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Fenice Fenice

 “Immobile gigantesca

ai margini della laguna,

la Fenice muore e risorge

nel suo nido

di piante e d’incenso,

più bella del pavone più splendido,

il piumaggio rutilante di luce:

rosso fuoco, blu chiaro, porpora, oro.

Nel teatro

un crepitio silenzioso

di pietre preziose,

faville all’orlo del sipario:

frange dorate anneriscono.

Particelle senza massa

senza peso

macerano i velluti

compattano i cristalli:

materia oscura che cammina.

Bagliori intermittenti

tra pertugi e fessure,

raggi stellanti

nell’opacità dell’umido.

Tutt’intorno

un clamore di urla

di invocazioni rabbiose,

il rumore sordo

continuo dell’elicottero,

scrosci violenti

di acqua senza mèta,

finché il turbine

sgretola il tetto

sale al cielo,

quale cratere

di fiaccola immensa.

Dal grande palco

bisbigli, mormorii, sussurri:

Rossini Wagner

Strawinski Verdi

confabulano ammoniscono.

La musica rifluisce

infiltra gli spazi dell’armonia:

l’arguzia travolgente del Barbiere,

la violenta passione

di Tristano e Isotta,

il ritmo frenetico e ruggente

della Sagra della Primavera,

i desideri della Traviata

le speranze inappagate.

Nascoste, in agguato,

i capelli intrecciati

di serpenti,

fruste e torce nelle mani,

le Erinni della vendetta,

custodi implacabili

dell’ordine sociale,

chi colpiranno e quando?

La lunga Assenza

degli dei corrucciati

ormai volge al tramonto.

Il fuoco ha sconfitto

il sortilegio del Nulla

ed essi stanno ritornando

sui loro cocchi di atomi.

La gracile delicata

Venezia non si arrende,

erge le barriere dell’incanto

incrollabili trasparenti:

cirri, solitudini di barene,

palazzi sospesi nell’aria,

sillabe di poesia.”

(Ugo Stefanutti)

Teatro "La Fenice" VE

Semplicemente fedeli

Via della Resurrezione - Fraternità di Romena - Toscana

“Credo nella durata,

credo nel crescere delle querce

lento e sicuro,

credo nella fedeltà

di chi sta dentro un percorso

che è tutto un “adesso”.

Credo a chi lotta

per un po’ di dignità e un po’ di cibo,

a chi rimane semplice

come un albero nella tempesta,

come una foglia

che vibra sull’albero,

come il primo fiore dell’anno.

Semplicemente fedeli

a curare ogni gemma,

vegliare tenendo acceso

il fuoco d’inverno,

dormire accanto

al canto della Sua Fonte.”

(Luigi Verdi)

“La fedeltà è resistente pazienza,

tenacia, dignità virtuosa.

Fedeli alla bellezza

che ti lavora dentro,

a giorni cuciti nella speranza

di vederci un po’ più chiaro,

a dissodare ogni zolla

del tuo terreno,

a non buttare

nemmeno una briciola

di ciò che la vita ti dà,

a portare a compimento

ciò che l’amore può fare.”

(Luigi Verdi)

 

A stento il Nulla

 

“No, credere a Pasqua non è

giusta fede:

troppo bello sei a Pasqua!

Fede vera 

è al venerdì santo

quando Tu non c’eri

lassù!

Quando non una eco

risponde

al Suo alto grido

e a stento il Nulla

dà forma

alla Tua assenza”

(David Maria Turoldo)

OMAGGIO ALLE INNOCENTI VITTIME DELLA STRAGE DI NIZZA

Confine

Oggi è il 21 MARZO, primo giorno di PRIMAVERA!

Oggi la VITA C’E’,

è PRESENZA!

Oggi, alla Scuola della Vita,

 voglio RICOMINCIARE 

RICREARE,  RICREARMI!

Partendo da QUI!

AUGURI DI FELICE PRIMAVERA!

(Nives)

Festa dei macigni rotolati

 PASQUA

sepolcro vuoto

“Vorrei che potessimo liberarci

Dai macigni che ci opprimono, ogni giorno:

Pasqua è la festa dei macigni rotolati.

E’ la festa del terremoto.

La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto,

videro il macigno rimosso dal sepolcro.

Una pietra enorme messa all’imboccatura

dell’anima

che non lascia filtrare l’ossigeno,

che opprime in una morsa di gelo;

che blocca ogni lama di luce,

che impedisce la comunicazione con l’altro.

Gesù e Maria di Magdala

E’ il macigno della solitudine,

della miseria, della malattia, dell’odio,

della disperazione del peccato.

Siamo tombe alienate:

Ognuno con il suo sigillo di morte.

sepolcro vuoto

Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno,

la fine degli incubi, l’inizio della luce,

la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi,

uscito dal suo sepolcro, si adopererà

per rimuovere il macigno del sepolcro accanto,

si ripeterà finalmente il miracolo

che contrassegnò la resurrezione di Cristo.”

(Don Tonino Bello)

Gesù Risorto

AUGURI DI BUONA PASQUA!

