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Nei solchi del silenzio

………..

l’ANIMA AFFIORA

“L’anima affiora

su un mare infinito

cristallo di sale, conchiglia

filo d’erba o uomo

incede nell’eco

frantumata del tempo

con passo di canto

cerca pregando

il primo fratello

cristallo di anima e sale

in uno specchio d’acqua

infinito

di mare.”

………..

……….

PIEGO

“piego

sottili veli di senso

e apro

conchiglie vaghe di mare

ardo

incerte fronde di tempo

nel focolare inerme

del mio silenzio

la parola stormisce

ciottoli d’anima

sull’acqua indugia

un mormorio di canto

è l’incedere sacro

del tempo.”

……………

OLTRE OGNI CERTEZZA

“oltre ogni certezza

nella gemma schiusa

del silenzio

mi scelgo cammino

nell’imbrunire del vento

fra radici immerse

nel suono dei torrenti

attenderò

il nome dell’alba

fino a quando

dal deserto di ogni terra

emergerà la parola attesa

allora

ogni gesto avrà suono

di sponda che sorge

lungo acque terse

d’anima.”

………..

( NEI SOLCHI DEL SILENZIO – Raccolta di Poesie di CRISTINA MORANDI)

Fiume Sile

Il limite è una change

“Ciò che c i blocca, nella vita, è la paura dell’imperfezione, del non farcela,

è l’essere talmente immersi nei nostri limiti da non riuscire più a collocarli.

E questo avviene perché abbiamo troppe pretese su noi stessi…”

(Wolfgang Fasser)

Amore e Felicità

“La creazione è un atto di amore sussurrato.”

(Rumi)

“L’amore è vivere duemila sogni fino al bacio sublime.”

(Alda Merini)

Elevare l’esistenza

“Obbedire solo alla felicità

non ha niente a che fare con

l’egoismo o con l’edonismo;

implica la scelta di elevare

l’esistenza sino a ciò che la

rende autentica e la trasforma

in un dono per gli altri.”

(Roberto Mancini)

Madonna di Lourdes

Ave Vergine Maria

“Santa Maria, madre tenera e forte,

nostra compagna di viaggio sulle strade della vita,

ogni volta che contempliamo

le grandi cose che l’Onnipotente ha fatto in te,

proviamo una così viva malinconia

per le nostre lentezza,

che sentiamo il bisogno di allungare il passo

per camminarti vicino.

Asseconda, pertanto, il nostro desiderio

di prenderti per mano,

e accelera le nostre cadenze di camminatori

un po’ stanchi.

Santa Maria, vergine del mattino,

donaci la gioia di intuire,

pur tra le tante foschie dell’aurora,

le speranze del giorno nuovo.

Ispiraci parole di coraggio.

Non farci tremare la voce quando,

a dispetto di tante cattiverie e di tanti peccati

che invecchiano il mondo,

osiamo annunciare che verranno tempi migliori.

Non permettere

che sulle nostre labbra il lamento prevalga

mai sullo stupore,

che lo sconforto sovrasti l’operosità,

che lo scetticismo schiacci l’entusiasmo,

e che la presenza del passato,

ci impedisca di far credito sul futuro.

Santa Maria, donna della purezza cristallina,

aiutaci a comprendere che additare

le gemme

che spuntano sui rami

vale più che piangere sulle foglie che cadono.

E infondici la sicurezza di chi già vede

l’oriente incendiarsi ai primi raggi del sole.”

(Don Tonino Bello)

L’uomo fragile

….l’uomo di vetro…

Vetro di Murano

(di Vittorino Andreoli)

“Ho scoperto che la fragilità non è un difetto perché si lega indissolubilmente alla condizione dell’uomo, ai suoi limiti, alle malattie che possono chiudere ogni prospettiva trasformando la velocità e il senso del tempo, alla morte che può giungere fra un attimo.

Questo è l’uomo, questo è l’uomo fragile, l’uomo di vetro, che ha anche dato il titolo a un mio libro del 2006. Come appunto ad un vetro di Murano che attraverso il soffio assume forme stupende e viene inciso di colori che profumano di arte, impossibili da ammirare se avesse uno spessore maggiore o una composizione differente.

Un oggetto che basta colpire lievemente in un punto di minor resistenza per vederlo frammentarsi irrimediabilmente. La fragilità è la situazione propria dell’uomo, che esprime costantemente il bisogno dell’altro, e rappresenta l’origine dei sentimenti, dei legami, dei rapporti attraverso cui ci si scambia sostegno e coraggio.

