I quattro mestieri…

I quattro mestieri più antichi e più sacri

Contadino

“Quelle del contadino, del muratore, del fabbro, del legnaiolo sono, tra l’arti manuali, le più compenetrate colla vita dell’uomo, sono le più innocenti e religiose. Il guerriero degenera in predone, il marinaio in pirata, il mercante in avventuriero; ma il contadino, il muratore, il fabbro, il legnaiolo non tradiscono, non possono tradire, non si corrompono.  Maneggiano le materie prime più famigliari e debbono trasformarle agli occhi di tutti, per servizio di tutti, in opere visibili, solide, concrete, vere. Il contadino rompe la zolla e ne cava il pane che mangia, il muratore squadra la pietra ed innalza la casa, la casa del povero, la casa del re, la casa d’Iddio; il fabbro arroventa e torce il ferro per dar la spada al soldato, il vomere al contadino, il martello al falegname; il legnaiolo sega ed inchioda il legno per costruire la porta che protegge dai ladri, per fabbricare il letto sul quale ladri ed innocenti moriranno.

Queste semplici cose, ordinarie; comuni, usuali, tanto usuali, comuni e ordinarie che non le vediamo più, che passano ormai disavvedute sotto i nostri occhi avvezzi a più complicate meraviglie, sono le più semplici creazioni dell’uomo, ma più meravigliose e necessarie di tutte l’altre inventate dopo.”

(GIOVANNI PAPINI)

(Brano tratto dall’Antologia Italiana – LA PRORA – Editore Nicola Zanichelli – Edizione 1961)

 

1° MAGGIO 2019 – FESTA DEL LAVORO

AUGURI!

“Se ami quello che fai, non sarà mai un lavoro.” (CONFUCIO)

 

(Immagini tratte dal web)

La figura di Enea

enea_anchise

“Per sintetizzare con un’immagine il senso vivo della Tradizione,

ho fatto ricorso alla figura di Enea.

Davanti alla città che brucia, c’è chi pensa solo a mettere in salvo se stesso,

ritenendo che il mondo coincida con sé.

E c’è chi pensa di morire con la città, come fece la sentinella di Pompei

di cui narrava Oswald Spengler.

Il primo è l’idiota globale, il secondo è il tradizionalista eroico ma sterile.

Enea fugge da Troia in fiamme

Davanti a Troia in fiamme, Enea porta in salvo il suo vecchio padre, Anchise,

caricandoselo sulle spalle mentre il suo genitore stringe i penati,

sacro simbolo di continuità; e conduce fuori il suo piccolo figlio Ascanio,

con cui andrà a fondare la nuova città secondo il mito.

GianLorenzoBerniniEneaAnchiseeAscan

 In quell’immagine scolpita da Gianlorenzo Bernini e nel travaglio della polis che brucia,

si riassume magnificamente il senso della Tradizione vissuta di padre in figlio. (Marcello Veneziani)