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Tratta…OSARE LA SPERANZA

Rita Giaretta, da più di venticinque anni è suora delle Orsoline SCM. Ha fondato con altre consorelle nel 1995 a Caserta la Comunità Rut che accoglie donne, sole o con figli, in situazioni di difficoltà e vittime della tratta degli essere umani. Ha scritto Non più schiave. Casa Rut, il coraggio di una comunità, Marlin, Cava de’ Tirreni 2006.

“La sofferenza non è che un aspetto della gioia e l’una e l’altra si susseguono immancabilmente.”

M. K. GANDHI

http://www.associazionerut.it/

“Grotta di Pietro,

Chiesa dei sandali

senza bastone

né due tuniche,

Nuda fede,

la tua, Pietro,

ombra che guarisce.

Noi,

Chiesa delle due tuniche,

lucentezza senza guarigione.”

(A. CASATI, Nel silenzio delle cose, Qiqajon, Magnano 2007, 31)

Fedro

poeta romano

“- Accomoda bene le pieghe del mio peplo! – disse Giulia allo schiavo che doveva condurla lungo il Tevere. E lo schiavo si chinò a disporre la veste della nipotina dell’imperatore Augusto; ma la sua mano, fine come quella di un signore, aveva tremito.

– Tu sei lento! – gridò la piccina. – Tu non fai nulla bene!

 

 

     moda_etrusca

 

Lo schiavo sollevò gli occhi in faccia alla fanciulla.

– Non fissarmi così, Fedro. 

Poi si accorse che uno dei suoi calzari era slacciato, e disse:

– Chiama un’ancella: tu sei maldestro.

Pochi istanti dopo una schiava si chinava a mettere in ordine i piedini della principessa.

– Tu sei abile! – sussurrò Giulia. – Ma Fedro è davvero uno schiavo incapace: dirò a mio nonno di confinarlo in campagna, dove i sorveglianti danno poco cibo e molte frustate.

L’ancella, sempre in ginocchio, davanti alla fanciulla, sollevò i grandi occhi:

– Mia piccola principessa, mi permetti di rivelarti una cosa?

– Dimmi.

– Fedro è il migliore di tutti noi; ha letto molto, ha una profonda cultura, e a tarda sera, quando noi schiavi ci riuniamo per la cena, egli ci legge i suoi versi.

favola di Fedro       favola di Fedro

 

..

 

favola di Fedro

Giulia batté le ciglia:

– Non è possibile!

– Eppure, la sua è una poesia che narra tante piccole favole, e ogni favola ha il suo insegnamento.

In quel momento un’ombra che si era appostata dietro gli alberi, ascoltando, si avanzò, sino al fianco di Giulia: la schiava vide per  prima, e si chinò sino al suolo, salutando il suo imperatore.

– Chi è lo schiavo che scrive versi?

– Fedro.

– Ebbene, venga subito nelle mie stanze.

Poco dopo il giovane poeta sgranava  i grandi occhi pensosi in volto al sire, che gli chiedeva di leggere le favole in poesia.

Fedro lesse con voce tremula, e poi colorita. Quando tacque, l’imperatore ordinò:

– Avvicinati; da questo momento non sei più schiavo, ma mio liberto: la tua poesia ti rende degno di sedere alla mia mensa.

Quando Giulia vide Fedro in famigliarità con il nonno, e onorato al pari di altri poeti che frequentavano la reggia, sgranò gli occhi, poi curvò il capo pensosa:

Poeta romano

– Lo pregherò di leggermi le sue favole: spero che mi vorrà perdonare.

E Fedro fu lieto di perdonare.”

(Olga Visentini)

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