Nascere di nuovo

“La speranza è fame di nascere del tutto, di

portare a compimento ciò che portiamo

dentro di noi solo in modo abbozzato. In questo

senso la speranza è la sostanza della nostra vita, il

suo fondo ultimo; grazie a essa siamo figli dei

nostri sogni, di ciò che non vediamo e non possiamo

verificare.

Affidiamo così il compimento della nostra vita a

qualcosa che non è ancora, a un’incertezza.

Per questo abbiamo tempo, siamo nel tempo: se

fossimo già formati del tutto, se fossimo già nati

interamente e completamente, non avrebbe senso

consumarsi in esso.

La speranza da alla vita umana un carattere angoscioso,

le trasmette la sua ansia sempre insoddisfatta,

il suo sforzo illimitato, dato che nessuna fatica è

sufficiente per colmare quella speranza che geme.

Perciò è necessario nascere sempre di nuovo: non

si finisce mai di nascere, e non è dato una volta

per sempre il proprio mondo, il proprio luogo:

ciascuno deve incessantemente partorire se stesso

e la realtà che lo ospita.”

(Maria Zambrano)

fiorisce la speranza

Petali bianchi di Speranza

Omaggio alle Vittime di Tutte le Guerre e all’Umanità Ferita

487 bambini

PICCOLE VITTIME DELLA DIGA PIU ALTA DEL MONDO

Sono passati 50 anni da quell’immane tragedia, accaduta a pochi chilometri da casa mia.

Avevo 13 anni e il fratellino più piccolo appena 3 mesi.

Un mese fa siamo tornati sulla DIGA diventata monumento.

 Un silenzio irreale avvolge ogni cosa.

innocente vittima

Stringe il cuore e immobilizza.

i bimbi innocenti

Tanti fazzollettini colorati sembrano tenersi per mano.

Fanno girotondo accanto all’OPERA UMANA PIU’ GRADIOSA….

sopravvissuta intatta

alla forza devastatrice dell’APOCALISSE!

bimbo non nato

La canzone del Piave

Il Piave mormorava

calmo e placido, al passaggio

dei primi fanti, il 24 maggio:

l’esercito marciava

per raggiunger la frontiera,

per far contro il nemico una barriera…

Muti passarono quella notte i fanti:

tacere bisognava,  andare avanti!

S’udiva intanto dalle amate sponde,

sommesso e lieve il tripudiar dell’onde.

Era un presagio dolce e lusinghiero.

Il Piave mormorò: “Non passa lo straniero!”

Ma in una notte trista

si parlò di tradimento

e il Piave udiva l’ira e lo sgomento…

Ahi, quanta gente ha vista

venir giù, lasciare il tetto,

poi che il nemico ruppe a Caporetto!

sposa e madre dei soldati

Profughi ovunque! Dai lontani monti,

venivano a gremir tutti i suoi ponti.

S’udiva, allor, dalle violate sponde,

sommesso e triste il mormorio dell’onde:

come un singhiozzo, in quell’autunno nero,

il Piave mormorò: “Ritorna lo straniero”

E ritornò il nemico

per l’orgoglio e per la fame….

voleva sfogar tutte le sue brame…

Vedeva il piano aprico,

di lassù; voleva ancora

sfamarsi e tripudiare come allora!…

“No!” disse il Piave. “Non” dissero i fanti

“mai più il nemico faccia un passo avanti!”

Si vide il Piave rigonfiar le sponde!

E come i fanti combattevan l’onde…

Rosso del sangue del nemico altero

il Piave comandò: “Indietro va’, straniero!”

(E.A.Mario)

LA BATTAGLIA DEL PIAVE

“La vittoria del 4 novembre 1918, che pose fine alla strenua guerra dell’Italia contro gli Imperi centrali, incominciata il 24 maggio 1915, ebbe un prologo stupendo nella battaglia cosidetta del PIAVE (15-24 giugno) che in realtà fu combattuta su un teatro vasto, ossia su tutto l’arco di fronte dal PASUBIO al mare, ardendo prima in montagna e successivamente in collina e in pianura. Per gli Austriaci doveva essere il corollario di CAPORETTO, cioè l’occupazione del VENETO OCCIDENTALE, col conseguente arretramento del nostro esercito sulle vecchie linee risorgimentali dell’Adige e del Po; per noi fu il preludio della vittoria.

Il morale era alto

Quanti anni sono passati! Anche per chi ebbe parte nel dramma l’evento appare lontano, sfumato, denso di penombre. Cercheremo di lumeggiare i primi piani essenziali e di ricostruire il clima di quei giorni gloriosi. Alla vigilia del grande urto il Paese s’era completamente riavuto dell’immeritata sventura di Caporetto. La nuova linea difensiva, che attraverso l’altipiano di ASIAGO ed il massiccio del GRAPPA scendeva al PIAVE per identificarsi col suo corso fino al mare, era stata consolidata ed irrobustita durante la primavera. Con criteri nuovi erano state rimesse in efficienza le forze armate, che non parevano più quelle di otto mesi prima. Il morale, come si usava dire allora, non era mai stato così alto, sia al fronte sia nelle retrovie. I “complementi” delle nuove classi, i baldi ragazzi del Novantanove e del Novecento arrivavano dalla Penisola con un nuovo spirito, canticchiando ” il Piave mormorò: non passa lo straniero”.” (C.Tomaselli)

fante_ww1Il fante affardellato

“Polveroso od infangato,

stanco morto o riposato,

sotto il sole o lo stellato,

marcia il fante affardellato,

perchè (piova o faccia bello)

da filosofo qual’è

egli porta nel fardello

tutti i beni suoi con sé.

Che bagaglio tintinnante,

quando marcia, ha indosso il fante!

Quali musiche moderne

fanno maschera e giberne!

Che concerto dolce e gaio

fan la tazza ed il cucchiaio,

chiusi dentro la diletta

stonatissima gavetta!

Un armadio gonfio e grosso

porta il fante sempre indosso;

quel mobilio un po’ pesante

fa sudar talvolta il fante;

con le spalle un suo colpetto

il buon fante allor gli dà,

e lo zaino sull’elmetto

tintinnando a batter va.

Come fa la chiocciletta

che cammina senza fretta,

la sua casa sulla schiena porta il fante senza pena;

casa fatta d’un sol telo

per rugiada, pioggia e gelo,

fatta cono, fatta gonna,

con paletti per colonna.

Con le cose le più strane

gonfia il fante il tascapane:

stringhe, sigari, pagnotte,

pettinini, calze rotte,

munizioni, scatolette,

bombe a man, pezze, gallette,

carte e buste color rosa

con cui scrivere all’amorosa.

Senza chieder dove vada

batte il fante la sua strada;

batte il fante lo stradone

con la pioggia o il polverone,

ché la santa fanteria

marcia sempre in pedovia,

marcia al caldo, marcia al fresco

sul caval di San Francesco.”

Sacrario del monte Grappa

Sacrario del Monte Grappa 1Sacrario di Nervesa della Battaglia