Il Volto ritrovato

Ai piedi del Crocifisso di Punta Corvo

Volto Santo

“Rimasi letteralmente affascinata – alcuni anni fa, nella semioscurità della piccola cappella esagonale ricavata nel XVII secolo dai resti della primitiva chiesa, a Bocca di Magra – da quello sguardo troppo umano, da quegli occhi traslucidi, come cornee vere, che guardano a noi pieni di paterna comprensione, di autorevole consolazione e misericordia.

Solo uno sguardo così magnetico, inquietante, vivo, inarrivabile per un artista abile solo di scalpello, può ingenerare la leggenda di uno scultore speciale, Nicodemo, non sua sed divina arte, testimone diretto, e di una provenienza misteriosa, dal mare, da Jaffa.

Il Cristo ha un volto bellissimo, sereno dai tratti semitici per il naso aquilino, la fronte ampia, i capelli lungi divisi a metà, i mustacchi divergenti sulle labbra socchiuse, una strana barba a due boccoli a spirale che lascia libera la curva del mento.

Non è l’iconografia gotica del Cristus patiens e neppure quella più antica del Cristus Triumphans sulla morte, inchiodato alla croce, a occhi aperti: è la figura di un uomo intatto, in posizione di crocefisso.

Appare solenne, miracolosamente sospeso nell’aria, risorto. Non ha stimmate nelle mani perfette, aperte ma staccate dalla croce, né tanto meno nei piedi separati, che pendono dall’abito talare verticali, un po’ asimmetrici, sciolti, calzando straordinarie babbucce crociate d’oro. Le stesse che per i secoli poi indossarono i papi (nel Museo di Asolo sono conservate quelle di Pio X) e che, d’argento, calzarono nel ‘600 (ora sono al Museo del Duomo) i piedi nudi del Volto Santo di Lucca, inchiodati e separati.

Babbucce del Cristo tunicato

L’abito talare ha maniche e busto torniti in pieghe corpose e semplici: non è l’abito che ci deve colpire, ma l’umanità-divinità del Cristo.

Purtroppo, in mostra, l’inadeguata illuminazione laterale “spegne” il volto di Cristo, che sembra avere gli occhi chiusi, non consentendo di cogliere quella mutevole, intensa espressione che gli è propria.

…A proposito  del Volto Santo di Lucca: nella Relatio di Leobino si legge come nel 782 il leggendario Cristo di Nicodemo sia approdato a Luni, trasportato dalla Palestina alla costa tirrenica dalle correnti marine; ivi giunto, avrebbe opposto tenace e miracolosa resistenza a sbarcarvi, accettando infine il trasferimento a Lucca.

E se la scultura di Nicodemo fosse invece identificabile con quella di Bocca di Magra?

Clario Di Fabio scrive: “Il Crocifisso del Corvo, che di sicuro rientra nella tipologia del Volto Santo lucchese, con altrettanta certezza non può essere creduto copia di quello, almeno nel senso odierno del termine. Intanto perché ha buone probabilità di essere anteriore, poi perché nelle sue forme non si ravvisa affatto la volontà di imitarne lo stile e nemmeno alcuni importanti dettagli iconografici”.

Coincidenze? Una miniatura del Codice Rapondi (1410) effigia Nicodemo ai piedi del suo Crocifisso “calzato”! La prima dedica della chiesa di Punta Corvo “In onorem Dei et vivifice Sancte Crucis et beatissimi Nichodemi confessoris) era fatta proprio a Nicodemo, il fariseo che conobbe Cristo, lo difese e seppellì. Divenuto leggendario scultore, ne tramandò l’immagine più vera e ispirata.

Cristo e Nicodemo

Tanti grandi crocifissi da centro navata vennero addobbati di vesti in periodo barocco, e coronati come Cristo Re, ma nessuna “vestizione”  è riuscita a ledere l’opera o a smorzare la forza magnetica di questo Volto umanissimo di Cristo che si stacca dalla croce, levigata, guardandoci solenne e compassionevole.

Mai si è reso più serenamente credibile l’evento più misterioso e centrale del messaggio cristiano, quello della morte e Resurrezione di Gesù.”

 (Maria Antonietta Zancan)

(Gigantesco, sovrumano – 270 per 260 cm. – di Cristo scuro,

il Crocifisso tunicato dell’antica chiesa di Santa Croce e Nicodemo)

Mendicanti di luce

“Ogni uomo nella sua notte

se ne va verso la luce”

(Victor Hugo)

il cieco nato

“Gesù, avvicinati a noi,

troverai parole contorte e macerie;

so che ne avrai di nuovo cura

e le spazzerai via con amore.

Amiamo sempre troppo poco e troppo tardi

e anche se i frutti dei nostri sforzi sono dolci,

senza amore non riescono nemmeno a saziare.

L’amore rende la vita attenta

ad ogni suono o profumo

alle voci e ai volti.

L’amore salva i frammenti di vita

l’amore scava pietre per costruire case

e nutre arcobaleni che aprono cammini di luce.

Luigi Verdi

Kandisky

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