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Un pugno di luce

“Torniamo alla profezia,

a conoscere noi stessi

non dai giudizi facili,

ma dalla vita

che ci mette alla prova,

a vivere per la prossima

cosa bella che accadrà,

nello spoglio e sfolgorante ora.

Torniamo alla profezia,

di una vita che si fa torcia di fuoco

bagliore alla strada,

luce sufficiente per camminare.

Torniamo alla profezia,

ad avere cuori impazienti e gesti lenti,

corpi che aprono la strada alla parola,

e che tutto ciò che trovano in giro

rendono semplice.

Torniamo alla profezia,

ad anticipare il cambiamento

ad essere un pugno di luce

lanciato in faccia al mondo.”

(Anonimo)

Arrivederci, signor maestro!

maestro di scuola

“Non c’è stato tanto sole stamattina, la finestra è spalancata, ed entra in classe un maggiolino con le ali d’oro.  – Un maggiolino! Un maggiolino!

Tutti vorrebbero prenderlo, l’unico che lo guarda appena, distrattamente, è Martinelli.

Come? Martinelli che vede un maggiolino e non gli corre incontro, cantando la canzoncina magica per prendere i maggiolini!

maggiolino

Se Martinelli rimane fermo vuol dire che ha qualcosa nel cuore, vuol dire che gli dispiace che la scuola finisca, ch’io me ne vada…

– Addio ragazzi.

Sulla classe scende un gran silenzio.

Il maggiolino dalle ali d’oro vola ancora un po’ poi se ne va meravigliato.

Improvvisamente le cicale smettono di cantare rimanendo nascoste sotto le immobili foglie dell’albero del cortile. Il silenzio si fa più grande.

– Addio, ragazzi. Siamo stati tanto tempo insieme, e adesso, al suono della campanella, voi ve ne andrete da una parte, io dall’altra. Chi sa se ci rivedremo, e quando. Forse molto tardi, quando ci passeremo vicino senza riconoscerci, quando del vostro maestro vi sarete già dimenticati…

– No, no, signor maestro!

– Silenzio, lasciatemi parlare.

Siate buoni, seguitate a studiare, avrete insegnanti più severi nelle scuole secondarie. Tu, Martinelli, non potrai più portare fiori e farfalle in classe, Né sassi coi luccichini  d’oro, né scatolette con le lucciole dentro. Salutiamoci adesso, perché dopo, giù, ci sarà tanta gente.

Addio, ragazzi, io mi ricorderò sempre di voi. Quello che v’ho insegnato, ve l’ho insegnato col cuore. Non dimenticatelo. Se qualche volta sono stato ingiusto…

Martinelli, con gli occhi pieni di lagrime, lascia il banco e viene verso la cattedra. Tutti gli altri lo seguono, mi si fanno intorno.

– Ti sequestrai la trottola, Manili; i francobolli svizzeri, Danieli…Giordani, tu mi scuserai se tutti i giorni ti hofatto tirar l’orecchio da tuo padre…

Anche Giordani ha gli occhi con le lacrime.

– Non fa niente, signor Maestro. M’è venuto il callo. – Mi s’avvicina e me lo fa sentire.

Tutti si stringono intorno alla cattedra. Ognuno ha qualche cosa da farmi vedere, per avere la scusa d’avvicinarsi: un dito ferito, una bruciatura, una cicatrice sotto i capelli…

Ed ecco il suono della campanella.

campanella della scuola

Vien su dal cortile, entra in tutte le classi, corre su per le scale, si spande per i corridoi…

Il brusìo, dalla strada, si fa più forte.

– Addio, addio ragazzi.

Allora Martinelli spicca un salto, mi abbraccia e mi bacia su una guancia lasciandomela tutta sporca di liquirizia.

– Addio, addio signor Maestro.

Mi prendono per le mani, per la giacca. Danieli mi mette in tasca i francobolli svizzeri, Spadoni la scatoletta delle cartucce, Manili mi chiede l’indirizzo perché vogliono mandarmi una cartolina, una lettera.

La campanella suona sempre. Le altre classi sono già all’uscita.

– Ragazzi, è ora, dobbiamo andare.

Dovrei metterli in fila ma è impossibile, usciamo quasi correndo, io in mezzo e tutti i ragazzi intorno, e così scendiamo per le scale, ma appena arrivati sulla strada, ecco, come per incanto, i ragazzi spariti. Se li son presi le mamme, i padri, le nonne, le sorelle più grandi.

Da lontano sento le voci:

– Arrivederci, signor maestro!

– Signor maestro, manderò una cartolina!

– Addio, ragazzi.

E piano piano la strada rimane deserta. ” (G. MOSCA)

http://www.intornoalmelo.it/scuola.htm

saluti delle vacanze

Crocevia dei cuori

LA CASA

“Nell’ambiente che avverto come il mio ambiente naturale, nella situazione che mi è toccata in sorte,

in quello che mi capita giorno dopo giorno, in quello che la vita quotidiana mi richiede: proprio in questo risiede

il mio compito essenziale, lì si trova il compimento dell’esistenza messo alla mia portata.   (….)

E’ qui, nel luogo preciso in cui ci troviamo, che si tratta di far risplendere la luce della vita divina nascosta.”  (Martin Buber)

IO AMO

“Ecco perché la casa è il luogo della vita “vera”. E’ il luogo del disordine o dell’ordine maniacale, il luogo dove si mettono nudi i nostri bisogni: lì arrivano i giorni delle lacrime e tornano i figli prodighi, lì si racchiudono l’ansia e il desiderio delle nostre speranze.

La nostra banale e monotona vita quotidiana, tormentata dalle preoccupazioni e inaridita dalla percezione dei nostri limiti, è alla continua e strenua ricerca di senso: eppure nel piccolo cerchio di mura della nostra casa, nei mille frammenti delle nostre giornate, nel groviglio delle nostre relazioni, è lì che si nasconde il senso della nostra esistenza.

E’ proprio nelle ombre dei nostri battuti sentieri che ci sorprende la luce, nelle lotte e nelle fatiche di ogni giorno, ma anche nelle sue speranze e nei suoi sogni. Nel cuore della vita di tutti i giorni, proprio là possiamo intuire una presenza di luce, e là ci sentiamo mendicanti.

paure infantili

Ciò che cerchiamo non è distante come un paradiso vago e lontano, ma ci è accanto, abita in noi, è parte del nostro quotidiano: basta solo un po’ di attenzione, un po’ di passione, quel minimo di capacità di ascolto che raggiunge le fecondità di un gesto, di un dono, di un piccolo amore. A volte la verità delle cose essenziali ci è tanto vicina da diventare per noi quasi invisibile, e ci sfugge.

Un tempo Rilke scrisse: “Se la tua giornata ti sembra povera, non la accusare; accusa te stesso, che non sei abbastanza poeta da evocarne le ricchezze”, come dire che siamo noi a rendere povero e meschino un tempo o un luogo se siamo senza fantasia, senza sussulti, senza capacità di lasciarci sorprendere dall’infinito. (Luigi Verdi)

casa

halak (camminare/andare)

“Vado con faticosa leggerezza,

con paziente agilità,

con calcolata ispirazione,

porto la terra lontano

ed essa mi porta vicino a me

ed è lì che abbraccio la mia vita

è lì che darò un bacio ad ogni mia ferita.”

“….camminare, andare….come viandanti innamorati…

convinti che l’amore basta all’amore….”

(Luigi Verdi)

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