Il Grullo parlante

Christian Bobin ha scritto : “Con un po’ più di pazienza, sarei diventato un discreto folle del paese. E’ un mestiere che quasi nessuno vuole fare: troppo difficile, senza ombra di dubbio. E’ più facile diventare medico, ingegnere o scrittore. Più facile e più gratificante agli occhi del mondo.”

Io posso sempre cominciare, ADESSO…

(Tratto da L’ANGOLINO DEL GRULLO PARLANTE)

https://occhidimiele.org/

 di SEBASTIEN PIERRET

“OGNI MATTINA, QUANDO MI SVEGLIO,

MI TROVO DI FRONTE ALL’IMMENSITA’

DELL’AMORE DI DIO E CERCO DI

COGLIERNE UN FRAMMENTO, PER POI

RESTITUIRLO AL PROSSIMO.”

(Alberto Maggi)

Ciao Seba, ancora non riesco a capacitarmi che non ci sei più...!

E’ troppo luminoso dentro di me, il “frammento” di Luce e il dolce profumo di Bene che porta il tuo nome “francesino”…!

Ti ho conosciuto a ROMENA, mentre spargevi a piene mani l’ AMORE DI DIO”…!

Con simpatia, semplicità, gioia pura di bambino innamorato!

Ora il mio vuoto, il mio dolore, la mia desolazione per la tua MORTE TERRENA… ma anche la fede nell’ETERNA ARMONIA DELLA VITA…mi sconcerta, PERDONAMI!

CRISTO dice: “Chi crede in me non morirà mai”.

Sì, LUI mi aiuterà e presto ti ritroverò in tutta la tua Luce!

Sébastien, a ROMENA cercherò il tuo sorriso…sul mandorlo senza foglie della bellissima PIEVE;  tra le profumate ginestre e acacie; negli occhi degli amici, nel tepore del camino acceso, tra i drappi dell’aurora nascente…nei abbracci, nei giochi dei bimbi…nella pace della MISERICODIA DI NOSTRO PADRE!

GRAZIE SEBA…PER IL FRAMMENTO D’AMORE…PER IL BELLISSIMO DONO “PARLANTE” CHE SEI! …CIAO SEBA!

Cristo Risorto

Rita/Nives

La bellezza

“La gioia è un fatto spirituale  perché è consapevolezza di possedere un bene e soddisfazione nel suo possesso. Se il bene caduco è limitato, altrettanto lo è la gioia. E, se il bene è materiale e solo materiale, non  può rispondere appieno alle esigenze dell’uomo che è anche spirito.”

(Luigi Borzone)

 “Un’idea di bellezza deve entusiasmare l’uomo per tutta la vita.”  

(Franz Schubert)

Guccione

EMOZIONI SU TELA

..Quarantacinque anni di pittura indagano il mistero del mondo a partire dalla sua bellezza.

Riflessi sulla spiaggia
Riflessi sulla spiaggia

opera di Guccione

…Una bellezza che Guccione non ricerca nella straordinarietà, nel maestoso, nel fuori dal comune, ma in quel paesaggio dal sapore quotidiano che allo sguardo distratto dà l’impressione della calma piatta. Guccione è grande perché nella tavola del mare, nel volo delle rondini, nel cielo sereno ci mostra come la bellezza ci sfiori in ogni istante. “Il semplice vedere è già creare”, dice Gesualdo Bufalino.

Movimenti del mare
Movimenti del mare
Cielo sul mare
Cielo sul mare

E Dino Buzzati: “Il mistero indispensabile perché l’arte sussista, è di vari gradi e qualità…C’è un mistero di più difficile percezione, perché più sottile e profondo…L’importanza di Guccione è nel sentire i misteri, magari piccoli, delle giornate di sole. Non si sentono rumori. Tutto è quieto. La gente passa e non si ferma. Che cosa dovrebbe fermarsi a guardare? Eppure Guccione si ferma, dipinge la cosa, riesce a catturare quel sentimento meridiano delle periferie domenicali dentro cui sono confuse le amare risonanze della nostra vita quotidiana.”

Macchina nel paesaggio
Macchina nel paesaggio

L’arte di Guccione coglie l’uomo non nel suo profilo ma nella sua profondità, nella capacità di vedere e quindi di emozionarsi e di emozionare, di commuoversi e di commuovere. “A Guccione interessa l’assoluto” scrive Vittorio Sgarbi, che sbaglia quando lo identifica nella “percezione dello zero, il sapore del vuoto, la mancanza di finalità preordinate, versione aggiornata della natura romantica.” L’assoluto  di Guccione non è uno zero, ma l’invisibile che nella natura si manifesta e la natura sostiene. ….