Insomma la mia fragilità aiuta quella dell’altro che mi appare invece come forza. In questa luce ho amato la fragilità e non ho sentito più il bisogno di nascondermi, di mettere la maschera. Mi sono voluto bene per quello che sono,con la voglia di mostrarmi in tutta la mia realtà.

Ho amato la fragilità e non il potere, che ha bisogno dell’altro solo per sottometterlo.”

Scultura in vetro di Murano

Quel cantiere…

….di energie e di speranze

di Pier Luigi Ricci

“Il pediatra e psicanalista inglese Winnicott diceva: “Il mondo andrà avanti finché ci sarà un adolescente a metterlo in crisi.” Mi è sempre piaciuta questa frase perché in un attimo infatti sposta l’accento da quello che noi possiamo dare e insegnare ai nostri giovani dietro l’idea che essi siano il nostro futuro, a tutto ciò che noi possiamo prendere da loro e costruire insieme a loro, in quanto essi rappresentano il nostro presente.

Ogni giovane infatti racchiude e rappresenta un universo in movimento, un bagaglio di risorse, un cantiere di energie e di speranze. E questo è vero anche quando ci provoca, anche quando non si riesce immediatamente a capire o a condividere ciò che pensa e ciò che fa.

Winnicott prosegue: “Dove c’è un ragazzo che lancia la sua sfida per crescere, là deve esserci un adulto pronto a raccoglierla. Non sarà sempre una cosa piacevole. Ma a livello profondo, nella fantasia inconscia, si tratta di una questione di vita o di morte per l’adolescente…e poi forse anche per quell’adulto.” Il mondo degli adulti muore fintanto che si rigira su se stesso. E fino a che continua a pensare di aver solo cose da insegnare ai ragazzi. Pensare che i giovani siano il nostro presente significa potersi mettere nella condizione di raccogliere quelle sfide e di percepirsi in cammino insieme a loro e in questo tragitto rivedere le nostre visioni, rinfrescare i nostri sogni, imparare i nostri significati.

Ma perché tutto ciò non sembri e non rimanga teoria vorrei sottolineare due cose. La prima è l’importanza della relazione.

 C’è relazione solo quando due soggetti, uno difronte all’altro si percepiscono alla pari, con uguale dignità. E quando si può riconoscere che l’altro di fronte rappresenta un’opportunità, un dono. Anche se ti mette in crisi. Anzi proprio perché ti mette in crisi. In quel momento entra in relazione solo chi pensa di sfruttare l’occasione e di prendere qualcosa di utile per sé e non chi pensa di essere lì unicamente per convincere e per controllare il conflitto.

Se in una relazione, forse per chiudere alla svelta la tensione, ti capita di usare troppo spesso il ruolo, hai perso, sei fuori dalla relazione. Il ruolo chiude il rapporto e va usato solo quando tensione e ansia hanno raggiunto livelli troppo alti. Credo che su questo punto ancora abbiamo tanto da camminare.

La seconda idea che vorrei proporre è quella della “scatola vuota”.

L’ho imparata da un ragazzo dal mio vecchio parroco che ogni tanto, facendo finta di non avere idee pronte e brillanti ci diceva: “Ragazzi queste mie stanze sono per voi, sono vostre. Io ci metto queste, un po’ di soldi se vi servono. E chiamatemi se avete bisogno….” Così, dopo i primi tentennamenti partimmo noi. “Sennò lui, si diceva, è uno che non fa niente.” E noi invece inventammo un sacco di cose. E siccome, erano nostre quelle idee, non si poteva neanche contrastarle.

La regola della “scatola vuota” è bellissima. L’ho sempre usata, imparando a metter su quella faccia da tonto, che poi non è cosa così difficile e poi aspettando. E i miei centri hanno sempre funzionato. Poi col tempo si cresce e ho capito anche che non era tanto una cosa tecnica, ma che poteva diventare uno stile di rapporto e uno stile educativo. E dico spesso agli educatori, ai genitori e a me stesso che non si tratta di “fare i tonti”, ma di essere semplicemente se stessi. Tanto ci sono giornate che lo siamo. Ed invece di fingere è molto meglio dire: “non so…tu che ne pensi?”

La presenza dei nostri giovani con noi non ci chiede scaltrezza e bravura, ma di essere veri. E se accettiamo questa sfida, davvero potremmo crescere insieme.”

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