Ninna nanna della moglie del pescatore

Ninna nanna della moglie del pescatore

“Suggi, bambino, suggi

dal petto mio la vita:

Dio non me l’ha largita

che per donarla a te.

 

Dormi, bambino, dormi;

nelle fastose sale

più tepido guanciale

di questo sen non è.

Lunge pel mare intanto

l’occhio sospeso io mando,

ov’ei ne va pescando

sul fragil navicel;

 ove l’azzurro flutto

a chi guardando pensa,

sola una cosa immensa

par con l’azzurro ciel.

(IPPOLITO NIEVO)

Sana e Robusta COSTITUZIONE

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AL SICURO, GRAZIE ALLA COSTITUZIONE

(a cura di Duccio Facchini, giornalista di Altreconomia)

“Un punto che è importante definire è il cambiamento nello statuto politico dei cittadini e del popolo, che era un tempo il depositario della sovranità. Nello Stato di sicurezza si assiste a una tendenza inarrestabile verso una depolicizzazione progressiva dei cittadini, la cui partecipazione alla vita politica si riduce ai sondaggi elettorali. Questa tendenza è tanto più inquietante, in quanto era stata teorizzata dai giuristi nazisti, che definivano il popolo come elemento essenzialmente impolitico cui lo Stato doveva garantire protezione e crescita.” 

(Giorgio Agamben, 23 dicembre 2015)

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“PERCHE’ SIAMO PREOCCUPATI”

(Appello di 56 costituzionalisti)

Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (“abbiamo i numeri”) anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addiritura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo. La Costituzione, e così la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di Governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obbiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica……

….si è configurato un Senato estremamente indebolito, privo delle funzioni essenziali per realizzare un vero regionalismo cooperativo: esso non avrebbe infatti poteri effettivi nell’approvazione di molte leggi più rilevanti per l’assetto regionalistico, né funzioni che ne facciano un valido strumento di concertazione fra Stato e Regioni. In esso non si esprimerebbero le Regioni in quanto tali, ma rappresentanze locali inevitabilmente articolate in base ad appartenenze politico-partitiche…

….configurazione di una pluralità di procedimenti legislativi differenziati a seconda delle diverse modalità di intervento del nuovo Senato…con rischi di incertezze e conflitti.

L’assetto regionale della Repubblica uscirebbe da questa riforma fortemente indebolito…Si è rinunciato a costruire strumenti efficienti di cooperazione fra centro e periferia. Invece di limitarsi a correggere alcuni specifici errori della riforma del 2001, promuovendone una migliore attuazione, il nuovo progetto tende sostanzialmente, a soli quindici anni di distanza, a rovesciarne l’impostazione, assumendo obbiettivi non solo diversi ma opposti a quelli allora perseguiti di rafforzamento del sistema delle autonomie.

Il progetto è mosso anche dal dichiarato intento (espresso addirittura nel titolo della legge) di contenere i costi di funzionamento delle istituzioni (costi sui quali è giusto intervenire…) ma… il buon funzionamento delle istituzioni non è prima di tutto un problema di costi legati al numero di persone investite di cariche pubbliche…bensì di equilibrio fra organi diversi, e di potenziamento, non di indebolimento, delle rappresentanze elettive. …questi non sono modi adeguati per garantire la ricchezza e la vitalità del tessuto democratico del paese…

Sarebbe ingiusto disconoscere che nel progetto vi siano anche previsioni normative che meritano di essere guardate con favore: tali la restrizione del potere del Governo di adottare decreti legge, e la contestuale previsione di tempi certi per il voto della Camera sui progetti del Governo che ne caratterizzano l’indirizzo politico; la previsione (che peraltro in alcuni di noi suscita perplessità) della possibilità di sottoporre in via preventiva alla Corte costituzionale le leggi elettorali, così che non si rischi di andare a votare (come è successo nel 2008 e nel 2013) sulla base di una legge incostituzionale; la promessa di una nuova legge costituzionale (rinviata peraltro ad un indeterminato futuro) che preveda referendum propositivi e di indirizzo e altre forme di consultazione popolare.

