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Rifugiato a casa mia

CARITAS TARVISINA – DIOCESI DI TREVISO

La Famiglia di una mia cara amica è tra le prime Famiglie che ha vissuto (e vive tutt’oggi) l’esperienza del PROGETTO “RIFUGIATO A CASA MIA”, proposto dalla CARITAS DI TREVISO.

Per un intero anno, i componenti la Famiglia, con impegno ed entusiasmo hanno saputo accogliere e accompagnare 4 ragazzi profughi tutti giovanissimi. In questo Post racconto di questi primi ragazzi che, grazie alla mia amica ho avuto la fortuna di conoscere.

Mariluci vive col marito in una casa grande divisa in due unità abitative. Una di queste unità è tutt’ora a disposizione dei richiedenti asilo suggeriti dalla CARITAS. E’ cioè a disposizione di coloro che sono in attesa dei documenti, o di una destinazione, un titolo di studio, o di guarire, di trovar lavoro, ecc, ecc.

I 3 figli dei miei Amici sono tutti sposati e vivono nelle vicinanze.

Spesso la Famiglia si riunisce e la casa si riempie di vivacissimi bambini di tutte le età. In giardino, nei giorni di sole, c’è tutto un fermento di risate, corse, giochi multietnici. L’erba del giardino è sempre verde e falciata con cura, mentre nell’orto crescono a meraviglia diversi tipi di frutta e verdura. In salotto o nello studio, c’è grande scambio di lingue, quaderni, penne e quant’altro. Oh…cosa non sanno fare i bambini! Incredibilmente, fin da subito sanno comunicare con tutti, attraverso gesti di simpatia, generosità e condivisione.

I primi 4 ragazzi adottati provenivano da 4 Continenti diversi, e si sono trovati costretti ad adattarsi e scambiarsi  stili di vita e alimentazione. Quanti inviti a pranzo o a cena! In una casa o nell’altra! Ed era sempre gioia e festa! Ma quanto silenzio e commozione quando…spontaneamente aprivano il loro cuore e raccontavano le loro rispettive storie!

Uno di questi ragazzi era stato brutalmente picchiato, e aveva bisogno di un intervento chirurgico.

Qualche volta sono stata a fargli visita all’ospedale. Così, dopo la guarigione ha cominciato a frequentare anche la mia casa e i miei famigliari, ed oggi, nonostante sia ritornato al suo Paese, ci sentiamo ancora così affezionati che continuiamo a trepidare per lui!

Altri cari Amici stanno attualmente vivendo, con impegno e soddisfazione, il PROGETTO proposto dalla CARITAS TARVISINA. Ma quanta ostilità, quanti pregiudizi da parte dei vicini e paesani!

Per questo, ingenuamente mi chiedo come mai, nelle nostre civiltà così sviluppate, nonostante da anni non si faccia che parlare di IMMIGRAZIONE, ancora non riusciamo a trovare una soluzione a questo fenomeno epocale mondiale.

Eppure altri Popoli…senza tanto clamore e tavole rotonde, vivono in semplicità e spontaneità ogni realtà che di giorno in giorno si affaccia al loro mondo già tanto difficile e provato. E in silenzio testimoniano e insegnano che….UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE!

Quale scandalo e paradosso per noi Popoli anziani, che forse abbiamo ancora tanto da imparare!

Nives

 

Una grande benedizione…

…LA CRISI!

Munch - l'urlo -

“Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare sempre le stesse cose.

La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento

e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, 

perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.

Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.

Invece lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,

che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

(Albert Einstein)

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