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Cappuccetto Rosso…

E LE GENTILEZZE DEL LUPO.

E sì…è proprio bravo il Lupo!..Avrebbe sicuramente colto lui, i fiori per la nonna!

E avrebbe giocato, cantato… premiato Cappuccetto Rosso!

Persino Mamma e il Cacciatore, non avrebbero avuto paura dei… Premi!

Sogni

Kandinskij

“Un sogno sembra un sogno fino a quando non si incomincia da qualche parte,

solo allora diventa un proposito,

cioè qualcosa di infinitamente più grande.”

(Adriano Olivetti)

Kandisky

“Dimmi come vivi un giorno ordinario, un giorno qualsiasi

e ti dirò quanto vale il tuo sogno del domani.”

(Pedro Casaldaliga)

Kandinskij

Fanciulli

bambini allegri

“Fanciulli, voi siete il chiasso, il moto perpetuo,

la perpetua distruzione;

creatività

dove ci siete voi c’è il terremoto, il finimondo, la rivoluzione.

litigare

Tutto è tranquillo e silenzioso dove son grandi e savie le persone;

ma il nido senza augelli è triste e vuoto,

bimbo sorridente

ciò che allieta il giorno è la canzone.

bimbo simpatico

Venite pure, o frugoli irrequieti, assordatemi pure (io m’accontento)

con le fresche risate e i gridi lieti.

gioco

La vostra sana, semplice allegria è la folata rapida di vento

che da tante negre nubi spazza via.”

(Ida Alliaud)

cucinare

Nulla è per Caso

“Chi volge le spalle al sole,

non vede altro

che la sua ombra.”

(Antoine de Saint Exupéry)

Come la Luna

luna

“Dobbiamo sforzarci di essere come la luna”

Un vecchio di Kabati ripeteva spesso questa frase a chi passava davanti a casa sua per andare a prendere l’acqua al fiume, a cacciare, a spillare vino di palma o diretto alle fattorie. ricordo di aver chiesto a mia nonna cosa significasse quella frase. Lei mi aveva spiegato che era un’esortazione a comportarsi bene e a essere buoni con il prossimo.

luna

La gente si lamenta quando c’è troppo sole e il caldo è insopportabile, ma anche quando piove tanto o fa freddo. Invece nessuno protesta quando la luna splende. tutti sono felici e ne apprezzano la presenza, ognuno a suo modo.

luna

I bambini guardano le proprie ombre e giocano sotto la sua luce, gli adulti si ritrovano nelle piazze a raccontar storie e a ballare per tutta la notte.

luna

Succedono tante cose belle, quando splende la luna. Ecco perché tutti dovremmo sforzarci di essere come lei. (Ishmael Beah)

luna

La luce alla finestra

luce alla finestra

LO INCONTRAI LA PRIMA VOLTA IN UN GIORNO D’ESTATE DEL 1936.

Ero entrata frettolosa nella sua oscura botteguccia per farmi rimettere i sopratacchi alle scarpe. Mi accolse cordialmente: “E’ poco che abitate in questo quartiere non è vero?”. Ammisi di essermi trasferita nel casamento all’estremità dell’isolato soltanto una settimana prima. “E’ un quartiere simpatico” mi rispose. “Ci starete bene”. Seduta con le sole calze ai piedi lo guardavo mentre toglieva i vecchi sopratacchi e con un mormorio di disappunto esaminava il cuoio già molto logoro dei talloni. persi un poco la pazienza perché avevo fretta di recarmi ad un appuntamento e gli dissi: “Faccia in fretta per favore.”

ciabattino

Al di sopra delle lenti cerchiate d’acciaio alzò verso di me uno sguardo di rimprovero. “Suvvia signora non ci metterò molto tempo. Voglio fare un lavoro come si deve.” S’interruppe. “Vede, devo tenermi fedele a una tradizione”.

calzolaio

Una tradizione? In quella botteguccia dove non esisteva nulla che potesse distinguerla dalle tante botteghe di ciabattino sparse nelle vie secondarie di New York? L’uomo dovette avvertire la mia sorpresa perché sorrise e continuò: “Sì signora ho ereditato una tradizione. Mio padre e mio nonno erano calzolai in Italia, i migliori del loro genere. Mio padre mi diceva sempre: “Figliolo accomoda nel miglior modo possibile ogni scarpa che entra in bottega e sii orgoglioso del tuo lavoro. Così sarai doppiamente benedetto: “avrai la felicità e la prosperità”. ” Nel porgermi le scarpe riparate disse: “Ora dureranno un po’ di più. E’ cuoio buono”.