Tuttavia questi aspetti positivi non sono tali da compensare gli aspetti critici di cui si è detto. Inoltre, se il referendum fosse indetto – come oggi si prevede – su un unico quesito, di approvazione o no dell’intera riforma, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni “politiche” estranee al merito della legge….

Per tutti i motivi esposti….l’orientamento che esprimiamo è contrario, nel merito, a questo testo di riforma.

(Aprile 2016)

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Francesco Amirante, Magistrato; Vittorio Angiolini, Università di Milano Statale; Luca Antonini, Università di Padova; Antonio Baldassare, Università LUISS di Roma; Sergio Bartole, Università di Trieste; Ernesto Bettinelli, Università di Pavia; Franco Bile, Magistrato; Paolo Caretti, Università di Firenze; Lorenza Carlassare, Università di Padova; Francesco Paolo Casavola, Università di Napoli Federico II; Enzo Cheli, Università di Firenze; Riccardo Chieppa, Magistrato; Cecilia Corsi, Università di Firenze; Antonio D’Andrea, Università di Brescia; Ugo De Siervo, Università di Firenze; Mario Doglioni, Università di Torino; Gianmaria Flik, Università LUISS di Roma; Franco Gallo, Università LUISS di Roma; Silvio Gambino, Università della Calabria; Mario Gorlani, Università di Brescia; Stefano Grassi, Università di Firenze; Enrico Grosso, Università di Torino; Riccardo Guastini, Università di Genova; Giovanni Guiglia, Università di Verona; Fulco Lanchester, Università di Roma La Sapienza; Sergio Lariccia, Università di Roma La Sapienza; Donatella Loprieno, Università della Calabria; Joerg Luther, Università Piemonte orientale; Paolo Maddalena, Magistrato; Maurizio Malo, Università diPadova; Andrea Manzella, Università LUISS di Roma; Luigi Mazzella Avvocato dello Stato; Alessandro Mazzitelli, Università della Calabria; Stefano Merlini, Università di Firenze; Costantino Murgia, Università di Cagliari; Guido Neppi, Università di Torino; Walter Nocito,Università della Calabria; Valerio Onida, Università di Milano Statale; Saulle Panizza, Università di Pisa; Maurizio Pedrazza Gorlero, Università di Verona; Barbara Pezzini, Università di Bergamo; Alfonso Quaranta, Magistrato; Saverio Regasto, Università di Brescia; Giancarlo Rolla, Università di Genova; Roberto Romboli, Università di Pisa; Claudio Rossano, Università di Roma La Sapienza; Fernando Santosuosso, Magistrato; Giovanni Tarli Barbieri, Università di Firenze; Roberto Toniatti, Università di Trento; Romano Vaccarella, Università di Roma La Sapienza; Filippo Vari, Università Europea di Roma; Luigi Ventura, Università di Catanzaro; Maria Paola Viviani Sclein, Università dell’Insubria; Roberto Zaccaria, Università di Firenze; Gustavo Zagrebelsky, Università di Torino.

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La bibliografia essenziale

AA.VV. “Costituzione bene comune” (Ediesse/Comitato per il no).

Scritti di Azzariti, Besostri, Carlassare, Ferrara, Gallo, Grandi, Pace, Rodotà, Villone, Zagrebelsky.

Andrea Aurelio Di Todaro “Referendum costituzionale. 20 domande, 20 risposte” (Ediesse/Comitato per il no)

Gustavo Zabrebelsky con Francesco Pallante “Loro diranno, noi diciamo” (Laterza)

Marco Travaglio, Silvia Truzzi “Perché no”.  (PaperFirst)

V. Onida, G. Quagliarello “Perché è saggiodire no: la vera storia di una riforma che ha cambiato verso” (Rubbettino)

Arturo Carlo Jemolo “Che cos’è la Costituzione) (Donzelli)

PaoloBarile “Tra Costituzione e riforme” (Passigli)

Emilio Gentile “Il capo e la folla” (Laterza)

