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HUMAN AWARD

(HUMAN AWARD di Rebecca Antolini da condividere)

 

Grazie Pif, in questa Giornata della Memoria 2018, condivido molto volentieri il tuo  bellissimo AWARD, che considero vero e delicato Omaggio al Rispetto e alla Pace. (Nives)

  SHOAH (da Fonte Wikipedia)

Il termine Olocausto indica, a partire dalla seconda metà del XX secolo, il Genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli Ebrei d’Europa e, per estensione, lo sterminio nazista verso tutte le categorie ritenute “indesiderabili”, che causò circa 15 milioni di morti in pochi anni, tra cui 5-6 milioni di ebrei, di entrambi i sessi e di tutte le età.

 

Resistenza esistenziale

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ETTY HILLESUM

Il padre, Louis Hillesum, professore di lingue classiche, era direttore del ginnasio municipale di Deventer. La madre, Rebecca Bernstein,un’ebrea di origine russa, era emigrata dal suo paese natale in Olanda nel 1907 in seguito a un pogrom. Etty era la maggiore di tre fratelli. Micsha, il più giovane, dotato di un grande talento musicale che lo fece conoscere come uno dei maggiori pianisti olandesi dell’epoca e Jaap, di due anni più giovane di Etty, anch’egli molto dotato: a diciassette anni scoprì l’esistenza di una vitamina che gli consentì di frequentare i laboratori medici ancora studente, molto prima di diventare medico. Saranno tutti deportati ad Auschwitc il 7 settembre 1943.

Nella storia eccezionale di questa giovane donna ciò che colpisce e attrae innanzitutto è l’essere umano che scrive. Etty Hillesum (ha ventisette anni all’epoca dell’occupazione e muore due anni dopo) offre il raro esempio di una persona che incarna la virtù morale proprio nel momento in cui il mondo le sta crollando intorno. Nella disperazione più buia, la sua vita risplende come una gemma. Etty fa il possibile per ricreare l’armonia nell’ambiente che la circonda, dapprima occupandosi degli esseri che le sono vicini, poi andando a lavorare a Westrbork. Nonostante tutto non se la sente mai di predicare, perché prima che con gli altri è esigente con se stessa. Ha fatto suo il precetto di Marco Aurelio e scrive nel suo diario: 

“Per il momento farei meglio a tacere, e a essere”

(da “Umanità nei Lager nazisti” – L.F.Ruffato/P.Zanella)

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“Anche nelle situazioni estreme, persino in un Lager, è possibile sperimentare la felicità di essere vivi” (Imre Kertész, Nobel per la letteratura, deportato ad Auschwitc a Buchenwald)

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