Amore amore assai lungi volasti dal petto mio...
Amore amore assai lungi volasti dal petto mio…

….L’invisibile che sfugge alla macchina si offre all’occhio di chi guarda e lo appaga di stupore e gratitudine. Di sé dice Guccione: “Sono un pittore visivo non concettuale: tutto è registrato dall’occhio e l’occhio si fa tramite non solo del cuore ma dell’inconscio. Con il paesaggio ho un rapporto bruciante, eppure un’immagine può rimanermi dentro per anni, come è accaduto per il mare.” (testo di Giovanni Gazzaneo)

Grande riflesso sul mare
Grande riflesso sul mare 
Il grido della luna
Il grido della luna

Entrano da tutte le parti

commemorazioni

di  ANGELO PITTALUGA

2 Novembre, giorno dei morti. Il villaggio di Wau, Sud Sudan, si appresta a celebrare la messa di commemorazione e, man mano che mi avvicino alla zona del cimitero, rimango colpito dal flusso umano che si avvia nella stessa direzione. Uomini e donne escono dalle loro capanne e si riversano in strada da ogni dove, per dirigersi al camposanto.

E più mi avvicino, più quella folla cresce, si infoltisce, si anima di colori nuovi; finché arrivo al recinto del cimitero, e l’impressione è quella di un assedio, o di uno stadio poco prima di un match decisivo! Entrano da tutte le parti, scavalcano il muretto di recensione e si accalcano sotto questi alberi bassi, dalle larghe foglie, che coprono tutto lo spazio dei sepolti rendendolo un meraviglioso giardino.

Avanzo lentamente in questo movimento umano, e mi soffermo a guardare le famiglie che si stringono intorno alle tombe dei loro cari, i bambini che cautela accendono una candela, le anziane che col fare di un rituale antico rovesciano sul terreno, vicino alle tombe, tazze di latte.

Raggiungo il centro del cimitero, dove si trova l’altare per la messa, e volgendo lo sguardo intorno incontro una miriade infinita di teste, di braccia che si appoggiano ai rami degli alberi, di veli che coprono le donne (senza esagerare, sono migliaia) e di tombe composte e silenziose: nessuna abbandonata, nessuna che non abbia intorno un gruppo di donne a confortarla, o bambini agitati a rallegrare lo spirito.

La mente mi scappa per un istante al cimitero di Castagna, a Genova, dove sono i miei nonni: ricordi di desolante abbandono, solitudine, incuria, silenzio….riapro gli occhi e mi ritrovo davanti questo sorprendente spettacolo di vita. E’ difficile da descrivere: sento intorno a me un legame forte, pulsante, tra questi uomini che mi circondano e i loro antenati nel sottosuolo. Percepisco diffusamente, stretto in mezzo a loro, gomito a gomito, cosa significa essere parte di una comunità.

Essere insieme, vicini, non sentirsi mai soli: avere nel cuore quell’intima sicurezza che non saremo mai abbandonati, nessuno di noi, nemmeno da morti. e all’improvviso il sacerdote prende la parola, e tutto si fa silenzio.

Migliaia di donne, uomini, e sopratutto bambini (li vedi ovunque) che d’un tratto si trovano insieme a fissare l’altare, con solenne concentrazione: E lo so che la religiosità africana, sopratutto in questa regione, è ancora abitata da rituali magici e superstizioni, amuleti e credenze ancestrali, eppure nel cuore di quella folla, all’inizio della messa, sento con forza come tutti intorno a me riconoscano, con intima certezza, la presenza di Dio. E sento quanto può essere forte il significato di “comunione”.

Inizia il discorso, in arabo, e una suora missionaria vicino a me mi traduce le prime parole del prete: “Sono stato a Roma, in Piazza San Pietro. E non ho visto tanta gente come oggi!”. La folla si accende di un applauso fragoroso, gioioso, vedo sorrisi bianchissimi intorno, e dalle prime file fanno rullare i tamburi. Sento questa esclamazione di gioia che si leva tutta insieme verso il cielo, insieme al fumo delle candele, ai gridolini delle donne, allo spirito dei sepolti sotto di noi: tutto insieme, come un’unica preghiera. E chiudo gli occhi per gustarla meglio.”

Leggerezza

Mongolfiere

“Dio, leggero

come il vento senza patria

ti levi nella notte degli uomini

come amante in cerca del cuore

dell’amato.

Mongolfiere

Tu che cammini sulle acque,

sapendo che la danza 

mette in fuga la paura,

rendici leggeri

verso un ignoto volo.

Mongolfiere

Leggeri, con la forza del seme

che fa crescere il frutto

di chi si appoggia alla via

quando si fa povera.”

(Luigi Verdi)