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I link ai materiali

Il testo della riforma costituzionale:

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/15/16A03075/sg

Il testo dell’Italicum

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/05/08/15/G00066/sg

La sentenza n. 1 2014 della Corte costituzionale sul Porcellum

http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2014&numero=1

Vademecum sulle ragioni del no:

http://www.libertàegiustizia.it/wp-content/uploads/2016/07/Vademecum-LeG-v.2.pdf

Brani tratti da “Le RAGIONI del NO” Guida al voto per il referendum costituzionale 

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“L’informazione corretta, non falsificata,

è premessa indispensabile per il voto consapevole

dei cittadini, e chi ha le conoscenze necessarie

devemetterle a disposizioni di tutti.”

(Stefano Rodotà)

Educare significa ferirsi

ERALDO AFFINATI   (Insegnante – Scrittore)

– TESTIMONIANZA –

Educare

“Dietro ogni adolescente, dietro ogni ragazzo diffcile c’è sempre una bellezza, un tesoro, una motivazione che noi dobbiamo scoprire. Dobbiamo accendere un fuoco dentro questi studenti per farlo divampare. Però è un lavoro che richiede impegno, forza, consapevolezza anche degli ostacoli che si trovano, perché non tutte sono storie belle.

Ci sono anche fallimenti, ci sono amarezze, ci sono momenti di sconforto e l’insegnante deve sapere che educare significa ferirsi. Ferirsi perché quando insegni ti devi mettere in gioco. Non puoi essere solo il depositario di un regolamento da applicare.

Educare vuol dire condurre mano per la mano il ragazzo lungo un’esperienza conoscitiva. E’ un percorso a ostacoli, lui si può rifiutare, ti può anche combattere. E tu devi essere amico, nel momento in cui condividi i suoi entusiasmi e le sue malinconie, ma devi essere anche maestro, cioè portarlo a capire che la libertà, per ogni persona, non consiste nel superamento, ma nell’accettazione del limite.

I ragazzi e la scuola

I ragazzi di oggi sono cresciuti in un vuoto dialettico, per questo non hanno ancora preso coscienza della loro identità e spesso non hanno senso del limite. Il loro smarrimento denuncia una crisi antropologica. Questi ragazzi hanno avuto una deflagrazione del desiderio. Tutto è possibile, tutto è accessibile. L’informazione? Vai su google e trovi tutto. Ma poi chi ti mette in squadra questo mare magnum, chi ti ristabilisce le gerarchie di valori?

La scuola ha questa responsabilità. Dobbiamo far amare di nuovo ai nostri ragazzi il processo conoscitivo. La scuola deve recuperare quello che un tempo si chiamava lo spirito critico.

La responsabilità della parola

Quando chiesero ad Albert Camus nei “Discorsi in Svezia” perché scrivi? Lui rispose: “Io scrivo in nome di chi non può farlo”. Quando lessi questa frase a 17 anni capii che la letteratura deve essere questo, deve parlare a nome di chi non può farlo.

Scrittore e insegnante sono custodi della parola. La responsabilità della parola è fondamentale sia per chi scrive che per chi insegna. Quello che dici e che fai in aula può incidersi in maniera indelebile nella percezione dell’adolescente. Le parole sono importanti. Se tu non hai un sistema verbale, come fai ad esprimere un’emozione? Quell’emozione resta un grumo emotivo, non si traduce in niente, in nessuna forma espressiva. Insegnare le parole è importante per condurre alla maggior età i ragazzi che hai di fronte.

Il futuro

La scuola italiana corrisponde soltanto in minima parte alla sua immagine mediatica. Vedo professori che non si limitano a svolgere il mansionario.

Esistono ragazzi e ragazze che sono spugne, pronte ad assorbire l’acqua che tu riesci a versare. La nostra provincia è vitale. Le metropoli sono piene di giovani attivi.

Per questo non dobbiamo mai soccombere alla brutalità e alla volgarità del nostro tempo, ma provocare un contagio, dando luce a quest’Italia più bella e più vera. Un’Italia che spesso non compare, che non viene rappresentata in Tv. Ma che esiste.

