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Il risparmio

Poesia di  M.DANDOLO

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“Dice la sabbia fine in riva al mare

– Unisci granellino a granellino,

e avrai la spiaggia immensa

dove l’occhio si perde a riguardare. –

Dice una stella in cielo: – Che sono io?

Un lumicino. Ma con le sorelle

divento il firmamento,

lodo in eterno la bontà di Dio. –

E la formica dice: – Non è tutto

questo chicco che porto a casa mia!

Ma insieme ad altri chicchi

è la provvista per il tempo brutto. –

E in cuor all’uomo la saggezza dice:

– Tu spendi oggi la piccola moneta,

che un giorno, unita a mille,

potrà bastare a renderti felice.

Frena adesso un capriccio e un giorno avrai

un bene vero; chiudi nella terra

oggi un chicco soltanto,

e una spiga domani troverai.”

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Non-Violenza

“L’azione libera dagli attaccamenti è sorgente

di forza perché, in realtà,

è adorazione di Dio.”

(GANDHI)

“Chi non conosce l’arte di vivere

non conosce neppure quella di morire.”

(GANDHI)

“La violenza ha un limite ed è destinata a fallire;

la non-violenza non ha limiti e non finisce mai.”

(GANDHI)

Acqua amara

“Una certa dolcezza del vivere mi sarebbe di certo fatale. Quel che mi occorre è l’acqua amara.”

Ho avuto spesso occasione di citare lo scrittore cattolico francese Georges Bernanos (1888-1948) che ho letto fin da liceale e che in questi tempi mi è stato spesso riproposto da un mio collaboratore che si è dedicato a ricostruire la “teologia” sottesa alla serie degli scritti di questo autore certamente “forte” a livello ideologico. Così,  mi capita di imbattermi in una lettera che Bernanos indirizza a un ecclesiastico che fu suo interlocutore, padre Bruckberger. La lettera è datata 1939 e mi offre la frase suggestiva che sopra ho citato. Essa è un essenziale e simbolico autoritratto dell’autore del “Diario di un curato di campagna”: egli fu costantemente in ricerca delle verità ultime, si accampò alla frontiera tra bene e male, si levò come testimone che denuncia la colpa e celebra la grazia. La sua bevanda più cara fu certamente “l’acqua amara” e non certo le bibite dolci di certo devozionalismo consolatorio. Egli era convinto (e lo ripeteva) che Cristo ci ha invitati non ad essere il miele della terra, bensì il sale aspro e bruciante. Questa concezione può, certo, essere un po’ radicale ma ha una verità indiscussa e necessaria, sopratutto nei nostri giorni nei quali sono di moda i beveroni New Age, nei quali il cristianesimo si stempera in una generica fraternità caritatevole o, peggio, in una superficiale spiritualità inoffensiva. Ritorniamo – come antidoto alla banalità – alle parole “dure” e pure del Vangelo, all'”acqua amara” al palato che è però dolcezza per la coscienza. (Gianfranco Ravasi)

“Tutto è grazia.”  (Georger Bernanos)

Vangelo

Una vita da MEDIANO

“Una vita da mediano, da chi segna sempre poco, che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco, con dei compiti ben precisi, a coprire certe” zone”, sopratutto “li nel mezzo” dove devi smistare palloni su palloni e correre a coprire ma anche a dare palle goal.”

Così cantava Luciano Ligabue in una sua canzone del 1999, rivalutando, nell’era delle stelle del goal ovunque visibili ed invadenti, la figura di chi fatica quasi nell’invisibile per mandare la squadra in goal.

Ma fin da ragazzini nessuno si immagina di fare una vita da mediano: tutti sognano la stella del goal realizzato. Senza sapere che proprio grazie alle fatiche nascoste del mediano si può segnare.

Il mediano: metafora di un’esistenza fuori moda. Di un modello che non attira più nessuno. Che cosa si farà con una squadra in cui tutti vogliono fare gli attaccanti?

Fuor di metafora: che cosa sarà un’esistenza in cui più nessuno vuole sacrificarsi per avanzare tutti insieme?

Il fatto è, poi, che per essere un vero mediano non basta andare avanti e indietro: devi avere visione del gioco, tenere la palla a testa in alto. Devi avere l’intelligenza del gioco. Pensare in avanti sfruttando l’occhiata del campo che sta dietro. non solo intelligenza, ma anche sapienza.

E così siamo sempre più poveri. Abbiamo sempre meno “una testa ben fatta”, come invece auspicava il filosofo Edgar Morin di fronte ad un futuro sempre meno rassicurante.

Una vita da mediano. Vite che oggi ci mancano.

Ci vuole chi costruisce questi mediani- Con la testa ben fatta.

Dobbiamo inventare scuole per vite da mediani.

Non è opera spettacolare. Ma certamente ha a che fare con la verità dell’esistenza.

(Dal settimanale Diocesano: LA VITA DEL POPOLO.”

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