Una candela blù

 PER LA CONSAPEVOLEZZA DELL’AUTISMO

Spasiano_Giada_20150401_185313[1]

https://milesweetdiary.wordpress.com/2016/03/29/2-aprile-giornata-mondiale-dedicata-allautismo-secondo-me/

“Non siamo solo partoriti.

Ogni gesto d’amore

ci rimette al mondo.”

(Paola Nepi)

candele blu

 

Un caro pensiero all’amica CAMILLA,

mamma di FRANCESCO E STEFANO,

splendide creature che ho amato.

Giornata Mondiale sull’autismo

Approfondimento giornata mondiale della consapevolezza dell autismo

 

http://accantoalcaminoblog.org/

Grazie Libera per le bellissime foto che mi hai prestato!

Acqua amara

“Una certa dolcezza del vivere mi sarebbe di certo fatale. Quel che mi occorre è l’acqua amara.”

Ho avuto spesso occasione di citare lo scrittore cattolico francese Georges Bernanos (1888-1948) che ho letto fin da liceale e che in questi tempi mi è stato spesso riproposto da un mio collaboratore che si è dedicato a ricostruire la “teologia” sottesa alla serie degli scritti di questo autore certamente “forte” a livello ideologico. Così,  mi capita di imbattermi in una lettera che Bernanos indirizza a un ecclesiastico che fu suo interlocutore, padre Bruckberger. La lettera è datata 1939 e mi offre la frase suggestiva che sopra ho citato. Essa è un essenziale e simbolico autoritratto dell’autore del “Diario di un curato di campagna”: egli fu costantemente in ricerca delle verità ultime, si accampò alla frontiera tra bene e male, si levò come testimone che denuncia la colpa e celebra la grazia. La sua bevanda più cara fu certamente “l’acqua amara” e non certo le bibite dolci di certo devozionalismo consolatorio. Egli era convinto (e lo ripeteva) che Cristo ci ha invitati non ad essere il miele della terra, bensì il sale aspro e bruciante. Questa concezione può, certo, essere un po’ radicale ma ha una verità indiscussa e necessaria, sopratutto nei nostri giorni nei quali sono di moda i beveroni New Age, nei quali il cristianesimo si stempera in una generica fraternità caritatevole o, peggio, in una superficiale spiritualità inoffensiva. Ritorniamo – come antidoto alla banalità – alle parole “dure” e pure del Vangelo, all'”acqua amara” al palato che è però dolcezza per la coscienza. (Gianfranco Ravasi)

“Tutto è grazia.”  (Georger Bernanos)

Vangelo

Porto di Terra

Romena

Pieve di Romena

Piccola Oasi del Casentino

La Pieve

La Pieve

Pieve di Romena

Porto di Terra

Primavera a Romena

“Vieni, vieni

chiunque tu sia,

sognatore, devoto,

vagabondo, poco importa.

Vieni anche se

hai infranto i tuoi voti

mille volte.

Vieni, vieni

nonostante tutto,

vieni.”

(Giala’l Ad-din Rumi)

Romena

Silenzio incantato

Romena

“Teneramente l’eternità

diffonde l’amore

come la luna riversa i suoi raggi

sul mandorlo in fiore.

Romena

Teneramente l’eternità

porta la speranza

quando i nostri occhi

cercano nei suoi

una rotta sicura,

quando ti parla

con parole indifese

dal silenzio incantato.

Il mandorlo in fiore

Teneramente l’eternità

nutre la vita,

donando la luce di un’alba intatta

ai primi occhi che la guardano.”

Romena

UMILTA’

“Non ti vantare , perché non sei tu che porti

la radice, ma la radice porta te.”

(Rom 11.18)

Romena

Che dirVi Amici cari, in quest’Oasi di pace ho soggiornato tre giorni.

Ho trovato vero pane, affetto, casa…gioco.

Non so descrivere l’esperienza perché occorre viverla!

Vi lascio solo la canzone che più mi è rimasta nel cuore.

GUARIENTO

Angelo che pesa le anime e lotta con il diavolo
Angelo che pesa le anime e lotta con il diavolo

GUARIENTO di Arpo è conosciuto come il “Maestro degli Angeli”,

o meglio delle Gerarchie Angeliche composte da Angeli,

Arcangeli, Principati, Potestà, Virtù, Serafini, Cherubini, Troni e Dominazioni.

Angelo armato con lancia e scudo (Principato?)
Angelo armato con lancia e scudo (Principato?)

GUARIENTO di Arpo, è il primo artista di corte a Padova: di lui non si conoscono l’anno e il luogo di nascita,

ma è nota la sua attività che, tra il 1338 e il 1367, lo colloca tra i precursori del gotico internazionale.

Gruppo di dieci Angeli  seduti con globo e flabello gigliato (Serafini?)
Gruppo di dieci Angeli seduti con globo e flabello gigliato (Serafini?)

GUARIENTO DI ARPO è un pittore padovano del TRECENTO.

Cari amici, ricordate la Grande “CACCIA AL TESORO” progettata a giugno, dopo la fine della scuola, dalla Compagnia “NONNI E NIPOTINI”?

https://civuoleunfiore.wordpress.com/2013/06/16/caccia-al-tesoro/

Il suggestivo ITINERARIO è continuato con un viaggio dentro il Medioevo, alla scoperta delle meraviglie della PADOVA del “Secolo d’oro”.

Vacanze:

ALLA RICERCA DELLA SERENITA’

famiglia felice

“Tantissima gente cerca per le sue vacanze le località più ricche di fascino e bellezza. Talora si va a cercare tutto questo molto lontano e lo si paga a caro prezzo. Pochi sanno che la pace, la serenità, la gioia di vivere è qualcosa che si trova sopratutto dentro di noi, cosicché puoi rimanere a casa tua e nella tua città, alzare gli occhi al cielo ammirare i fiori sul tuo davanzale cespo di rose

incantarti di fronte al volo degli uccelli maternità

tenere per mano le persone che ami famiglia felice

per scoprire la bellezza e la gioia del vivere. rialzati

Se vuoi essere saggio cerca prima dentro di te e attorno a te quello che ben difficilmente potrai scoprire altrove. ( dal settimanale “L’incontro”)

saggezza

AUGURI A TUTTI…..DI BUONE SAGGE VACANZE!

IMPORT-EXPORT

testo di GIUSTO CAVINATO

Beurs van Berlage

“Ad Amsterdam c’è un vecchio palazzo rimodernato dove una volta c’era la sede della Borsa del grano. Oggi sul palco del Beurs van Berlage si fanno le premiazioni delle scoperte più sensazionali dell’anno nel campo della ricerca, presente tanto di Regina Beatrice d’Olanda che ha recentemente deciso di ritirarsi dalla reggia e, da pensionata, presenzia le cerimonie importanti con un monte di premi e medaglie.

Premiazioni della Regina d'Olanda

Quest’anno il premio per la categoria Ricerca dell’European Inventor Award per la migliore invenzione nel campo scientifico è stato consegnato a due ricercatori italiani:

Luigi Cattel-Barbara Stella

Luigi Cattel e Barbara Stella

La loro scoperta riguarda le nanotecnologie e cioè la scienza che progetta e realizza dispositivi piccolissimi che sono in grado di svolgere un compito. Al lavoro da dieci anni, hanno inventato una mini capsula settanta volte più piccola di un globulo rosso che, messa in circolazione nel sangue, trasporta un medicinale specifico che va a colpire con estrema precisione le cellule cancerogene.

cellule cancerogene

Vorrei fermarmi un attimo a spiegare a chi non lo sa che un globulo rosso ha un diametro di 7 millesimi di millimetro e che costruire una molecola settanta volte più piccola vuol dire che bisogna metterne diecimila in fila per fare un millimetro.

migliore invenzione 2013

Ebbene queste mini capsule vengono caricate come un camion di un certo medicinale, viene dato loro un indirizzo e partono nell’autostrada di vene, arterie e capillari vari per arrivare dove devono e scaricare il medicinale nel punto dove ci sono le cellule cancerogene altrimenti irragiungibili con altri tipi di terapia. Le terapie attuali, infatti, dovrebbero essere usate in modo massiccio per raggiungere certi organi malati e diventerebbero devastanti per l’organismo. Una scoperta sensazionale dunque, che apre nuove strade verso terapie oncologiche, ma utilizzabili anche in molte altre applicazioni e in moltissime patologie difficilmente curabili.