Ed è questa l’Italia in cui credo. Se non avessi fiducia in quest’Italia non entrerei in classe ogni mattina.”

 

(Sintesi dell’incontro “Osare passi nuovi”)

(Giornalino Fraternità di Romena – n° 3 – 2014)

Pieve di Romena - Arezzo

 

Il Valore della Famiglia

Reinhold Messner

Come vive oggi Messner?

“Vivo una vita normale. Ho una splendida moglie, quattro figli e porto avanti una catena di Musei e tre Masi di montagna (abitazioni rurali che si trovano nel Trentino-Alto Adige, n.d.r.). Oggi però non ho più la cima dell’Everest come obbiettivo finale”.

Con cosa l’ha sostituita?

“La mia gioia è basata sulla famiglia e sulla possibilità ancora di creare e di fare. Io e mia moglie ci siamo divisi molto chiaramente le responsabilità.”

Messner felice

Tipo?

“Lei, ad esempio, la mattina prepara la colazione e accudisce in maniera esemplare la mia figlia più piccola che ha nove anni. Inoltre decide cosa possono fare o non fare i nostri figli. Generalmente io rispondo sempre sì alle loro richieste ma l’ultima parola spetta sempre a mia moglie.”

Lei, invece, che tipo di responsabilità ha?

“Devo ottemperare a tutti gli impegni lavorativi, come ad esempio quello dei Musei. Abbiamo una bella organizzazione. Io vengo da una grande famiglia, eravamo nove figli, una cosa oggi impensabile. Da sempre, quindi, apprezzo il valore della famiglia e per questo dico che essa è la base della società. Se le famiglie funzionano la società ha un futuro, se invece si frantumano, scende il buio.

Messner papà

Fortunatamente il Italia la famiglia ha ancora un gran peso e speriamo sia ancora così per lungo tempo. Oggi molti ragazzi, non riuscendo a mantenersi da soli, vivono nella stessa casa dei genitori anche da adulti. Sicuramente non è il massimo, in quanto non maturano l’esperienza, ma almeno restano in qualche modo legati alla famiglia. In Italia c’è tanto bisogno di famiglie con più figli.” (Reinhold Messner)

La figura di Enea

enea_anchise

“Per sintetizzare con un’immagine il senso vivo della Tradizione,

ho fatto ricorso alla figura di Enea.

Davanti alla città che brucia, c’è chi pensa solo a mettere in salvo se stesso,

ritenendo che il mondo coincida con sé.

E c’è chi pensa di morire con la città, come fece la sentinella di Pompei

di cui narrava Oswald Spengler.

Il primo è l’idiota globale, il secondo è il tradizionalista eroico ma sterile.

Enea fugge da Troia in fiamme

Davanti a Troia in fiamme, Enea porta in salvo il suo vecchio padre, Anchise,

caricandoselo sulle spalle mentre il suo genitore stringe i penati,

sacro simbolo di continuità; e conduce fuori il suo piccolo figlio Ascanio,

con cui andrà a fondare la nuova città secondo il mito.

GianLorenzoBerniniEneaAnchiseeAscan

 In quell’immagine scolpita da Gianlorenzo Bernini e nel travaglio della polis che brucia,

si riassume magnificamente il senso della Tradizione vissuta di padre in figlio. (Marcello Veneziani)

Auguri al nuovo Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella

Sergio Mattarella

Caro Presidente, Le auguro dal profondo del cuore, di essere… ERETICO!

“Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.

Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso

è colui che più della verità

ama la ricerca della verità.

E allora io Le auguro di cuore questo coraggio dell’eresia.

Le auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole,

l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi.

Le auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità,

della responsabilità e dell’impegno.

Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.

Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.

Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano,

chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.

Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze,

chi non si rassegna alle ingiustizie.

Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.

Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.

Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.

eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.”

(da    “Vi auguro di essere eretici”    di Luigi Ciotti)

Tricolore

Ancora AUGURI caro PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA!