La leggenda dell’albero di Natale

“Quando nacque Gesù Bambino, tutte le cose animate del mondo ne sentirono una gran gioia. Ogni giorno veniva gente a vedere il fanciullo e a portargli umili doni.

Vicino alla stalla dove riposava, c’erano tre alberi: un Palmizio, un Olivo e un Abete.

Vedendo passare i visitatori sotto i loro rami, furon presi dal desiderio di dare anch’essi qualcosa al Bambino Gesù. Il Palmizio disse:

  • Prenderò la mia più bella palma, e la metterò vicino alla mangiatoia, per far vento dolcemente al Bambino.
  • Ed io, disse l’Olivo, spremerò le mie olive per ungere i suoi piedini.
  • Che cosa posso offrire io al Bambino? Domandò l’Abete.
  • Tu! Risposero gli altri, tu non hai nulla da offrire. I tuoi aghi aguzzi pungerebbero il Bimbo, e le tue lacrime sono resinose.

Il povero Abete si sentì molto infelice e disse:

  • Avete ragione, non ho niente che sia degno d’essere offerto al Bambino.

Un angelo si trovava lì vicino, e udì quelle parole. Ebbe pietà dell’Abete così umile e decise di aiutarlo.

In alto, nel cielo, le stelle cominciavano a brillare. L’angelo chiese ad alcune di scendere e di posarsi sui rami dell’Abete. Esse obbedirono ben volentieri; e il grand’albero ne fu tutto illuminato. Dal cantuccio ov’era coricato, il Bambino poteva vederlo; i suoi occhi brillarono alla vista di quelle belle luci, e l’Abete ne fu tutto felice.

Molti anni dopo, le persone che conoscevano questa storia, presero l’abitudine di far brillare in ogni casa, la vigilia di Natale, un abete carico di candele accese, come quello che aveva brillato davanti al presepio.

Così l’abete fu ricompensato della sua umiltà.”

Leggenda tedesca – vers. di F. BESSAC (da: “Racconti di tutti i paesi” – S.E.I. Torino)

 

Cari Amici del Blog, vogliate gradire i miei più sinceri Auguri di Buone Feste!

Che la gioia del Natale sia vera e profonda dentro al cuore!

Nives

 

Desiderare l’infinito

 

“Davanti alla bellezza ci si ferma, non per consumarla, ma perché ci promette qualcosa di più grande, di infinito. E’ a questo livello di esperienza che Dio ci viene incontro, incontro a questa tendenza in noi allo stupore di fronte al bello, che lui stesso ha disposto nel nostro cuore creandolo: “Fermatevi, sappiate che io sono Dio.” (Sal 45,11).

L’atteggiamento dell’uomo che si lascia sorprendere dalla bellezza del reale è allo stesso tempo sosta e desiderio verso l’infinito. Una cultura del bello è così anche una cultura della calma e del desiderio, del silenzio e dell’ascolto, della pace e del fervore.

Una cultura dove il gusto di possedere, di gioire è dato dall’attesa dell’infinito. Ecco: una cultura della bellezza è l’attesa dell’infinito, l’attesa dell’eterno. Questo non vuol dire un’attesa infinita, disperante, ma l’attesa di un bene che non si esaurirà mai. C’è nel nostro cuore umano uno spazio di desiderio che sarà sodisfatto, che sarà sodisfatto dall’infinito, che quindi non finirà mai di essere sodisfatto. C’è nel nostro cuore un vuoto, che solo l’infinito può colmare, e che quindi non finirà mai di essere colmato. Credo che sia questo ciò che ci dà l’esperienza della bellezza.

Recentemente facevo una passeggiata con una giovane famiglia nei dintorni dell’abbazia, con due bambini. Quel che mi ha colpito era l’incapacità di questi bambini di fermarsi in un’esperienza di novità, di sorpresa. Bisognava continuamente passare da un’esperienza alla successiva, e non erano mai contenti di nulla. Scoprivano le vacche: trenta secondi di stupore, poi bisognava correre al fiume. Al fiume abbiamo tirato i sassi nell’acqua, abbiamo fatto loro vedere che si poteva farli rimbalzare. Ma due minuti dopo se ne erano stancati. Allora andiamo fino alle rocce in fondo al sentiero, uno spazio misterioso dove, alla loro età e anche più tardi, io avrei potuto giocare delle ore, inventandomi mille avventure. Anche là la cosa non è durata che qualche minuto. Volevano rientrare per bere, poi per tornare a casa, chiaramente passando da un supermercato per comprare un giocattolo col quale si sarebbero divertiti tre minuti. Ero inorridito…Possibile che il bambino che rimane a bocca aperta davanti alle novità del reale sia diventato una specie rara, un animale in via di estinzione del quale bisognerebbe conservare qualche esemplare in uno zoo?

La cultura dei mezzi di comunicazione e d’informazione odierni ha la sua responsabilità in questo fenomeno. E’ la cultura del tutto e subito. Non c’è più posto per l’attesa, non c’è più posto per desiderare l’infinito.”

(p. Mauro Giuseppe Lepori)

 

La primavera

“Quando il cielo ritorna sereno

come l’occhio di una bambina,

la primavera si sveglia. E cammina

per le mormoranti foreste,

sfiorando appena

con la sua veste

color del sole

i bei tappeti di borracina.

Ogni filo d’erba reca un diadema,

ogni stilla trema.

Qualche gemma sboccia

un po’ timorosa,

o porge la boccuccia color di rosa

per bere una goccia

di rugiada…

Nei casolari solitari

i vecchi si fanno sulla soglia

e guardano la terra

che germoglia.

La capinera prova una canzonetta

ricamata di trilli

e poi cinguetta

come una scolaretta.

I grilli

bisbigliano maliziose parole

alle margherite

vestite

di bianco. Spuntano le viole…

A notte le raganelle

cantano la serenata per le piccole stelle.

I balconi si schiudono

perché la notte è mite,

e qualcuno s’oblia

ad ascoltare quel che voi dite

alle piccole stelle,

o raganelle

malate di malinconia.”

(UGO BETTI)

BUONA NUOVA PRIMAVERA ALLA VITA!

Questione di occhi

“Cesare Pavese parla del “mestiere di vivere”, che è cosa terribilmente importante e raffinata: mestiere che si impara giorno per giorno, che non si trasmette in eredità, che soprattutto non si è mai sicuri di aver appreso una volta per tutte. Il più difficile tra tutti i mestieri. Si comincia ad impararlo da piccoli, con la soddisfazione dei primi passi e la delusione delle prime cadute, con le carezze morbide e le sgridate amare: ci si allena un po’ alla volta, ma mai abbastanza e mai come nella giovinezza sembra aspro e incerto. O immediato e sicuro. Come la stella, che c’è e non c’è, si verifica una coincidenza di stati che nel suo sovrapporsi forse rendono possibile la luce.

E brilla in noi, anche quando quell’età è passata da un pezzo, la tenue speranza di non aver perso la prospettiva di un futuro, di poter capovolgere la sorte, di possedere uno sguardo che fa vedere nuove tutte le cose. Mi convinco che è una questione di occhi, solo di occhi, che riescono a trovare la vita, tutta la vita, nelle cose che guardano. Allora decido: la mia stella è viva.” (Maria Teresa Albignente)

 Brano tratto dal Giornalino della FRATERNITA’ DI ROMENA – dedicato ai GIOVANI – Anno 2015)

Canto della Terra

Perdona i Tuoi Figli

o Madre Terra.

La Tua struggente Generosità

insegni Loro

la Bellezza dell’Amore

 la Ricchezza della Biodiversità

la Libertà dell’Autenticità

la Leggerezza della Semplicità

la Pace della Verità

la Fecondità della Gratuità

il Mistero del Tempo

il Diritto di ogni Tua Creatura

di poter Sorridere alla Vita.

(Nives)