Me ne andai già in ritardo eppure portai con me un senso di grato tepore. Tornando a casa passai di nuovo davanti al negozietto. Era lì, chino sulla sua forma. Così cominciò una grata amicizia. Erano gli anni opprimenti e ansiosi della guerra. Ogni giorno passando davanti alla bottega ci scambiavamop un cenno di cordiale saluto. Dapprima entravo soltanto quando avevo necessità della sua opera poi presi l’abitudine di fermarmi saltuariamente a far quattro chiacchiere. Era molto alto ma i lunghi anni di fatica lo avevano incurvato. Aveva i capelli radi e grigi, il viso segnato da profonde rughe. Sopratutto mi sono rimasti impressi nella memoria i suoi begli occhi castani vividi di bontà e arguzia. Era l’uomo più felice che avessi mai conosciuto. Spesso quando lavorava cantava a piena gola. Gli italiani del vicinato lo chiamavano “la luce alla finestra”.

ciabattino

Un giorno mentre stavamo parlando si volse a salutare un passante poi mi disse: “Ecco un uomo che mi piacerebbe conoscere. Sono anni che lo vedo passare di qui. Vorrei proprio che entrasse una volta o l’altra perché ha un bel viso aperto” Non gli dissi che si trattava di un mio conoscente, ma una settimana dopo mi raccontò: “Avevo avuto ragione nel giudicare quell’uomo. Si è fermato qui ieri e abbiamo fatto una bella chiacchierata”. Compresi allora che la bontà e la sincerità di questo gentile calzolaio avevano riscaldato un altro cuore come già il mio. I bambini che sembravano germogliare dai marciapiedi entravano a sciami nella sua bottega. Erano sempre i benvenuti.

Un giorno uscii di casa furibonda con gli imbianchini che mi avevano fatto un pessimo lavoro. Nel vedermi passare il mio amico mi fece il consueto cenno di saluto con la mano ed io entrai nel suo negozio per sfogarmi. Mi lasciò parlare concitatamente della trascuratezza degli operai. Affermai che non avevano l’orgoglio del loro lavoro anzi che non avevano addirittura voglia di lavorare: non pensavano che ad intascare i loro salari. “Davvero” fece “c’è in giro tanta gente a quel modo. Ma forse non è tutta colpa loro. forse prima nemmeno i loro padri erano orgogliosi del lavoro che facevano. Questo è un grande svantaggio per i figli, li priva di qualcosa di molto importante.” “Che cosa si potrebbe fare per porvi riparo?”, domandai. Indugiò a rispondere poi mi guardò fisso in viso. “C’è un solo mezzo. Tutti coloro che non hanno ereditato una bella tradizione devono iniziarne una. In questo Paese dove la libertà di cui godiamo permette ad ognuno di noi di portare il proprio contributo alla società dobbiamo far sì che il nostro contributo sia di buona lega. Qualunque sia il genere di lavoro che ognuno di noi compie, se ogni giorno vi mette il meglio di sé stesso, inizia una tradizione che i suoi figli dovranno uguagliare.”

antichi mestieri

Viaggiai all’estero per qualche mese. Poco dopo il mio ritorno recandomi alla sua bottega pregustavo la gradita sorpresa che avrebbe provata nel rivedermi. Non c’era luce alla finestra. La porta era chiusa e vi era affisso un cartoncino: “Per ritirare le scarpe rivolgersi alla lavanderia vicina”. Piena di apprensione entrai nella lavanderia; il vecchio aveva avuto un colpo una settimana prima proprio lì alla finestra. Pochi giorni dopo era morto. “Sentiamo molto la sua mancanza qua in giro”. Disse il proprietario della lavanderia. “Era sempre così felice!” Me ne andai col cuore pesante. Anch’io avrei sentito la sua mancanza. Ma mi aveva lasciato qualcosa, una rara briciola di saggezza che ricorderò sempre: “Se hai ereditato una tradizione di cui andar orgoglioso devi continuarla: altrimenti devi iniziarne una nuova”. (Lois Mattox Miller)scarpe rotte

…e venne chiamata due cuori

Il libro che ha affascinato più di 20 milioni di lettori in tutto il mondo

bimbo aborigeno australiano

IL RACCONTO DI UN’AVVENTURA ECCEZIONALE,

UN’OCCASIONE UNICA PER APPRENDERE LA SAGGEZZA DI UNA CULTURA ANTICA

aborigeno australiano

E RACCOGLIERNE L’IRRESISTIBILE MESSAGGIO.

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