Quando ho letto le motivazioni del premio mi è presa una vampata di orgoglio nazionale al pensiero che, in tempi di crisi e quando tutti ci considerano un paese ormai del terzo mondo, ecco che il genio italiano scaturisce come una medaglia d’oro delle Olimpiadi e ci riempie di soddisfazioni e speranza per il futuro.

orgoglio italiano

Perchè il bisiness che si svilupperà attorno a questa invenzione toccherà, nei prossimi anni, i cento miliardi di euro. Ho detto cento miliardi di euro, vi rendete conto? Una cosa fantastica che potrebbe dare un rilancio all’economia italiana ed una spinta alla ricerca. Semplicemente fantastico. Sì, ma ho detto potrebbe, perchè non vi ho raccontato tutto. Il professor Luigi Cattel ed il suo gruppo riescono, una decina di anni fa, a sintetizzare questa nano capsula rivoluzionaria e, definite le specifiche, devono brevettarla per mettere al sicuro l’invenzione. Ma il brevetto costa centomila euro e l’Università italiana per cui lavorano non li ha. Bussano a varie aziende farmaceutiche e alle istituzioni statali ma nessuno ha i soldi per investire non solo i centomila del brevetto ma anche altri cinque milioni di euro negli anni successivi per completare le ricerche. A questo punto il professor Cattel non ha molte strade da percorrere. Approfittando del fatto che la sua collaboatrice Barbara Stella sta facendo un dottorato presso l’Università di Parigi, chiede ai francesi se sono interessati o meno al progetto.

Patrick Couvreur

Non ci mise molto l’equipe del professor Couvreur a capire che quel professore italiano dalla zazzera bianca gli stava servendo su un piatto d’argento un’occasione unica. Che l’Università di Parigi non si lasciò certo sfuggire.

Università di Parigi

E così sul palco del Beurs van Berlage ad Amstardam l’altro giorno c’era, per primo, il professor Patrick Couvreur a ricevere l’ambito premio e, dietro, il professor Luigi Cattel e Barbara Stella. E nei comunicati diffusi dal comitato organizzatore il primo nome è del nanotecnologo professore francese e i nostri due, inventori del tutto, solo dietro. Grande, grandissima soddisfazione, ma un’immensa amarezza dovuta all’ennesima incapacità delle nostre istituzioni di saper valorizzare i geni che abbiamo a disposizione. E tutto per cinque milioni di euro che sono quisquilie rispetto ai centocinquantanove milioni di rimborsi che i partiti politici riceveranno dopo queste ultime elezioni.

politica italiana

Ma sono io che non capisco, non capisco questa nuova economia che la nostra politica ha costruito nel nostro Paese in questi ultimi anni: importiamo badanti perchè l’assistenza costa e esportiamo cervelli perchè non abbiamo i soldi per permetterceli.”

denaro

Pino Pedano

NEL LEGNO LA SCOPERTA DELLA VITA

(pagina di GIOVANNI GAZZANEO)

foto di Pino Pedano

Ti guarda Pino Pedano quasi volesse penetrare l’anima tua, come sa fare con i legni che dall’età di 7 anni ha imparato a plasmare nella bottega di compare Adamo, padrino di cresima e mastro falegname a Pittineo, in Sicilia. A lui il bambino fu affidato per imparare il mestiere e guadagnarsi il pane: era il 1951 e Pedano non ha mai dimenticato o nascosto le umili origine contadine e la fatica delle conquiste. La sua opera di artista è iniziata nel 1976 con una personale alla Galleria del Naviglio a Milano, dove è emigrato diciassettenne e dove vive con moglie e tre figli. Pedano è scultore, ha esposto in famose gallerie di Parigi, New York, Zurigo e in musei importanti come il Victoria e Albert Museum di Londra. Ma ha continuato a coltivare la sua vocazione originaria di falegname, iscritta già nel nome: Giuseppe. Per vivere produce e commercia mobili, brevetta un sistema di assemblaggio dei laminati battezzato “millefogli” e introduce in Italia la filosofia del “dormire naturale”.

