente. Un palpito d’orgoglio

il cor materno sente.”

(Carlo Malinverni)

Noi

“Noi” è un insieme di persone che condividono uno stato: “noi”, quelli della scuola, o partito, fede, famiglia…Noi del Gruppo WhatsApp. Noi come squadra. Anche in un vagone di treno si delina un temporaneo “noi”, che tale deve restare fino all’arrivo, perché il tempo trascorra piacevole. Ognuno può far parte di tanti “noi” diversi anche nella stessa giornata: “noi”, è un gruppo come soggetto, in cui ognuno accetta le regole che permettono una convivenza gradevole e priva di incidenti.

Per far parte di un “noi” è importante comprendere queste regole e adeguarvisi serenamente, senza ribellioni adolescenziali e senza volersi distinguere accentrando l’attenzione e disturbando l’armonia. Ogni “noi” è diverso dai tanti “io” che lo compongono e si relaziona con “voi” secondo le proprie caratteristiche, in cui quelle individuali si annullano se disturbanti e si valorizzano se utili alla comunità, esprimendosi in diversi ruoli, rendendo il gruppo coeso e variegato. Di fatto, questo è assai difficile da realizzare. E’ facile che si creino dei “noi contro”, che coincidono con altri noi “pro” qualcosa. Ma ci sono dei “noi” puramente affettivi, noi per noi. Sono la coppia, la famiglia, la comunità religiosa. C’è un gran bisogno che all’invadenza e alla prepotenza dell’io sostituiamo il più coinvolgente e armonico noi. Le convergenze nel noi, se non sono ben costruite, spesso scricchiolano o franano, ma se “tengono”, sono trascinanti. Certo non è facile traghettarsi dall’io al noi. Eppure, vivere in questo noi, da cui si esce ogni giorno per andare ad interpretare io e noi diversi, sapendo che alla sera ci si ritorna a pigliar pace e ristoro, è una ricchezza impagabile.

(da “Alfabeto della Serenità” di Frate Indovino )

 

 

 

 

La FORZA del Limite

La condizione umana
precarietà dell’esistenza

“Il limite appartiene alla condizione umana.

Perdere questa evidenza – come capita talora alla nostra generazione – significa contraddire la realtà quotidiana in cui siamo immersi. Il senso del limite, però, più che un ostacolo può rivelarsi, alla prova dei fatti, una inaspettata risorsa. Infatti proprio perchè finiti e contingenti, siamo e ci sperimentiamo in relazione, bisognosi, cioè, di essere -con-l’altro. Per questa ragione la sofferenza, oltre a conferire una singolare intimità con se stessi, offre pure una sorprendente opportunità: quella di aprirsi agli altri. A pensarci bene, sta qui una risorsa che si sprigiona dal dolore: ci stana dall’isolamento per ricordare a noi e agli altri il bisogno reciproco di solidarietà.

Non che questo avvenga in modo automatico, specie oggi in cui l’allentarsi dei legami sociali tende a rinchiudere ognuno in se stesso privando la sofferenza del solo spazio per esprimersi ed essere effettivamente condivisa. E tuttavia proprio il limite in cui ci si imbatte può restituire alla nostra cultura uno sguardo più autentico, e una libertà riconciliata con la vita nei suoi momenti affascinanti e nelle vicende drammatiche.

Di fronte alla sofferenza del singolo è la società nel suo insieme che deve farsi carico della precarietà dell’esistenza umana, condividendone i pesi e allegerendone le prove. La riduzione del dolore fisico, accanto alla cura e alla consolazione, è ancora oggi, purtroppo, un traguardo da raggiungere, se è vero che si registra una vistosa differenza tra quanto sarebbe doveroso fare e quanto in pratica viene compiuto. Occorre intensificare tutti gli sforzi, poi, per sottrarre la sofferenza alla solitudine, avvalorando la radicata sensibilità della nostra gente verso chi è più debole. Solo così è possibile vincere la paura della sofferenza, propria e altrui, piuttosto che esorcizzarla volgendo altrove lo sguardo.

(da “SCIENZA & VITA”  Associazione)

Immanuel Kant

reciprocità“Un prodotto organizzato dalla natura

è un prodotto dove tutto è reciprocamente fine e mezzo;

in esso, nulla d’inutile, privo di scopo,

o dovuto a un cieco meccanismo naturale.”

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