pedano

“L’aspetto più affascinante è questo – osserva il critico Luigi Carluccio -: il suo lavoro, muovendo dal piano umile della bottega del falegname, arriva a interessare galleristi e storici d’arte. Li interessa perchè lui rappresenta l’anello mancante; l’anello che si è smarrito tra il mestiere e l’arte, tra la fatica del creare e l’opera artistica. E’ questo il suo fascino.”

la porta

In Pedano le capacità dell’artigiano sono la base per la creatività dell’artista grazie all’uso sapiente delle macchine: non c’è progetto né disegno nelle opere che realizza. La sua è una visione puramente mentale. Impiega palissandro, mogano, betulla, ciliegio, ebano, bois de rose, sequoia, limone, acero, pioppo….legni pregiati e legni poveri, del Sud e del Nord, dell’Est e dell’Ovest. Una scultura cosmopolita che si abbraccia nei morsetti, nelle colle e nel tornio in una geografia di essenze e colori senza confini.

opera di pino pedano

Una scultura “ecologica”: per le sue opere non è mai stato abbattuto un albero, usa materiale di recupero. Una scultura interiore: vuol portare alla superficie l’anima del legno, la sua vita che non muore nonostante tagli, manipolazioni, trattamenti industriali. I legni di Pedano, scrive lo storico dell’arte Carlo Bertelli, contengono “il senso del gioco che si collega a Collodi, la visione del legno – come materiale per costruire – propria dell’architetto Filarete, il sentimento di rispetto per questo materiale vivo, pezzo di natura che continua a collegarsi al suo ciclo vitale.”

Opera di Pino Pedano

 La natura di Pedano non ha nulla di selvalggio, è ritorno all’Eden attraverso un sapiente intreccio di geometrie. E la svrapposizione di fogli multistrato riscatta il legno dalla bidimensionalità a cui il processo industriale l’ha costretto e gli ridona volume. Sono tre le forme originarie in cui si articola il sogno di Pedano, la sua utopia che vuol proporre archetipi senza tempo in un mondo sempre più disordinato e in preda al caos: la sfera, icona della perfezione; la piramide, proiezione verso l’alto; l’ovale, segno della nascita.

arte di Pino Pedano

Pedano scultore del legno interiore. Tratta la materia scoprendone la grazia e l’eleganza, ricerca i paesaggi dell’anima. La vita nuova è legata alle sue “Maternità”, dove i legni rappresentano insieme gravidanza ed elevazione. La donna che aspetta un bimbo diviene l’icona di un’umanità che si riconosce nuovamente creatura. Dalle prime forme giocose della sfera e della piramide nella loro geometria perfetta di linee , colori e luci, utopica ed irrealizzabile, si passa alla speranza: questa sì autentica, delle “Maternità”, della fiducia nella novità che ogni figlio porta nella storia. Una delle sculture è dedicata a Gianna Beretta Molla, medico e mamma che per far nascere la quarta figlia scelse di non curare il tumore che le cresceva dentro. Pedano rappresenta il male con una frattura del legno che si apre verso l’alto, quasi a carpire il cielo. ” Santa Gianna mi ha fatto rinascere come artista e ha ispirato questo ciclo di opere.”

scultura di pino pedano

Una scultura in mostra è dedicata a Benedetto XVI, anche lui indicato come porta della vita. “Il Papa” è umile e semplice vista di fronte, ma di lato porta con sé i buchi neri della storia, che, senza negarli, vuole superare nel nome della fede e della pace. Quei buchi sono anche aperture di luce, squarci di infinito. I colori dell’opera sono quelli vaticani: giallo del cipresso, bianco dell’acero e del pioppo. “La mia arte – dice Pedano – è tutta rivolta al recupero delle nostre radici. La libertà è riconoscere quel che noi siamo, non quello che ci dicono di essere e avere. La grazia è la coscienza di essere voluti e amati in ogni momento: questo il senso del nostro cammino.”

Pedano_01